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In piazza del Quirinale la manifestazione degli “indignati”

Con i fischietti per dire no al paese del "Bunga Bunga"

Dai promotori del sit-in una lettera a Napolitano

Con i fischietti per dire no al paese del 'Bunga Bunga'
19/01/2011, 21:01

ROMA - C’è un’Italia diversa, che non ci sta. È quell’Italia che si dice indignata dal degrado in cui il presidente del Consiglio, con le sue comari e comarelle, sta trascinando il Paese. In questo scandaloso sexgate all’italiana a divertirsi è solo Silvio Berlusconi. E mentre lui se la ride, c’è chi scende in piazza per dire “no” al paese del “Bunga Bunga”. “Italiani indignati ora ignorati. Non perdere tempo, rischi di perdere la libertà… Fai sentire la tua voce”: è questo lo slogan che ha accompagnato centinaia di manifestanti in piazza del Quirinale, per quello che è stato ribattezzato come il “sit-in degli indignati”, promosso dal Popolo Viola. L’appello era sorto pochi giorni fa in internet. È bastato, però, il semplice passaparola on line per far sì che si trasformasse in un appuntamento materiale. Un incontro che, in meno di 48 ore, ha registrato una massiccia adesione. Non è un caso che la piattaforma virtuale “indignati.org” abbia registrato, a poche ore dalla sua nascita, centinaia e centinaia di adesioni, divenendo immediatamente il ritrovo virtuale di cybernauti che, in un modo o nell’altro, si sono impegnati, oltre che nella protesta in internet, anche in quella che ha avuto luogo a Roma dinanzi alla dimora del presidente della Repubblica. Il movimento si è radunato alle ore 20:00, animando e colorando piazza del Quirinale con diversi cartelli: “Indignati”, “Berlusconi…Dimissioni”, “Vergogna mondiale”. Non è mancata qualche accusa dai toni un po’ più pesanti: “Pedofilo”. Ma su tutto, il suono dei fischietti. Il significato, come spiegato dai manifestanti, è quello di voler far sentire la propria voce. Un unico obiettivo: manifestare la propria indignazione verso il presidente del Consiglio e auspicare che quest’ultimo si presenti dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per rassegnare le dimissioni dal suo incarico. “Riconosciamo solo l'autorevolezza del Capo dello Stato, - ha spiegato Gianfranco Mascia, esponente del Popolo Viola – perciò abbiamo deciso di venire da lui, come cittadini che difendono le istituzioni, per chiedere le dimissioni del premier". Non usando mezzi termini e a chiare lettere, il rappresentate del Popolo Viola ha voluto lanciare un messaggio ben preciso: “Gli italiani sono stati umiliati da un presidente del Consiglio, al quale rimane un solo gesto onorevole: le dimissioni”. Gli indignati, insomma, sono passati dal web alla piazza, chiamando in causa l’altra Italia: quella responsabile e solidale, amante del lavoro e rispettosa delle leggi. E hanno fatto di più. Hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica, per raccontare al Capo dello Stato i motivi della loro protesta. Presenti in piazza, al fianco dei cittadini, anche due delegazioni IdV e Pd. A prendere la parola è stato il presidente di Italia Dei Valori, che ha motivato la presenza del suo partito in piazza con queste parole: “l'inadeguatezza e l'immoralità di un governo che, chiuso nel suo bunker, ha bisogno di qualcuno che lo mandi via”.

RIPORTIAMO DI SEGUITO IL TESTO DELLA LETTERA INDIRIZZATA A GIORGIO NAPOLITANO

“Caro Signor Presidente, Le sembrerà irrituale una manifestazione di cittadini di fronte al Palazzo del Quirinale, ma c’è una ragione precisa per quello che stiamo facendo e proveremo a spiegarglieLa. Siamo qui perché la Presidenza della Repubblica è la casa di tutti gli Italiani ed è qui, a casa, che abbiamo sentito il bisogno di tornare per farLe sapere che ci siamo. Siamo qui per rispondere alla domanda che forse un giorno ci faranno i nostri figli: “ma voi dove eravate?” . Siamo qui perché vogliamo farLe sapere che c’è un’altra Italia, diversa da quella che ci raccontano le cronache di questi giorni: una comunità solidale di cittadini responsabili, che studiano, lavorano senza cercare scorciatoie, amano e rispettano le leggi e le istituzioni repubblicane”… “Siamo qui perché non abbiamo rinunciato alle nostre responsabilità di figli, genitori, studenti, imprenditori, lavoratori, pensionati. Siamo qui perché non riusciamo a rimanere indifferenti di fronte al degrado delle istituzioni e dell’immagine dell’Italia nel mondo, perché non riusciamo a voltarci dall’altra parte di fronte alla gravità delle vicende che stanno venendo alla luce. Siamo qui perché è questo il nostro modo di rispettare ed onorare la nostra Storia e la nostra Repubblica: offrirLe il nostro sostegno, il sostegno di semplici cittadini che non rimangono indifferenti e hanno la forza di indignarsi”... “Siamo qui perché ci sentiamo umiliati e offesi dal comportamento del Presidente del Consiglio, al quale l’articolo 54 della Costituzione imporrebbe di adempiere le funzioni pubbliche che gli sono state affidate «con disciplina ed onore». Siamo qui perché siamo certi che le nostre istituzioni democratiche devono e possono essere restituite alla normalità di una grande democrazia occidentale. E’ per questo che siamo qui oggi e saremo qui ogni volta che Lei lo vorrà. Grazie, Signor Presidente”.

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di Antonio Formisano
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