Politica / Regione

Commenta Stampa

A Napoli circa 200 le persone che hanno superato i disagi

Comune e associazioni a favore delle vittime della tratta

L'assessorato alle Politiche Sociali in campo con Dedalus

.

Comune e associazioni a favore delle vittime della tratta
26/07/2011, 14:07

NAPOLI - Dal 2000 il Comune di Napoli, in collaborazione con la Regione Campania e la cooperativa sociale Dedalus, è impegnato in progetti che mirano a tutelare le persone migranti vittime  delle attività illegali e dello sfruttamento sessuale e lavorativo. Nel capoluogo campano e nella sua provincia sono circa 2 mila le persone raggiunte dai diversi servizi e più di 200 le persone che sono riuscite a superare situazioni di disagio, trovando forme stabili di autonomia. Desolanti i dati emersi da un'analisi della cooperativa Dedalus, che da circa 10 anni lavora in città per ridurre il fenomeno del "mercato dei corpi". Sono circa duemila al giorno i napoletani che fanno domanda di sesso a pagamento a fronte di circa 300 donne e trans, che mettono il proprio corpo in vendita. Il 40% della prostituzione giornaliera a Napoli è fatta da transessuali, mentre la maggior parte dei clienti riguarda persone sposate o con relazioni stabili. Nel corso della conferenza stampa l’assessore alle Politiche Sociale, Sergio  D’Angelo, ha confermato il suo impegno su questo fronte, illustrando i servizi e le prossime iniziative che palazzo San Giacomo metterà in campo. "I risultati positivi - ha dichiarato il neo assessore della giunta, targata Luigi De Magistris - dimostrano come la vera sicurezza della città si costruisca sapendo coniugare il contrasto e la repressione delle forme di illegalità con la tutela e il rispetto delle vittime, senza farsi tentare da risposte  esclusivamente di tipo securitario, che finiscono, nella stragrande maggioranza delle situazioni, per colpire di più chi è già fragile e debole". I progetti, fin qui realizzati, oltre alla Regione Campania, vedono collaborare una rete ampia di soggetti e istituzioni pubbliche e del privato sociale e tra gli altri le Asl Na 1 e Na 2, le questure di Napoli e Benevento, il comando dei carabinieri di Poggioreale, la Prefettura di Napoli, le cooperative sociali Eva e Casba e molte altre associazioni. Da molto tempo ormai la prostituzione, in particolare la prostituzione migrante in strada, è investita da una visione basata esclusivamente sull'allarme sociale, sull'emergenza, senza tener conto che per la maggior parte dei casi si tratta di donne straniere sfruttate e che dunque, in questo modo, si colpiscono le vittime e non gli sfruttatori. Inoltre considerare la prostituzione come una mera questione di ordine pubblico non contribuisce assolutamente alla lotta contro le organizzazioni criminali, ma fa percepire i rappresentanti delle forze dell'ordine da parte di chi si prostituisce come nemici e non come punti di riferimenti in cui riporre fiducia e cui poter chiedere aiuto.

Commenta Stampa
di Tiziana Casciaro
Riproduzione riservata ©