Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Giorgio Napolitano rinuncia all’aumento dello stipendio

Costi della politica: dal Colle arriva il buon esempio

Il Quirinale restituisce 15 mln al ministero dell’Economia

Costi della politica: dal Colle arriva il buon esempio
30/07/2011, 11:07

ROMA – In materia di costi della politica e tagli ad essi annessi ci pensa l’inquilino del Colle a dare il buon esempio. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha infatti deciso di rinunciare all’aumento dello stipendio: il capo dello Stato, in una nota comunicata al ministero dell’Economia e delle Finanze, ha fatto sapere di rinunciare, dal corrente anno e fino alla scadenza del suo mandato, all’adeguamento all’indice dei prezzi al consumo, (stabilito dalla legge 23 luglio 1985, n. 372) dell’assegno attribuitogli dalla stessa legge. Quanto stabilito lo si legge nella nota pubblicata sul sito web del Quirinale, proprio in materia dei risparmi in seguito alla politica di contenimento dei costi, varata dalla Presidenza della Repubblica.
Inoltre, l’amministrazione del Quirinale provvederà a restituire al dicastero dell’Economia la somma complessiva di 15.048.000 euro, nel triennio 2011-2013, nonchè di 562.737 euro per quanto riguarda l’anno 2014: si tratta in questo caso dei risparmi ottenuti grazie all’attuazione dei decreti per l’applicazione del contributo di solidarietà sulle pensioni e per la riforma delle pensioni di anzianità. Tali restituzioni vanno ad aggiungersi, si legge nella nota del Colle, ai risparmi realizzati nel periodo 2006-2011, che ammontano complessivamente a 56.316.000 euro, per effetto dei provvedimenti di contenimento della spesa già adottati autonomamente nel medesimo periodo “(blocco del turnover, soppressione del meccanismo di allineamento automatico delle retribuzioni a quelle del personale del Senato, congelamento fino al 2013 degli importi tabellari degli stipendi e delle pensioni, riduzione dei compensi per il personale comandato e distaccato e di numerose indennità, contenimento degli straordinari, riduzione delle ferie, aumento dell’orario di lavoro e riorganizzazione amministrativa interna)”.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©