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Complotto Pdl: Così Verdini voleva incastrare Caldoro


Complotto Pdl: Così Verdini voleva incastrare Caldoro
13/07/2010, 15:07

"Parti' tutto da Denis Verdini. Fu lui - riporta Conchita Sannino su LA REPUBBLICA - ad annunciare a Stefano Caldoro, nel corso di una telefonata dal tono severo, che c'era 'un problema' che pesava sulla imminente campagna elettorale. In seguito ne avrebbe parlato, gli spiaceva, 'anche a Berlusconi. Sai, per una questione di responsabilita''. Era quasi otto mesi fa. Il coordinatore nazionale del Pdl, l'uomo legato a doppio filo al coordinatore regionale e sottosegretario Nicola Cosentino, chiamo' Stefano Caldoro. 'Devo parlarti, da vicino. Sai, e' una cosa molto delicata'. Ma analoghi messaggi, recapitati da distinti 'messaggeri' di fango, portatori di false notizie costruite ad arte sui 'nemici', avrebbero colpito altri politici, imprenditori, professionisti. Era questa la principale 'ragione sociale' della presunta banda su cui indaga la Procura di Roma, l'associazione per delinquere che aveva i suoi uomini forti nel coordinatore Verdini, nel senatore Marcello Dell'Utri ed, in Campania, nel ras del partito Cosentino? L'operazione di scavo investigativo portata avanti sul complotto ai danni del governatore della Campania diventa un fascio di luce che illumina, ora, una scena ben piu' vasta. Le indiscrezioni indicano come il caso Caldoro fosse solo un frammento marginale di un'operazione strutturale. La missione 'Fango' contemplava, dunque, numerosi bersagli e durava da oltre un anno. L'azione di killeraggio aveva una sede radicata a Napoli e per obiettivi anche parlamentari. Per ciascuno di loro, gli 'avvelenatori' avevano redatto una scheda e addirittura finti verbali di polizia giudiziaria utili ad attestare ipotesi di reato, illegalita' commesse. Fascicoli necessari a ricattare eventuali concorrenti o oppositori nei vari settori: politica, istituzioni, libero mercato. Si trattava di carte corredati dei timbri della Dia e dei carabinieri (illecitamente acquisiti, oppure abilmente riprodotti, due le l'ipotesi). Veri e propri dossier personali, relativi a ciascun nemico, giacevano in luogo sicuro. Dove? Nel cassetto della libreria di un legale, a sua volta vicino ad un rappresentante della massoneria espulso dalla Loggia del Grande Oriente. Una delle basi della missione 'Fango', infatti, era nel centro di Napoli, uno dei palazzoni della city, lo studio di un noto avvocato. Dove, a gennaio, i carabinieri avrebbero fatto irruzione e sequestrato materiale interessante. Tra questi dossier uno, in particolare, riguardava anche il deputato finiano Italo Bocchino. Altri dovevano colpire la credibilita' e la capacita' operativa di imprenditori avversari. Tra i destinatari del fango era finito anche Caldoro, 'reo' di coltivare l'ambizione di governare Palazzo Santa Lucia. La storia che riguardera' Caldoro ha per titolo 'Transessuali e droga'. E' un incubo che inseguiva Caldoro almeno da gennaio - prosegue Sannino su LA REPUBBLICA - quando il suo nome e' tra i favoriti ma non e' stato ancora designato quale candidato Pdl. Un film di veleni e avvertimenti. Verdini, dunque, chiama il protagonista del 'loro' film, Caldoro. 'Stefano, ti devo parlare'. 'Di cosa? Dimmi'. Verdini lo stoppa: 'Vediamoci'. L'incontro avviene, poco dopo, nei locali della Camera. I due si vedono nella Corea, il corridoio alle spalle dell'aula. 'Sai, Stefano, sono venuto in possesso di alcune notizie - gli dice, in sintesi, Verdini - Emerge una storia che ti riguarda non piacevole, incontri sessuali, droga'. Caldoro sbianca: 'Ma cosa dici?'. Verdini: 'Non so, pare che qui ti abbiano beccato, in un albergo. Con i trans, percio', tu capisci, magari puoi spiegare...'. Caldoro lo ferma con un sorriso gelido: 'Per me questa conversazione finisce qua'. Non finisce. Anzi. Verdini lo informa delle successive mosse: 'Ne parlero' anche con Berlusconi. Tu capisci che abbiamo una responsabilita''. Caldoro sembra non fare una piega. Non dimentichera', ma forse rimuove. Ecco la designazione come candidato in Campania, ecco i primi incontri elettorali. Sanno tutti, dentro e fuori il partito, che il coordinatore Cosentino lo detesta. Non a caso Caldoro blindera' la sua campagna elettorale, politicamente e fisicamente, con le presenze del ministro Mara Carfagna (che diventa capolista, eppure mai sarebbe rimasta in Consiglio) e di Italo Bocchino. Le foto di gruppo con i due nemici, tuttavia, si sprecano. Poi, ai primi di febbraio, ecco la valanga di fango. Ritorna. Su due siti, come poi rilevera' il gip di Roma, partono le presunte rivelazioni: Caldoro sarebbe un 'Marrazzo', va con i trans, assume droga, c'e' anche la copertura della camorra. Nelle stesse ore, i 'messaggeri' della calunnia fanno il giro delle redazioni locali. Vanamente. Caldoro provvede a fare oscurare quei siti. Poi, in mano copia della denuncia, incontra il presidente Berlusconi. Spiega, deve giustificarsi. Caldoro viene rassicurato. Vince le elezioni, sembra tutto normale. Ma il fango resta li'. In agguato", conclude Sannino su LA REPUBBLICA.

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di Redazione
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