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Per i leghisti il premier non deve dimettersi

Concluso il vertice Lega-Berlusconi:"Avanti con il governo"


Concluso il vertice Lega-Berlusconi:'Avanti con il governo'
08/11/2010, 19:11

MILANO - Gli ultimi scandali al sapor di festini e prostituzione che hanno investito anche solo indirettamente il Premier, l'ultimatum-invito alle dimissioni lanciato ieri da Gianfranco Fini durante la convention di Fli, i gravi danni causati dalla poderosa alluvione in Veneto e l'azione di governo che stenta a decollare e a vestirsi di credibilità.
Una lunga lista di urgenze ha spinto i vertici leghisti a richiedere un vertice straordinario nella residenza privata di Silvio Berlusconi. Dopo due ore di intenso confronto, da Arcore è arrivato il messaggio che in molti si aspettavano: no alle dimissioni anticipate del Cavaliere e avanti con le opere di riforma e primo intervento dell'esecutivo. In particolare, a partire da domani, Bossi e Berlusconi saranno guidati da Luca Zaia nel sopralluogo all'interno delle zone venete più colpite dal violento nubifragio. 
Oltre allo stato maggiore leghista con i vari Roberto Maroni e Roberto Calderoli che hanno accompagnata dall'inizio alla fine del confronto il Senatùr, hanno preso parte al vertice anche il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, ed il capogruppo al Senato,
Federico Bricolo. Entrambi si sono dimostrati soddisfatti:"L'incontro di oggi è stato positivo e proficuo - hanno infatti assicurato i due, citati anche dal Sole 24 ore - ed è servito a fare il punto sulla situazione politica e sull'agenda di governo. Si è deciso di proseguire con l'azione riformatrice per realizzare il programma. Ne è emersa un'assoluta sintonia sui concreti problemi del paese e sulle azioni da realizzare, a partire dalla situazione creatasi a seguito delle alluvioni in Veneto".
Tutti, da Roberto Cota a Rosi Mauro, si sono dunque trovati in accordo su un punto: Berlusconi non deve dimettersi e, anche nel caso in cui la delegazione finiana dovesse decidere di lasciare il governo, sarà il parlamento a decidere sull'eventuale debacle del presidente del Consiglio e della sua maggioranza. Un vero e proprio sciame di dichiarazioni hanno preceduto e seguito la convention odierna tra il leader del Pdl e lo stato maggiore Leghista. Ciò che si percepisce è un forte stato di virulenta confusione e di smarrimento quasi totale di una politica sempre più singhiozzante ed acquosa.

LE REAZIONI DA MAGGIORANZA ED OPPOSIZIONE
Per Rosy Bindi "il governo non c'è più"; per Capezzone "I finiani hanno gettato la maschera e la loro linea è due volte sbagliata e pericolosa". Per Bersani il governo ha pochi giorni di vita dato che "Non ho nè il calendario della crisi nè il cronometro. Quando uno pensa che ci voglia una settimana bastano due giorni. La crisi sta accelerando". Alfano osserva che "non ci si dimette per una diretta Sky" e Sacconi si scaglia contro il presidente della Camera:"Con la sua proposta di sfiducia, addirittura con il mandato dei ministri riconsegnato nelle sue mani anzichè in quelle del governo e del Parlamento, Fini dimostra di essere un passatista, altrochè futurista, perchè non ha fatto altro che riaffermare il vecchio primato dei partiti sulla società".
Dall'altro lato, o meglio dall'altro polo, Casini e Rutelli si sfregano le mani insieme ad un sempre più risoluto e galvanizzato Vendola. Di Pietro, in ultimo, chiede al Pd di preparare una mozione di sfiducia e, rivolgendosi proprio al leader democratico, osserva:"Caro Luigi hai sentito pure tu che ieri Fini ha detto che Berlusconi si deve dimettere? Ti rendi conto anche tu che forse è arrivato il momento sfiduciarlo visto che lui non si dimetterà mai? Tu potresti replicare che non abbiamo i numeri per farlo. Ma è qui che casca l'asino. In questo momento, noi dobbiamo stanare Fini e non Berlusconi ma ci deve dimostrare se ci fa o se ci è".
Nel clima di totale confusione nel quale opportunisti, finti futuristi, reali retrogradi, volponi e ricilati si uniscono in un pastone politico dal sapore sempre più amaro, riescono dunuque a far capolino solo un paio di certezze.
La prima riguarda la forza dei leghisti che, come più volte dichiarato, sono in ogni caso pronti ad elezioni anticipate fin da subito, e consapevoli della crescente forza elettorale di cui godono nel nord del paese. La seconda si riferisce ad un presidente del Consiglio che non lascerà mai spontaneamente la sua poltrona tanto preziosa per evitare processi e noie legali che, in qualsiasi altro stato occidentale, avrebbero causato immediate dimissioni o addirittura l'assoluta ineleggibilità.

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di Germano Milite
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