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Napoli. Lo asscicura il ministero dell'Interno

Conte e Gambino saranno sospesi dal consiglio regionale


Conte e Gambino saranno sospesi dal consiglio regionale
30/04/2010, 15:04

NAPOLI - I consiglieri regionali Roberto Conte e Alberico Gambino saranno sospesi dalla carica. E’ stato il governo a ribadirlo in aula durante la risposta del sottosegretario Michele Davico ad una interpellanza di Franco Barbato dell’Italia dei valori. In sostanza, si procederà durante la seduta del consiglio regionale del 12 maggio, alla surroga temporanea dei due esponenti del centrodestra che hanno problemi con la giustizia. Entreranno Carmine Sommese di Alleanza di Popolo al posto di Roberto Conte e Monica Paolino del Pdl in sostituzione di Alberico Gambino.
Li hanno candidati, hanno preso i voti ed oggi, con la surroga temporanea, i partiti pensano di lavarsi la faccia davanti all’opinione pubblica. Alla seduta del 12 maggio non parteciperà nemmeno l’ex presidente dell’Assise Sandra Lonardo Mastella dell’Udeur, sottoposta ad obbligo di dimora fuori dalla Campania. La risposta del sottosegretario agli Interni all’interpellanza di Francesco Barbato è stata dettagliata e puntuale. Il rappresentante del governo ha messo in evidenza l’inchiesta della magistratura su brogli elettorali e sul “voto inquinato” avviata dopo una serie di denunce e di operazioni delle forze dell’ordine. Nel mirino una serie di personaggi, anche personale politico e rappresentanti delle istituzioni locali, che in città hanno fatto incetta di schede elettorali. Insomma, proprio quanto denunciato dalle inchieste di “Julienews” prima, durante e dopo la campagna elettorale. Il meccanismo è sempre lo stesso: i candidati muovono i galoppini della malavita che “sequestrano” le tessere elettorali dei residenti nelle rispettive zone d’influenza. Fanno le fotocopie e restituiscono il documento con il fac-simile del candidato da sponsorizzare. Poi, a scrutinio effettuato, attraverso le fotocopie delle tessere elettorali, il “braccio politico” dei clan riesce ad indviduare chi non ha accettato il “consiglio”.
La pratica è diffusa ed utilizzata dai diversi schieramenti. Ora se la prendono con Conte e Gambino quasi come se fossero stati candidati per opera dello “spirito santo” e che quei voti non siano stati assegnati a nessuna coalizione. Se non potevano essere eletti perché li hanno candidati? Conte e Gambino, non solo loro. Tra gli eletti nel centrodestra c’è altra gente con condanne per brogli, con interdizioni dai pubblici uffici, soltanto che gode della sospensione della pena. Un aspetto giuridico, non politico né tantomeno morale. Se parlano di “liste pulite” perché candidare i condannati?
Un “bluff”, il solito “bluff” di una classe dirigente abituata a fare i conti in campagna elettorale con la camorra. Voti in cambio di soldi, di appalti o di altri benefici. Lo spiegano i faldoni delle inchieste che negli anni hanno svelato un intreccio forte, un patto di ferro tra i vertici dei principali partiti e la criminalità organizzata, passando per l’imprenditoria deviata. Ad urne chiuse nessuno ne parla più. Anzi, i condannati si propongono per un posto in giunta oppure per la candidatura a sindaco di Napoli del centrodestra. Silvio Berlusconi è intervenuto pure su questo aspetto. Ha chiuso l’ipotesi ad ogni soluzione lanciando Mara Carfagna. Il ministro delle Pari opportunità, ed eletta in consiglio regionale con oltre 80mila preferenze, ha già fatto sapere di essere pronta alla sfida. Una “querelle” che ha suscitato malumori e malcontenti innanzitutto nel Pdl. La candidatura a sindaco del capoluogo partenopeo è ambita da molti esponenti della componente che viene da Alleanza nazionale. Italo Bocchino sponsorizza Pietro Diodato, consigliere regionale, mentre la “corrente” di Alemanno tira per il parlamentare Marcello Taglialatela. Non è una partita politica. Si tratta di una resa dei conti in piena regola tutta interna al centrodestra. Gli accordi a tavolino sono saltati. Nicola Cosentino, leader “azzurro” e sottosegretario all’Economia, era stato indicato come il successore di Bassolino. Ed in questo caso la guida della coalizione al Municipio sarebbe stata affidata ad un ex missino. Cosentino è stato silurato non dall’inchiesta della magistratura ma dal “fuoco amico” arrivato proprio dalla componente di Gianfranco Fini, guidata da Italo Bocchino. La matassa si è ingarbugliata ancora di più dopo lo scontro a viso aperto tra il presidente della Camera e Silvio Berlusconi. I fedelissimi di Gianfranco Fini non sono contenti della guerra scatenata dal loro leader e tentano di riposizionarsi all’interno del partito. Tutto dipenderà, quindi, dai nuovi equilibri. I giochi sono aperti. O meglio, si è aperta la resa dei conti.

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di Giovanni De Cicco
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