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La decisione riguarda Marco Mancini, ex numero 3 del Sismi

Caso Telecom: Palazzo Chigi conferma segreto di Stato


Caso Telecom: Palazzo Chigi conferma segreto di Stato
06/01/2010, 14:01


MILANO -  Confermato da Palazzo Chigi il segreto di Stato opposto da Marco Mancini, ex numero 3 del Sismi e tra gli imputati a Milano per la vicenda dei dossier illegali. La decisione che riguarda Mancini, uno dei principali protagonisti della vicenda dell’attività di dossieraggio illecito insieme all’ex capo della security di Pirelli e Telecom Giuliano Tavaroli e l’investigatore privato Emanuele Cipriani - e che per alcuni legali è una sorta di spallata all’inchiesta - è contenuta in una lettera di poco più di una facciata e mezza firmata dal premier Silvio Berlusconi. Lettera recapitata un paio di settimane fa nella cancelleria del gup Mariolina Panasiti costretta ad interpellare la Presidenza del Consiglio dopo che il funzionario del Sismi (ora sospeso), il 13 novembre, interrogato nel corso dell’udienza preliminare, per la terza volta dall’inizio dell’inchiesta, a dire dei suoi legali, aveva opposto il segreto di Stato: in aula non aveva risposto a quasi tutte le domande.
Nella nota, Palazzo Chigi precisa che il segreto di Stato è limitato in quanto riferito alle «relazioni internazionali tra i Servizi di informazione e gli interna corporis degli organismi informativi». Si specifica che gli argomenti su cui Mancini aveva opposto il segreto «attengono alle relazioni con organismi informativi di altri Stati, alle direttive e agli ordini interni, ai compiti, alle attribuzioni e alle attività istituzionali dei servizi di informazione, nonché ai loro assetti organizzativi e alle loro modalità tecniche operative». Quindi secondo il premier «il complesso degli elementi merita protezione al massimo livello attraverso il vincolo del segreto di Stato». Inoltre, si sottolinea, «il disvelamento di informazioni di siffatta natura potrebbe da un lato minare la credibilità degli organismi informativi nei rapporti con le strutture collegate, dall’altro pregiudicarne la capacità ed efficienza operativa, con grave nocumento per gli interessi dello Stato».

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di Redazione
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