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Commercio al Vomero, una crisi dalle molte sfaccettature


Commercio al Vomero, una crisi dalle molte sfaccettature
16/10/2012, 09:58

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, studioso attento dei problemi del quartiere collinare, mette in guardia da analisi superficiali e parziali del problema del terziario commerciale nel quartiere collinare della Città, il primo per numeri di esercizi a Napoli. “ E’ troppo facile addossare la crisi, che comunque è iniziata da almeno due lustri, oltre che naturalmente alla difficile congiuntura finanziaria, che riguarda l’intero paese e non solo, all’aumento dei fitti per i locali commerciali – esordisce Capodanno -. Certo in special modo nelle strade dove sono state create le isole pedonali è stato fatto un bel regalo ai proprietari degli immobili adibiti ad attività commerciali che, alla scadenza del contratto, richiedono ai conduttori cifre da capogiro. Ma il problema non è solo questo, visto che la durata dei contratti è fissata dalla legge ed è di sei anni ai quali si aggiungono altri sei di rinnovo per un totale di 12 anni “.

            “ Se un esercizio commerciale, come succede sovente, chiude dopo meno di sei anni dalla stipula del contratto di locazione, durata minima prevista appunto dalla norma ( art. 27, L. 392/78 ), ciò vuol dire che non c’è stata “la mano” del proprietario dei locali in questa decisione – precisa Capodanno -. Infatti, a meno che non ci siano stati provvedimenti dell’autorità preposta ( ritiro della licenza, provvedimento giudiziario o altro ) ciò può significare che ha trovato applicazione l’art. 36 della legge n. 392 del 27 luglio 1978, laddove è previsto che il conduttore possa sublocare o cedere il contratto di locazione, purché venga insieme ceduta o locata l’azienda, dandone comunicazione al locatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Il locatore solo per “gravi motivi”, ed entro trenta giorni dal ricevimento, può opporsi alla cessione, altrimenti deve accettare il nuovo inquilino col vecchio contratto “.

            “ Dunque  - prosegue Capodanno - il vero affare in diversi casi lo fanno i conduttori degli esercizi commerciali in questione, i quali, per cedere l’ “attività” che, sovente è diversa da quella che si andrà a svolgere, ma ciò non inficia il ragionamento visto che l’obiettivo è quello di subentrare nel contratto di locazione al precedente affittuario, intascano le cosiddette “cediture o buonuscite,” cifre queste sì da capogiro, a cinque zero di euro e, in qualche caso anche a sei, e che fanno parte di un accordo tra le parti non necessariamente soggetto a scrittura pubblica, con conseguenze immaginabili. Cifre delle quali si vocifera nel quartiere come se si trattasse di una vincita al lotto. E qui bisognerebbe cominciare a domandarsi da dove proviene questo fiume di danaro, visto anche che da più parti si parla della possibilità che il Vomero sia diventato una lavanderia del denaro sporco, derivante da attività illecite “.

            “ Si vocifera anche di gruppi, specialmente nel campo dei pubblici esercizi, che si sarebbero specializzati nella creazione di attività rilevando esercizi commerciali, pagando fior di quattrini al conduttore precedente, ben felice di poter continuare a vivere di rendita invece che doversi alzare ogni mattina e attendere alla propria attività quotidiana con tutti i problemi e le difficoltà che ciò comporta. Una volta in possesso dell’esercizio, quest’ultimo, attraverso un ulteriore investimento di danaro, viene adibito a bar, pizzetteria o ristorante. Lanciato sul mercato, dopo un periodo di tempo, che può essere di mesi o, al massimo, di qualche anno, il locale è ceduto al migliore offerente. Ma ci si è mai domandati il perché del proliferare di esercizi adibiti a bar o alla ristorazione nel quartiere Vomero, benché quest’ultimo notoriamente non sia certamente una meta turistica? “.

            

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di Redazione
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