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Secondo i legali della giornalista non c'era nessun caso

Caso Barone: accuse all'Ordine per inadempienze


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Caso Barone: accuse all'Ordine per inadempienze
24/03/2010, 15:03

NAPOLI - Conferenza stampa presso l’Hotel Alabardieri di Napoli della giornalista Cristiana Barone che ha mosso gravi accuse sul funzionamento dell’Ordine dei Giornalisti attraverso la voce dell’Avvocato Raffaele Di Monda e di Ermanno Corsi ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti.
Le parole della Barone interpretate dal suo legale, fanno riferimento all’incauto intervento dell’Ordine, nella figura del suo presidente, sulla vicenda dell’immobiliarista Romeo, e sulle intercettazioni di quest’ultimo: “…è stato violato il principio della difesa e del contraddittorio, si sono usati due pesi e due misure, e sono state ignorate le dichiarazioni liberatorie fatte dall’imprenditore nei suoi confronti”.
Il legale fa riferimento all’articolo apparso su un quotidiano che ha dato in pasto ai lettori una rappresentazione grafica sbagliata, attraverso delle foto della Barone e del Romeo, e di aver definito la giornalista “un addetto stampa occulto”, mentre invece la Barone ricopriva il ruolo di “addetta all’immagine” dell’imprenditore in questione.
Gravi accuse sul funzionamento dell’Ordine dei Giornalisti della Campania vengono mosse dall’Avvocato Raffele Di Monda. Il legale ha illustrato i contenuti di un esposto da inviare alla magistratura. In esso si fa riferimento al comportamento abnorme e lesivo della reputazione professionale della giornalista Cristiana Barone, maldestramente coinvolta nella vicenda dell’immobiliarista Romeo. In un’intercettazione telefonica risultava che, l’imprenditore napoletano, aveva suggerito alla giornalista (suo consulente per l’immagine dell’azienda) di non fornire notizie ad un quotidiano locale. Incautamente, l’Ordine dei Giornalisti è intervenuto sulla vicenda-intercettazione e, violando il principio della difesa e del contraddittorio, convocava il direttore del quotidiano che affermava - in sede di consiglio di cui fa parte - che la collega aveva sempre tenuto con lui un comportamento molto corretto: dichiarazioni assolutamente liberatorie. La questione per l’Ordine doveva chiudersi li, ex lege. Inspiegabilmente, l’Ordine, in persona del presidente pro tempore - inviava la documentazione a Roma, al Consiglio Nazionale. Con questo atto, era implicita la richiesta di procedimento disciplinare nei confronti della giornalista professionista Cristiana Barone. Tutto questo avveniva nei primi mesi del 2009. Nonostante le continue formali richieste, per sapere se erano state adottate iniziative nei confronti della giornalista, il silenzio dell’Ordine incombeva, seppure nelle successive riunioni del consiglio, alcuni rappresentati continuavano a sollecitare risposte al diretto interessato. Del resto, dichiarazioni sul corretto comportamento della collega Barone, venivano messe a verbale dal consigliere Ermanno Corsi che, per 18 anni – fino a 2007 – era stato Presidente della Campania. Nell’esposto inviato alla magistratura, l’avv. Raffaele di Monda, contesta all’Ordine della Campania numerose violazioni alla legge professionale e non solo: non aver mai convocata l’iscritta Cristiana Barone; non aver dichiarato subito l’inesistenza di alcuna infrazione alla deontologia professionale da parte dell’iscritta; non aver esercitato il suo ruolo di giudice di primo grado, come prescrive la legge e di aver atteso che l’ordine Nazionale prima, e quello del Lazio poi, restituissero a Napoli la documentazione, dichiarandosi incompetenti ad esaminare il caso. Soltanto pochi giorni fa, l’Ordine della Campania è stato costretto – dopo ben otto mesi - a prendere atto che, nei confronti della collega iscritta, non c’era nessun provvedimento da adottare essendo stata la sua condotta pienamente regolare. In tutti questi mesi però, Cristiana Barone, ha vissuto con una spada di Damocle sulla testa, subendo gravi ripercussioni sotto il profilo della reputazione professionale e della tenuta psicologica.

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di Nando Cirella
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