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Gestione divisa tra gli enti locali, province in testa

Cdm: il governo smembra il Parco dello Stelvio

Pagato il debito con Svp per l'astensione sulla fiducia

Cdm: il governo smembra il Parco dello Stelvio
22/12/2010, 15:12

ROMA - Il Parco dello Stelvio non avrà più una gestione unitaria come è stato finora, ma verrà gestito in comune dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, dalla Regione Lombardia, dal Ministero dell'Ambiente e da tutti i Comuni compresi nel perimetro. Si trattava di una scelta dovuta, da parte del governo, trattandosi della contropartita promessa ai due deputati della Sudtiroler VolksPartei affinchè si astenessero dal votare contro il governo lo scorso 14 dicembre, quando c'è stata la mozione di sfiducia alla Camera contro il governo Berlusconi.
A nulla sono valsi gli appelli inviati a Palazzo Chigi da tutte le più importanti associazioni ambientaliste. Infatti, con questa polverizzazione delle responsabilità, basta che un Comune o una provincia decida di abbassare le tutele del parco, per esempio facendoci entrare i cacciatori a sparare alle specie protette (ed è garantito che l'occasione di sterminare tanti animali pacifici è di queklle da far fregare le mani a qualsiasi cacciatore, sempre pronto a distrutggere qualsiasi ecosistema) e sarà la rovina del parco.
I senatori del Pd Roberto della Seta, Vincenzo De Luca, Francesco Ferrante e Daniela Mazzuconi hanno dichiarato la loro contrarietà in una nota: "Berlusconi, Fitto e Frattini hanno voluto procedere nonostante l'opposizione del Ministro Prestigiacomo e del Consiglio regionale della Lombardia, che proprio ieri ha approvato un ordine del giorno del Pd contrario a questa scelta, perche' hanno voluto pagare un debito di riconoscenza alla SVP che si è astenuta sulla fiducia al loro governo. Oltre tutto, la norma, è chiaramente anticostituzionale perché nella nostra Costituzione le competenze in materia di Ambiente sono affidate allo Stato mentre questa decisione di fatto le provincializza creando così un vero e proprio vulnus costituzionale e un grave precedente. Ora viene meno l'unitarietà della gestione del Parco e magari qualcuno in Trentino Alto Adige potrà coronare il proprio sogno di aprire le porte dei parchi ai cacciatori. Uno scempio ambientale per uno scambio politico, una forma forse ancor più grave di compravendita di voti e di degrado etico del modo di fare politica berlusconiana".

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di Antonio Rispoli
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