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L’intervista all’onorevole Antonio Di Pietro

“Contro i referendum? Anticostituzionale e antidemocratico”

“La Costituzione non va toccata, ma rispettata da tutti”

“Contro i referendum? Anticostituzionale e antidemocratico”
22/04/2011, 11:04

ROMA - È più importante che mai andare a votare il 12 e 13 giugno. Il governo teme il parere degli italiani e tenta di annullare i referendum: ne è convinto il leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro che, rilasciandoci questa intervista, fa un appello a tutti gli italiani perché vadano a votare, affinchè si possa dire “Si, cambiamo registro”, “Non vogliamo un governo che cura gli interessi della casta e reprime i bisogni dei cittadini”. All’onorevole Di Pietro abbiamo anche chiesto un parere sulla richiesta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione. Netta la risposta: “La Costituzione non va toccata”.

È sua l’espressione “Il 12 giugno potrebbe finire il Berlusconismo”. Il governo però sembra intenzionato a saltare la tappa dei referendum: si parte da quello sul nucleare per arrivare a quello sull’acqua. Cosa pensa di questi blitz del governo per impedire i referendum?
Sono sostanzialmente atti anticostituzionali, antidemocratici e quindi in violazione della Costituzione, che prevede espressamente all’articolo 75 l’istituto del referendum come massima espressione di democrazia. In questo caso specifico, gli italiani, grazie alle firme sui quesiti referendari proposti da Italia dei Valori, sono chiamati a rispondere su più quesiti. Il primo: vogliono o non vogliono le centrali nucleari in Italia? Il secondo: vogliono o non vogliono che un bene come l’acqua sia privatizzato, in modo tale da poter essere solo di chi può permettersi di pagarlo? Il terzo: vogliono uno Stato in cui la legalità sia uguale per tutti oppure no? Proprio su questi tre temi, una volta che il referendum è stato proposto, a me sembra che qualsiasi atto in violazione di esso sia anticostituzionale e antidemocratico. Per quanto riguarda il caso del referendum sulle centrali nucleari, poi, credo sia ancora più grave, perché il governo non si impegna ad annullare definitivamente il piano delle centrali nucleari nel nostro Paese, ma solo a sospenderlo, e questo perché vuole superare il referendum e non sentirsi dire in questo modo dai cittadini cosa ne pensano.

Lei parla di legalità e quindi di Giustizia. In materia ci sono stati diversi appelli del presidente della Repubblica. Lei crede che Napolitano potrebbe fare di più o quello che sta facendo è nel rispetto dei limiti che gli competono?
Non è mia intenzione tirare per la giacca il presidente della Repubblica, ma una preghiera, come comune cittadino, posso rivolgergliela, dopodiché spetta alla sua responsabilità valutarla: la preghiera è quella di far rispettare la Carta Costituzionale nella sua interezza anche al presidente del Consiglio, che troppo spesso si cuce leggi solo ed esclusivamente personali. Questo non solo in ambito giudiziario: come vede, infatti, anche nel mantenere la sua casta che guadagna su speculazioni come quella sulle centrali nucleari, togliendo al contrario i fondi alle energie rinnovabili. Potrebbe essere un esempio anche il taglio di fondi alla scuola pubblica e alla cultura. C’è un modello di governo oscurantista, feudale, dove si curano gli affari della casta e si reprimono i bisogni dei cittadini. In questo senso io credo che se il 12 e 13 giugno tutti andiamo a votare, mettendo “si” sulle schede (quattro o tre a seconda che si faccia o meno il referendum sul nucleare), diciamo esplicitamente “si, cambiamo registro” e offriamo in questo modo al capo dello Stato le condizioni per poter valutare come in Parlamento ci sia una maggioranza numerica di parlamentari che non corrisponde più alla maggioranza reale della volontà popolare. Quindi le camere si possono sciogliere: per arrivare a questo, ripeto, è fondamentale andare a votare il 12 e 13 giugno.

Sempre in materia di Giustizia, dopo gli attacchi ai magistrati e anche al Colle, arriva la richiesta del centrodestra di modificare l’articolo 1 della Carta, nel senso di tutto “il potere al Parlamento”. Cosa ne pensa?
È una dittatura della maggioranza che non possiamo accettare, anche perché con questa legge elettorale in Parlamento non ci sono gli eletti del popolo, ma ci sono i “nominati del signore”, cioè di quei segretari di partiti politici che mettono al primo posto o al secondo posto a volte l’igienista dentale, altre volte invece persone con cui hanno fatto uno scambio di favori. Il Parlamento finirebbe così con il diventare un luogo appetibile anche per la criminalità, in modo che andando li, approfittando a questo punto della sua supremazia rispetto al capo dello Stato, alla Corte Costituzionale e alla Magistratura, finirebbe per fare solo leggi che stanno dalla parte della criminalità. Per questo noi sosteniamo che la Costituzione non va toccata sul bilanciamento dei poteri.

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di Antonio Formisano
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