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Chi paga la crisi?


Chi paga la crisi?
06/12/2011, 10:12

 

‘A CRISE: ‘A PAVE CARMENIELLO!


 


 


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

Carmine Colantuono, come tutti i suoi coetanei adolescenti sognava di diventare un grande calciatore. Il suo mito, il suo punto di riferimento era Totonno Iuliano, la bandiera del Napoli e grandissimo numero 10 che scrisse pagine sportive bellissime nelle domeniche degli anni 60.

Carmine abitava nei vicoli di San Pietro a Patierno e giocava, con i suoi amici nei campi inutilizzati che erano attorno all’Aeroporto militare di Capodichino, non molto lontano da casa sua. Carmine era bravo, tanto che fu tesserato dalla Associazione Calcistica del quartiere e cominciò a giocare nei tornei dei campionati di promozione, facendosi notare per le sue doti di ottimo rifinitore delle trame di attacco della squadra, con una particolare predisposizione al goal. Purtroppo alla fine degli anni 60, se non studiavi dovevi lavorare ed i genitori non consentivano ai figli di dedicarsi al pallone se in casa non si riusciva a mettere il piatto a tavola. Così Carmeniello, che aveva studiato poco e non sapeva fare nessun mestiere,attraverso le conoscenze di uno zio, molatore di vetro, trovò lavoro nella bottega di un vetraio che si trovava in uno scantinato in un Vico dei Tribunali. Carmine imparò a soffiare il vetro, a molare i bicchieri, a tagliare “le lastre”, a formare i pendoli di cristallo per i lampadari, che in quegli anni erano particolarmente di moda.

Carmine lavorava e continuava a giocare, facendo grandi sacrifici per riuscire a ad essere presente agli allenamenti, perché lavorava fino a tardi. Oggi sarebbe stato inquadrato come un precario, ma a quel tempo questa definizione era sconosciuta ed incomprensibile,perché tutti erano precari e lavoravano al nero: senza contratto, senza assicurazioni,senza diritti. La carriera calcistica di Carmine terminò per un grave incidente, che non avvenne sul campo di gioco come a tutti i calciatori. L’incidente avvenne nella bottega, dove una mola montata storta sul mandrino si spacco, frantumandosi in grandi pezzi. Uno di questi colpì alla testa Carmeniello, che riportò una larga ferita alla testa ed una frattura al cranio molto grave. Quando lo raccolsero da terra, era già in coma. Vi rimase per ben 14 giorni e si svegliò alle tre del pomeriggio di una bella Domenica di Marzo, il mese del suo compleanno. Tra lo stupore generale, i medici lo consideravano praticamente morto, Carmine chiese: “Che sta facenne ‘o Napule?” Si era svegliato sentendo la trasmissione: “Tutto il calcio minuto per minuto”, che in quel reparto tutti stavano ascoltando.

Ci mise molto tempo per rimettersi da quel grave incidente, e non rientrò più in campo a giocare, a quel tempo era impossibile superare con la riabilitazione quel tipo di incidente.

“Chella è stata ‘a fortuna mia!” Mi diceva Carmine , perché il suo datore di lavoro, spaventato per l’enormità dell’incidente avvenuto aveva sottoscritto una assicurazione all’Inail per non essere denunciato e così il giovane fu ritenuto invalido sul lavoro e gli fu assegnato come risarcimento un vitalizio di poche decine di migliaia di lire. La sua fortuna fu di essere iscritto nelle speciali graduatorie del Collocamento che nel 1970 era stato appena riformato e da queste graduatorie, per la legge sulle assunzioni obbligatorie , era stato avviato al lavoro presso lo stabilimento di Pomigliano d’Arco della Alfasud.

Per le sue particolari condizioni Carmine era stato assegnato ai magazzini e in particolare al settore dei materiali infiammabili e pericolosi che normalmente sono ospitati lontani dai reparti per ovvi motivi di sicurezza. Il Magazzino Infiammabili dell’Alfasud è stato il posto dove Carmine ha lavorato tutta una vita. Il suo compito era quello di curare un preciso settore, il magazzino gas, dove erano depositate le bombole di gas necessarie alle saldature. Le bombole dovevano essere trasportate nei reparti di produzione solo quando erano esaurite quelle in funzione sulle linee, non ci dovevano essere più di due per ogni postazione. Carmine movimentava quelle enormi bombole di argon. Di ossigeno, di propano con una sola mano e le caricava su un veicolo particolare a sua disposizione per trasportarle in ogni reparto. Questo era il suo lavoro, che svolgeva con particolare attenzione. Non era facile portarsi dietro su quel trabiccolo a motore elettrico 5 bombole piene di gas infiammabile. In 35 anni non è mai successo nulla, altrimenti non avremmo parlato di Carmine al presente. Purtroppo, Carmine nel suo lungo periodo di lavoro è stato costretto a fare tutta la cassa integrazione prevista, perché se si fermava la produzione, di bombole non ce ne era bisogno, e lui restava a casa. Tra le sospensioni a “dente di sega”, alla cassa integrazione ordinaria per crisi di sovrapproduzione, la cassa integrazione straordinaria per la crisi strutturale, le sospensioni produttive per i cambi modelli, l’innterruzione per il terremoto e per altre calamità, nel corso della sua travagliata vita di operaio. Carmine è stato in regime di contribuzione figurativa per circa 7 anni, elemento, questo che ha condizionato molto l’ammontare della sua pensione.

Nei 34 anni in cui ha lavorato, Carmeniello si è sposato, ha avuto due figli: un maschio ed una femmina a cui è molto affezionato. Alla morte del padre è riuscito a comprare la casa dove era vissuto con la sua famiglia: due stanze, una stanzetta la cucina ed il bagno. Il piccolo appartamento era al primo piano di una vecchia casa colonica che un tempo doveva essere nei campi, ed ora è stata risucchiata nell’intricate strade del quartiere nuovo, tra le case popolari del dopoguerra ed i palazzoni della speculazione edilizia degli anni 60. La casa la riscattò, pagando ad ognuno dei fratelli la quota stabilita in base alla valutazione di un sensale, che a lui sembrò sempre troppo alta. Oltre dieci anni di sacrifici gli è costato quel piccolo appartamento, lavorava lui solo in casa e la moglie faceva i salti mortali per arrivare a fine mese con quel debito da pagare. Aveva dovuto perfino utilizzare i due terzi della sua liquidazione per arrivare a dire, con grande soddisfazione tra i compagni nello spogliatoio:”Pur’io me so’ accattate ‘a casa!”

Carmine fece appena a tempo a finire di pagare il debito della casa che a 58 anni la Fiat, subentrata alla Alfa Romeo negli anni 80, gli impose la mobilità in uscita. Si ritrovò con 18 mesi di cassa integrazione per raggiungere i 35 anni che allora era il minimo contributivo per andare in pensione. I soldi in più che aveva ricevuto secondo l’accordo con i sindacati, non riuscirono a reintegrare la liquidazione ampiamente usata per la casa e per la sua ristrutturazione. Infine, la figlia decise di sposarsi per seguire il fidanzato che si spostava per il lavoro, e così anche quei pochi risparmi furono usati per non fare brutta figura nel quartiere e per la felicità della giovane.

Il figlio di Carmine non riuscì ad entrare al posto del padre in fabbrica e da allora si “arrangia” come si dice a Napoli, quando si parla di qualcuno che lavora come un cane, nel suo caso facendo l’idraulico per le case e vivendo alla giornata. “Tutti quanti mi diceno che gli idraulici guadagnano bene. Io saccio sulo che tene trent’anne e sta ancora ‘ncoppa addu me e solde se ne vedene poche!”

Carmine mi ha chiamato stamattina e mi ha detto tra lo scherzo e la rabbia: “ ‘A manovra l’hanno fatta pe’ me!”

Ho capito subito quello che voleva dire, ma lo volevo far parlare per sentirlo e per farlo sfogare:“ Tengo ‘na pensione ca nun arriva a 1200 euro ‘o mese e mo’ ’a bloccano. Tengo na casarella che me custata sule sacrifice e mo aggia pavà a tassa rivalutata. ’A spazzatura aumentata è arrivata primma da tredicesimaa, a tassa regionale pa’ sanità s’adda pavà, l’Iva aumentarrà e accussi aumentarranne ’e bullette, insomma aggio sofferte ‘na vita e mo’ aggie ancora suffr’?

Non sono riuscito a ribattere subito al mio antico compagno di lavoro e di lotte dimenticate.

“Hai ragione, Carmenie’ a crise l’avimma pavà nuie! L’avimme sempe pavata. Pecchè te meraviglie?” “ Ai tempi nuoste, avesseme già bloccate strade e ferrovie!”

“Ma allora ce steve nu sindacato sulo: ‘a FLM!” “Se ne approfittane che nun stamme buone, a 63 anne me sente ’nu vecchie!”

“Cunzolete, quanne ci hanno bloccate ‘e pensione, ‘o ministro se mise a chiagnere!”

Carmine si è messo a ridere e mi ha risposto nel suo gergo: “Anche i ricchi piangono, mo aggio capito che significa: loro sanno chiagnere, nuie no! A Napoli se dice: nun tenimme manche l’uocchie pe’ chiagnere.”


 

Ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale.

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di Raffaele Pirozzi
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