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CDM: VIA LIBERA AL DDL SUL FEDERALISMO FISCALE


CDM: VIA LIBERA AL DDL SUL FEDERALISMO FISCALE
03/10/2008, 12:10

Via libera dal Consiglio dei ministri al ddl sul federalismo fiscale. Lo ha annunciato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi, definendo, quella del federalismo fiscale, una riforma storica. Il testo approvato dal Governo è quello emerso dal confronto tra l'esecutivo e la Conferenza Unificata degli enti locali, (Regioni, Province, Comuni e Comunità montane), che hanno espresso un "parere positivo sui principi".
Vediamo nei dettagli il contenuto dei punti che compongono il disegno di legge che lo scorso 11 settembre ha ricevuto il primo sì preliminare dal Consiglio dei Ministri.
L'obiettivo è assicurare a Comuni, Regioni, Province e Città metropolitane piena autonomia di spesa e di entrata, nel rispetto dei principi di solidarietà e coesione sociale, senza spese aggiuntive per lo Stato e con un occhio di riguardo alla riduzione della pressione fiscale.
Sono previsti dei "costi standard", che coprirano le spese delle amministrazioni locali per la sanità, l'assistenza e l'istruzione; sono previsti, inoltre, interventi speciali a favore degli enti locali per lo sviluppo economico e sociale e per sopperire al deficit infrastrutturale, con lo scopo di colmare il gap esistente tra Nord e Sud.
Verranno creati un Fondo perequativo statale, per sostenere le Regioni con minore capacità fiscale per abitanti, al fine di garantire l'intera copertura delle spese corrispondenti ai fabbisogni standard e dei Fondi perequativi locali: uno a favore dei Comuni e l'altro per le Province, inseriti nel bilancio regionale ma finanziati dallo Stato.
L'agenzia delle Entrate stilerà con le Regioni degli accordi finalizzati a contrastare l'evasione fiscale.
A tutte le amministrazioni sarà garantito un proprio patrimonio, commisurato alle dimensioni territoriali, capacità finanziarie e alle singole competenze svolte. Sono previste, inoltre, delle sanzioni per le amministrazioni "sprecone" o per quelle che non assicurano ai propri cittadini i livelli base delle prestazioni: sanità, istruzione, assistenza.
Sarà introdotto un sistema che premia le aministrazioni virtuose ed impedisce ai cattivi aministratori di assumere nuovo personale.
Prevista, inoltre, la sanzione politica dell'ineleggibilità automatica per gli amministratori rei di aver condotto il proprio ente in stato di dissesto finanziario.
Roma, come capitale d'Italia, disporrà di quote aggiuntive di tributi e, a titolo gratuito, saranno trasferiti in suo favore i beni appartenenti al patrimonio dello Stato che non sono più funzionali alle necessità dell'amministrazione centrale. Le Regioni a statuto ordinario finanzieranno le proprie spese con tre tipi di tributi: quelli propri derivati, istituiti e regolati da legge statale, con le aliquote riservate a valere sulle basi imponibili dei tributi statali e con i tributi propri, istituiti con legge regionale, ma solo su basi imponibili che non sono già assoggettate a imposizione erariale.  Per i primi due tipi di tributi, le Regioni potranno modificare sia le modalità di computo della base imponibile che le aliquote, ma entro i limiti massimi fissati dalla legge statale. L'attribuzione del gettito dei tributi regionali istituiti con legge statale e la compartecipazione ai tributi erariali avverrà secondo il principio di territorialità. 

 I Comuni potranno introdurre una tassa di scopo per finanziare la realizzazione di opere pubbliche o oneri derivanti dalla mobilità urbana o da particolari eventi turistici. Lo stesso potranno fare Province e Città metropolitane per provvedere a specifiche finalità istituzionali. Prevista, poi, l'attribuzione di compartecipazioni e addizionali di tributi erariali e regionali, oltre alla generica possibilità, per Comuni e Province, di individuare un paniere di tributi propri da gestire con adeguata flessibilità. Sparisce, quindi, ogni riferimento alla cosiddetta service tax, cioè all'imposizione sui servizi immobiliari.

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di Serena Grassia
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