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Sfida di cifre, dati e proiezioni all'interno del Pdl

Con Fini il 7% degli elettori tra indecisi e delusi


Con Fini il 7% degli elettori tra indecisi e delusi
25/04/2010, 10:04

ROMA - Una rottura plateale avvenuta in diretta nazionale, una corrente finiana che sempre più si delinea e prende forma; contando uomini, mezzi e consensi da gettare sul tavolo della competizione politica come dimostrazione di forza. Ma quanto vale lo stendardo finiano? Stando agli ultimi sondaggi circa il 7%. A chi piace? Ad un elettorato moderato e tendenzialmente di centro. Se da un lato Fini ha infatti perso circa 10 punti percentuali riguardo al gradimento nel Pdl, c'è da registrare un aumento d'appeal proprio nel centro e nel centrosinistra.
La popolarità dell'ex leader di An, è pari a quella del Senatùr all'interno della maggioranza ma cresce e diviene quasi corsara se si guarda con occhio ammiccante al Pd e all'Udc. Del resto, la rottura con Berlusconi, ha rappresentato un segnale forte e per molti comunque inaspettato. Certo in politica ogni bisticcio può rivelarsi solo un capriccio facilmente smorzabile con la concessione di qualche poltrona e di qualche incarico in più ma, al momento, tra fondatore e co-fondatore è scissione praticamente totale.
Per ricordarsi della speciale attitudine degli uomini di poter a far la pace, però, basta citare la furiosa lotta tra il Cavaliere e Umberto Bossi; tempi lontani in cui il "padano" dava del mafioso all'ex alleato milanese ed inveiva contro Roma ladrona. Ma ora, quella Roma, accoglie generosa fra le sue braccia chi prima la disprezzava colpito dalla sindrome della volpe e dell'uva e, anche in Lombardia, il buon Senatùr ha voluto rispettare la "tradizione" cialtrona e nepotista tanto contestata al centrosud: figlioletto pluribocciato subito piazzato in consiglio regionale e contraddizione plateale confezionata.
Tornando al discorso equilibrio nel Pdl e possibili guai per l'attuale maggioranza, proprio i due alleati così distanti e distinti sono potenzialmente capaci di rovinare la festa al premier se si uniscono, ognuno per ragioni differenti, nella protesta interna. Per Fini, poi, potrebbero votare non solo gli elettori inclusi nel 7% già "certo" ma, ovviamente, tutti quelli che fanno parte della foltissima e difficilmente identificabile schiera degli indecisi, dei delusi, dei nostalgici di an e dei "sinistri" che non vedono in Bersani la risposta. Inoltre, udite udite, ci sarebbe anche una parte di elettori leghisti pronta a dare il proprio consenso al presidente della Camera; del resto, la xenofobia ed il razzismo non sono componenti irrinunciabili in una coalizione di centrodestra.
L'unica cosa certa, nel mare magum di "correnti", sondaggi, statistiche, bizze, compromessi e ricatti è che, se l'ex An avesse mantenuto la propria indipendenza rompendo con Berlusconi ai tempi della fondazione del Pdl, unito anche all'Udc di Casini, oggi potrebbe contare su di una forza elettorale decisamente più forte, compatta e credibile. Evidentemente, però, dopo aver ingoiato rospi per anni, Gianfranco Fini è "ingrassato" e quella poltrona alla Camera è divenuta troppo stretta e scomoda.

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di Germano Milite
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