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Cittadinanzattiva: "si scoprirà chi bluffa sulle spalle dei cittadini"


Cittadinanzattiva: 'si scoprirà chi bluffa sulle spalle dei cittadini'
29/08/2011, 16:08

Dalle decisioni di tagliare i costi della politica e delle amministrazioni si scoprirà chi in Parlamento bluffa sulle spalle dei cittadini. Se politica di rigore deve essere questa dovrebbe riguardare principalmente i costi della politica e dell’amministrazione, ma su questo tema sembra sceso nuovamente il silenzio. In molti casi si tratta di risorse che - sottratte alla cura dei beni comuni - alimentano una spesa improduttiva per i cittadini e utile solo alle “caste”.

Nella giornata in cui scadono i termini per presentare gli emendamenti alla manovra bis al Senato, Cittadinanzattiva interviene in tema di manovra correttiva.

Dopo l’allarme rosso dei primi di agosto - si legge in una nota dell’Associazione - il dibattito pubblico sulla manovra correttiva si sta concentrando sempre di più sulla voce entrate e sempre meno sulla riduzione della spesa improduttiva. Le misure in discussione sono per lo più “una tantum” mentre le forze politiche si dimostrano incapaci di osare riforme radicali e di proporre misure capaci di effetti non solo nel breve ma anche nel lungo periodo. Facile prevedere le ripercussioni sui bilanci familiari e sulla quantità e accessibilità dei servizi, su tutti quelli sociali e sanitari.

L’immediata levata di scudi dei dirigenti locali e nazionali sta di fatto spazzando via anche quelle pur blande proposte che andavano nella direzione di un ridimensionamento della spesa pubblica inefficiente e degli enti inutili, misure grazie alle quali si potrebbe combattere meglio clientelismo, inefficienza e corruzione.

A seguire quanto propone Cittadinanzattiva:

Dalla liberalizzazione e dalla vendita delle partecipazioni pubbliche in alcune aziende - Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Finmeccanica, Fintecna, Rai, Cassa depositi e prestiti - si otterrebbe, secondo studi noti, un risparmio di circa cinque miliardi l’anno.

La stessa iniziativa potrebbe essere adottata per le aziende municipalizzate a livello locale, nel rispetto dei risultati del recente referendum popolare.
Dall’abolizione delle province si ricaverebbero almeno tre miliardi di euro.
Il dimezzamento dei costi dei cda delle partecipate, delle auto blu, degli enti intermedi e delle consulenze esterne può essere realizzato senza conseguenze sull’efficienza dell’amministrazione, e favorirebbe il recupero di almeno quattro miliardi. A partire dal Cnel, giù fino ai Bim (Bacini imbriferi montani) e alle Comunità montane, si parla di enti che nella gran parte dei casi hanno compiti di modesta rilevanza e più spesso servono per distribuire poltrone e piazzare migliaia di soggetti.
Un risparmio importante potrebbe venire dalla riduzione del numero dei rappresentanti nelle assemblee legislative nazionali e regionali, e dei consigli comunali: solo dimezzando deputati e senatori si potrebbe recuperare almeno un miliardo.
Introdurre un efficace sistema di incompatibilità con l’abolizione dei scandalosi doppi incarichi (e, dunque, doppi stipendi) che molti rappresentanti politici, dirigenti pubblici e magistrati ancora ricoprono, con dubbi sulla effettiva capacità di svolgere tutte le mansioni attribuite.

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di Redazione
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