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L’incognita del Carroccio sull’arresto dell’ex pm

Caso Papa: nulla di fatto in Giunta. Tutto rinviato a domani

La Lega si spacca e il Pdl va in crisi e prende tempo

Caso Papa: nulla di fatto in Giunta. Tutto rinviato a domani
14/07/2011, 11:07

ROMA – Colpo di scena in Giunta per le Autorizzazioni della Camera. Si è conclusa con un nulla di fatto la seduta che avrebbe dovuto esprimere oggi il proprio parere sull’arresto del deputato Pdl Alfonso Papa: tutto è stato rinviato a domani mattina e solo in tale occasione si capirà quello che sarà l’atteggiamento della Giunta prima del voto finale in Aula, previsto per mercoledì prossimo. Inizialmente era stato lo stesso Pdl a chiedere un rinvio per recuperare tempo, ma poi alla fine è stato lo stesso partito di Papa a ritirare la richiesta di votare espressamente contro l’arresto del deputato, facendo emergere le divisioni all’interno della maggioranza.
La strategia adottata dal Pdl potrebbe essere spiegata attraverso un duplice obiettivo: quello di andare direttamente in Aula, senza che la Giunta abbia espresso un suo voto definitivo, e quello di offrire alla Lega più tempo per decidere il da farsi. Il vero problema, infatti, è che il Carroccio è ancora diviso tra chi vuole dire “si” all’arresto di Papa e chi vuole opporsi, tenendo in ansia il Pdl e la squadra di governo. Per il momento, dunque, non c’è stato nessun voto sul caso del parlamentare coinvolto nell’inchiesta P4.

L’INCOGNITA DEL CARROCCIO
Umberto Bossi continua a fare il vago e, sul caso Alfonso Papa, vuole “tenere la maggioranza sulle spine”. Il Carroccio, infatti, non ha ancora sciolto la riserva sul voto che darà o meno l’autorizzazione all’arresto del deputato Pdl. E sembra non intenzionato a scioglierlo ancora. Che l’obiettivo del partito di via Bellerio sia o meno quello di lanciare un segnale al Pdl e alla altre forze della maggioranza, sta di fatto che la Lega in queste ore, proprio sull’arresto di Alfonso Papa (per concussione e rivelazione di segreto d’ufficio), si è spaccata tra favorevoli e contrari. È una netta divisione quella che si registra tra gli esponenti politici lumbard: c’è chi segue la linea del ministro Maroni, favorevole al “si”, e chi invece si schiera con Marco Reguzzoni, favorevole al “no”.

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di Antonio Formisano
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