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Un tentativo di analisi e critica costruttiva sui "grillini"

Cosa manca al Movimento Cinque stelle in Campania e non solo

Folle e pericolosa la proposta contro i fondi all'editoria

Cosa manca al Movimento Cinque stelle in Campania e non solo
23/05/2011, 20:05

Al contrario di ciò che si sostiene, dopo queste ultime amministrative, trovo che intorno al Movimento 5 Stelle si stia concentrando un'attenzione crescente da parte di diversi colleghi e testate . Certo, in proporzione, la visibilità concessa agli altri partiti (che hanno percentuali di consenso anche minori) è ancora nettamente superiore ma, in ogni caso, questi ragazzi sono riusciti in più di un'occasione a far parlare di sè.
Le due critiche che intendo muovere ai cosiddetti "grillini", è doveroso precisarlo, sono critiche che nascono da una simpatia immediata e viscerale per questo movimento così attento all'aspetto internettiano-telematico e così potenzilamente rivoluzionario. Il mio intento, dunque, non è quello di demonizzare o sminuire l'M5S; inquadrandolo qualuqnuisticamente nell'antipoliica qualunquistica. Non ho nemmeno intenzione, al contempo, di lanciare arringhe contro Beppe Grillo per tentare di colpire indirettamente i "suoi".
Allo scrivente interessa che il movimento cresca e si rinforzi soprattutto nella città di Napoli, liberandosi da quell'aura a tratti fighetta, talebana e snob responsabile della non esaltante prestazione registrata lo scorso 15 maggio (e  a Napoli, prendere meno voti di Clemente Mastella, significa essere riusciti in un'impresa ardua). La domanda in effetti è semplice: come mai a Bologna si arriva al 10 e al Napoli non si sfiora il 2%? Colpa dell'arretratezza del tessuto economico sociale? Dell'ignoranza della "plebe"? Della miseria, delle clientele e del voto di scambio? Risposte probabilmente troppo semplicistiche e presuntuose e sicuramente non bastevoli a giustificare lo scarso appeal dell'M5S campano verso l'elettorato. Insomma: se a Napoli c'è una fascia "popolare" molto più ampia che a Bologna, se nella città di Pulcinella c'è così tanta miseria e così tanta rassegnazione alla sussistenza, un movimento che si autodefinisce come "nato dal basso", non può fare spallucce e rassegnarsi a fare campagna elettorale al Vomero, in Via Chiaia e sul web.
Non è con l'integralismo moralista mescolato al purismo ascetico adolescenziale che si riescono a raggiungere anche persone che hanno idde, istanze, bisogni e necessità diverse e che, magari, si affidano (sbagliando) alla vecchia partitocrazia corrotta per sopravvivere. Ho diversi amici nell'M5S e posso dire senza timore di smentita che sono effettivamente persone oneste, propositive, appassionate e valide. Il "vizio" riscontrato nel movimento, però, è quello di rispondere con virulenza e scarsissima umiltà alle critiche, anche costruttive, che arrivano dall'esterno. L'atteggiamento alla "noi gli unici puri, tutto il resto indistintamente colmo di merda", non paga e non aiuta la crescita. Pensare che la parola "compromesso" sia una sorta di vocabolo demoniaco da non pronunciare nemmeno, dimostra un'ingenuità di fondo tipica di chi è abituato a ragionare per estremi settari e, per definizione, poco elastici e lungimiranti.
Ora che è più forte e che comincia a superare i vecchi partiti in determinati territori, l'M5S continui a proporre la sacrosanta riduzione degli stipendi dei politici ed anche la rinuncia ai rimborsi elettorali, ma non commetta l'errore di scorgere la perfezione assoluta guardandosi allo specchio e di pretendere la stessa (improbabile) perfezione anche da tutti gli altri interlocutori.

EVITARE BATTAGLIE RIDICOLE E PERICOLOSE CONTRO L'EDITORIA
Mi sono sempre chiesto come mai Grillo dimostri di odiare in maniera così ossessiva giornalisti ed editori. Una persona intelligente come il comico genovese, infatti, non può inculcare nella testa dei suoi accoliti concetti come l'abolizione totale dei contributi all'editoria senza sapere di cosa parla e quali conseguenze potrebbe scatenare un provvedimento così folle.
E' difficile infatti pensare che Grillo non conosca (o ignori) le centinaia di piccole e medie redazioni radiofoniche, giornalistiche e televisive che danno lavoro a migliaia di giornalisti giovani e meno giovani e che, senza quei contributi, sarebbero costrette a chiudere e a favorire nuova disoccupazione; accrescendo al contempo la forza dei pre-esistenti monopoli finanziati dai grossi gruppi di potere contro i quali tanto male si dice (anche giustamente). Vaneggiare di "giornalismo autoprodotto" e di altre amenità simili è indice di presunzione, di ignoranza e di scarsa conoscenza del concetto stesso d'informazione. Che l'editoria italiana sia malata, squilibrata e spesso truffaldina è fuor di dubbio ma, come ogni persona di buon senso dovrebbe capire, chiudendo tutti i rubinetti, le grandi lobby tanto odiate dai grillini sopravviverebbero e, a pagare, sarebbero come sempre i più "poveri".
Ugualmente sciocca è l'idea del giornalista che si autofinanzia con il proprio lavoro ed affidandosi esclusivamente ai propri lettori (mera utopia che va bene per un tredicenne ma che, una persona adulta e consapevole, non dovrebbe predicare). I fondi pubblici all'editoria, sfruttati malissimo, esistono infatti per un motivo preciso e formalmente logico: l'informazione dovrebbe essere un servizio offerto a tutti i cittadini. Un servizio libero, pluralista e professionale (quindi non part-time o improvvisato). Il fatto che 8 volte su 10 non sia così, non significa che anche i restanti due esempi positivi debbano essere strangolati dalla foga populista alla "volete pagare meno tasse? Ovvio che si".
Ci si batta piuttosto per tagliare i fondi a quei giornali, a quelle radio e a quelle tv di partito che non sono bastevolmente seguite e che non forniscono dunque un buon servizio alla collettività. Concludendo, il consiglio è spassionato quanto banale e molto arduo da seguire: i grillini devono imparare a non fare della generalizzazione la propria (esclusiva) arma dialettica e devono combattere contro la tentazione del "talebanesimo"; evitando di tramutarsi in tuttologi giudicatori ed avvicinandosi anche a quelle fasce della popolazione meno  "connesse" ma ugualmente bisognose di essere rieducate verso alternative che non siano il solito, squallido e rovinoso "meno peggio".

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di Germano Milite
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