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Continua ad essere forte la voglia di elezioni

Continua la lite nella maggioranza per il "lodo Alfano"


Continua la lite nella maggioranza per il 'lodo Alfano'
25/10/2010, 10:10

ROMA - Continua il botta e risposta tra finiani e berlusconiani sul cosiddetto "lodo Alfano costituzionale", cioè una modifica della Costituzione che garantisca al Presidente del Consiglio di rinviare sine die i propri processi. L'ultimo ostacolo, in ordine di tempo, posto dal Presidente della Camera è la non reiterabilità della sospensione dei processi: si può usare una sola volta e non più di una. E' chiaro che la cosa non basta a Berlusconi: essendo questa norma costituzionale, i due passaggi (due volte alla Camera, due volte al Senato) e il referendum, renderebbero impossibile una sua realizzazione prima del 2012. Con una legislatura che dovrebbe scadere nel 2013 e una non reiterabilità, significa lavorare tanto per un solo anno di "protezione".
Inoltre ormai questa legge non basta più agli interessi del premier. Serve ora una legge che blocchi e cancelli i processi in corso. E non solo i suoi, ma anche quelli di persone a lui vicine, come Marcello Dell'Utri. Mancano pochi mesi alla sentenza definitiva della Corte di Cassazione (si prevede una sentenza nella primavera del 2011, se entro la fine dell'anno il Tribunale d'Appello di Palermo scriverà le motivazioni della sentenza di secondo grado) sul processo che lo vede imputato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Nel caso - allo stato estremamente probabile - in cui la Cassazione dovesse confermare la condanna, per Dell'Utri non ci sarebbe scampo: avrebbe di fronte a sè o la prospettiva di una latitanza come ricercato mafioso o la galera. Ed in entrambi casi appare difficile che possa accettare un abbandono della propria situazione da parte di Berlusconi. Infatti, tutte le norme ad personam create finora dagli avvocati del premier avevano una clausola: "Non ha effetto per i reati di mafia o di terrorismo". Per cui, per esempio, Dell'Utri non godrebbe degli arresti domiciliari, obbligatori per gli ultrasettantenni condannati in via definitiva.

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di Antonio Rispoli
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