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Napoli. Chiesto il certificato al comune di Minturno

Caso Diodato: il Consiglio non sa leggere le "carte"


Caso Diodato: il Consiglio non sa leggere le 'carte'
24/11/2010, 14:11

AGGIORNAMENTO ORE 19.30

NAPOLI - La giunta per l'Elezione del consiglio regionale ha terminato la riunione, convocata d'urgenza sul caso Diodato, pochi minuti fa. Si continua a giocare sull'equivoco. Non contenti della missiva inviata dal Comune di Minturno hanno trovato un altro "escamotage" per prendere tempo. In sostanza, il segretario del consiglio regionale, domani mattina scriverà al Municipio di Minturno per "richiedere il certificato di iscrizione nelle liste elettorali di Pietro Diodato". Sembrerebbe una banalità, ma non è così. Per un semplice motivo. Come detto si punta tutto su un equivoco. Perché il Comune della provincia di Latina ha comunicato che il caso è stato analizzato ed è stata decisa la cancellazione dalle liste elettorali del potente consigliere regionale del Pdl in Campania. Tutti sanno, però, che la cancellazione materiale non può avvenire, per legge, dalla sera alla mattina. Ma servono alcuni giorni. I famosi "tempi tecnici". Infatti, proprio ieri (23 novembre) il dirigente dell'ufficio Elettorale ha spiegato ai giornalisti di "Julienews" arrivati sul posto che attualmente Diodato vanta un'iscrizione nelle liste elettorali formale e non sostanziale e che alla prima verifica utile, così come previsto dalla legge, entro dicembre la cancellazione avverrà materialmente".
Il Consiglio vuole approfittare di questo per temporeggiare, per giocare sulla presunta incongruenza, che tale non è, tra la lettera che comunica la cancellazione di Diodato dall'elenco e la validità attuale del suo certificato elettorale.
Invece la questione è un'altra. E va al di là del certificato. C'è una sentenza della magistratura del 18 gennaio del 2008, condanna definitiva, che sospende il diritto all'elettorato e applica l'interdizione dai pubblici uffici per ben 5 anni. Si tratta di pene accessorie e nella sentenza, a scanso di equivoci, i giudici hanno applicato l'articolo 163 del codice penale che sospende la pena principale ma non estende la sospensione alle pene accessorie. Ecco la differenza tra l'articolo che riguarda la condanna di Diodato, il 163, e il 166.
La questione è chiara ma in Consiglio continua la difesa ad oltranza della casta. Una pessima immagine, un colpo di coda, un’ingerenza di campo che la magistratura non può tollerare. La Procura della Repubblica ha sequestrato gli atti. Si vada fino in fondo per garantire legalità. Quella legalità che il consiglio regionale sta puntualmente violando...

Ultim'ora: Sul caso Diodato la Procura della Repubblica ha acquisito gli atti. Si prevedono risvolti.

NAPOLI - Come volevasi dimostrare non c’è stato nessun accanimento nei confronti di Pietro Diodato, potentissimo consigliere regionale del Pdl sulla vicenda della sua ineleggibilità. Si tratta semplicemente di rispetto della legalità. La giustizia ci mette tempo ma alla fine trionfa sempre. Oggi pomeriggio (24 novembre), alle ore 16, presso al sala “Caduti di Nassirya”, nel Palazzo della Regione, al centro direzionale, si terrà d’urgenza la giunta per le elezioni. Un solo punto all’ordine del giorno: “Comunicazione integrativa del Comune di Minturno (LT) in ordine alla posizione del Consigliere regionale Pietro Diodato. Determinazioni ed atti consequenziali”.
Insomma, ancora una volta le anticipazioni di “Julie Italia” e “Julienews” trovano riscontro nella realtà. Il Comune di Minturno ha cancellato Pietro Diodato dalle liste elettorali in seguito ad una condanna definitiva riportata nel 2008. Dal 18 gennaio del 2008, per la precisione, l’esponente del Pdl, così come denunciato da “Julienews” prima della presentazione delle liste alle ultime Regionali, non poteva né essere candidato né votare. Invece no. Mara Carfagna ed Italo Bocchino hanno “coperto” il potentissimo onorevole di Pianura, puntando sulle complicità e sull’omertà. Hanno fatto male i conti. Ed ha fatto male i conti il consiglio regionale che solo qualche giorno fa, dopo una “sciapita” relazione di Del Basso De Caro, consigliere regionale del Pd, sul caso in questione, ha permesso che l’Aula si esprimesse a favore di Diodato. Ma era scontato. Sono riusciti solo a guadagnare qualche settimana. Stamattina è arrivata la doccia gelata proprio dal Comune di Minturno. Una comunicazione che smaschera il consiglio regionale, che inchioda la “casta” e soprattutto mette i componenti dell’Assise di fronte alla figuraccia che hanno collezionato trincerandosi dietro il voto segreto. Ecco la missiva del Comune di Minturno notificata al segretario del Consiglio regionale, al prefetto di Latina ed al prefetto di Napoli: “Si fa seguito alla nota dell’otto novembre 2010 - scrive il responsabile dell’ufficio del Servizio Deografico - per comunicare, a rettifica di quanto in essa riferito, che la Sottocommissione elettorale circondariale di Minturno, con delibera numero 55 del 28 ottobre 2010, che si allega, ha disposto la cancellazione dalle liste elettorali di questo Comune del signor Pietro Diodato. Pertanto dal 29 ottobre 2010, il medesimo non è da considerarsi più iscritto nelle liste elettorali comunali per perdita del diritto elettorale dal 18 gennaio 2008 e per cinque anni”.
Mistero chiarito. Diodato, quindi, sarà “cacciato” dal consiglio regionale ed al suo posto entrerà Pasquale Giacobbe, primo dei non eletti della lista Pdl. C’è solo una domanda da rispondere: come mai dal 18 gennaio 2008, data della condanna definitiva, nessuno si è preoccupato di applicare la sentenza della magistratura evitando una telenovela ed i suoi risvolti spiacevoli? Dal Comune di Minturno si sono difesi ai microfoni di “Julienews”: “La condanna non è mai stata comunicata al Municipio dal tribunale di Napoli”. Un aspetto che andrebbe approfondito. Sul piano politico, invece, questa vicenda dimostra quanto la locale classe dirigente abbia una moralità di basso profilo. La questione fu denunciata da “Julie”, come detto, prima della campagna elettorale, anche durante una conferenza stampa all’hotel “Vesuvio” di Napoli, alla presenza di Ignazio La Russa e Mara Carfagna. I vertici campani non volevano candidare Diodato appellandosi al criterio delle “liste pulite”. Una posizione che rientrò a causa delle pressioni di Gianfranco Fini, di Italo Bocchino e di Mara Carfagna. Proprio loro. I “moralisti dell’ultim’ora”. Carfagna, Fini e Bocchino. I tre “traditori” che oggi agitano la questione morale contro Berlusconi e contro il coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino. Quest’ultimo si è dimesso da sottosegretario senza ricevere alcuna condanna definitiva. Ma a Mara Carfagna non basta. Vorrebbe cacciarlo dal partito. Mentre ha difeso e coperto i “condannati”. Ecco la doppia morale di un gruppetto che adesso vuole mettere le mani sul partito e su Napoli. Il capoluogo partenopeo ha bisogno di tutto tranne di una cosa: la doppia morale di Mara Carfagna e dei suoi “amici”.
In allegato all’articolo, ampia fotogallery con gli ultimi documenti ufficiali sul caso Diodato; le immagini dei festeggiamenti di Diodato, Carfagna e Bocchino, con i supproters del consigliere di Pianura appena dopo il suo inserimento in lista alle ultime Regionali. Non pensavano di dover fare i conti con la giustizia.

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di Giovanni De Cicco
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