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L'inchiesta milanese

Caso Boni, tangenti pro quota a Pdl e Lega

Un milione di euro andava ai due partiti

Caso Boni, tangenti pro quota a Pdl e Lega
16/03/2012, 22:03

MILANO - Trema il Pirellone: nuove rivelazioni vengono da GIlberto Leuci, indagato nell'inchiesta che ha portato la tempesta in casa lumbard.
I soldi delle presunte tangenti incassate per i progetti immobiliari nel comune di Cassano d'Adda, che hanno poi chiamato in causa il presidente del consiglio regionale lombardo, il leghista Davide Boni, sarebbero stati equamente suddivisi. Un milione e mezzo di euro: un terzo andava ai professionisti che raccoglievano le tangenti dagli imprenditori e due terzi "pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, Forza Italia e Lega Nord". A parlare è Leuci, indagato perché insieme al cognato, l'architetto Michele Ugliola, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel raccogliere le tangenti versate, dal 2008 al 2010, a Boni e al suo braccio destro di allora, Dario Ghezzi.

FORMIGONI MINIMIZZA - Il presidente della Regione Lombardia prova a ribattere: "Non è solo una questione lombarda - afferma - Sono venute fuori molte altre inchieste che non riguardano solo la Regione Lombardia". Il governatore minimizza i casi giudiziari che hanno coinvolto in questi ultimi tempi ben nove esponenti del consiglio regionale ed elenca le accuse al presidente emiliano Vasco Errani, a Nichi Vendola, a Michele Emiliano, sindaco di Bari "che ha dovuto ammettere di aver sbagliato"

BONI CONNECTION - Stando alle rivelazioni di Leuci, il sistema utilizzato per il comune lombardo sarebbe stato poi replicato su larga scala in una serie di connessioni tra Pdl e Lega. Il braccio destro di Leuci Ugliola, ha spiegato ai pm Edoardo Sala, l'ex sindaco di Cassano arrestato mesi fa, "era persona che godeva della fiducia della Lega Nord e il cui operato era avallato dai massimi esponenti del movimento lombardo, nello specifico da Boni". Stando alle carte dell'inchiesta, era l'uomo di fiducia della Lega, il mediatore fra gli interessi dei politici e quelli dei proprietari delle aree interessate alle modifiche urbanistiche.

 

 


 

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di Gaia Bozza
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