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Visco: "Siamo in piena recessione"

Crisi, Monti: "Italia sta affrontando un percorso di guerra"

Premier: "Spread ingiustificato"

Crisi, Monti: 'Italia sta affrontando un percorso di guerra'
11/07/2012, 19:07

ROMA - L'Italia sta affrontando “un percorso di guerra”. E resta in piena recessione. Ma le riforme fatte, e quelle ancora da fare, porteranno i loro frutti nel corso del 2013. Mentre continua a pesare la crisi del debito in Europa, con i timori per la caduta dell'Euro, ipotesi “remota”, e il livello dello spread che rimane “ingiustificato”. Dall'assemblea dell'Abi, con gli interventi del premier Mario Monti e del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, emerge un'analisi approfondita di un passaggio cruciale dell'economia italiana. “Il percorso di guerra non e' finito ma non ho dubbi che la crescita verrà in qualche punto del 2013”, assicura Monti, che parla spesso a braccio, discostandosi dal testo che i suoi collaboratori avevano preparato per l'occasione. Il premier pesa le parole per rendere a pieno il senso di un impegno intenso che può portare alla meta, il ritorno alla crescita e alla stabilità. Descrive “un tunnel, un percorso di guerra, anche se pacifico”, in cui l'Italia si trova ma per il quale “c’è una prospettiva non lontana in cui saranno colti i frutti” degli sforzi compiuti. Non a caso, Monti insiste con la parola guerra. Una guerra, elenca, “contro l'eredità del passato, cioè del grande debito pubblico”, una guerra “contro gli effetti inerziali di decisioni passate”, e soprattutto “una guerra contro certi vizi strutturali della nostra economia”, prosegue, ricordando, “nonostante il poco tempo a disposizione”, gli sforzi fatti “con l'apporto di tutti” per affrontarla. A cominciare dalla riforma delle pensioni, passando alla riforma del mercato del lavoro, dall'intervento sul mercato dei beni e servizi a quello sulla concorrenza, “e da ultimo sull'aspetto più nefasto: quello sui meccanismi generatori di spesa pubblica di cui conosciamo gli effetti perversi”. Guerre, insiste ancora il premier, contro “interessi legittimi e fortissimi”, per le quali “si sono avuti risultati differiti e per i quali abbiamo avuto, più rapidamente del previsto, risultati sull'opinione pubblica europea e mondiale sull'Italia”. Parlando di credibilità ritrovata, Monti ricorda anche il passaggio più difficile che il Paese ha dovuto affrontare, quello di un rischio di commissariamento da parte di Ue e Fmi. L’ex premier Silvio Berlusconi, al G20 di inizio novembre scorso, “è stato sottoposto a una pressione, immagino sgradevolissima, prossima all'umiliazione, e che sostanzialmente nelle intenzioni dei “prementi”, non privi di motivi oggettivi per premere, avrebbe portato l'Italia a cedere buona parte della sua discrezionalità di politica economica”. Monti evidenzia come la cessione di sovranità sia un bene, a patto che sia condivisa dagli altri membri della Ue. “Il nostro è un Paese tra i più pronti a condividere con altri pezzi di sovranità se però avviene in un contesto multilaterale, per far sorgere qualcosa di più grande, come l'Ue e l'Euro, ma credo che avendo avuto una storia coloniale sia un paese abbastanza riluttante a vedere limitata la propria sovranità su base secca, senza condivisione”, osserva il premier.
 
Monti, nel suo intervento, riconosce all'Abi la “patente” di parte sociale leale e alla Banca d'Italia un ruolo chiave nell'indirizzo della politica economica: “analisi e i consigli” di Via Nazionale “sono per il governo un alimento molto importante, così come le critiche e i suggerimenti”. E proprio dal Governatore Ignazio Visco arrivano indicazioni piuttosto chiare. A partire dalla constatazione che “l'economia italiana e' in recessione”: secondo le previsioni di consenso, da cui non si discosteranno di molto quelle che via Nazionale rilascerà la prossima settimana, “nella media di quest'anno il prodotto in Italia diminuirebbe di poco meno di 2 punti percentuali”. In numero uno di Via Nazionale ritiene che “al peggioramento dello scenario concorrono l'aumento del costo e il deterioramento della disponibilità di credito indotti dalla crisi del debito sovrano”. In questo quadro, l'Italia “deve proseguire nell'azione intrapresa sul duplice fronte della finanza pubblica e delle riforme strutturali” per “essere pronta a cogliere l'opportunità che sarà fornita dalla stabilizzazione delle condizioni dei mercati finanziari”. Secondo Visco occorre, soprattutto, “rendere il nostro spazio economico favorevole all'attività di impresa, eliminare gli sprechi e rendere più efficiente l'amministrazione pubblica”. Questo, in uno scenario di crisi europea. Una “rottura dell'unione monetaria è una ipotesi remota”, assicura Visco, evidenziando però che “sta condizionando le scelte degli investitori istituzionali”. Al punto che “la differenza tra i rendimenti dei titoli pubblici italiani e tedeschi è di gran lunga superiore a quanto sarebbe giustificato dai fondamentali della nostra economia”, scandisce, spiegando come lo spread rifletta proprio i timori di una “rottura” dell'area euro. 
Gli stessi concetti ricorrono anche nelle parole del padrone di casa, il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari. “Oggi il rischio Paese, e quindi lo spread, rappresenta il primo problema”. Perché “spread alto significa meno credito, credito più caro e in definitiva meno crescita”, premette. Per ricordare, poi, che lo spread “è frutto di errori passati e di speculazione”. Per questo, “lo spread si combatte con rigore, crescita e cooperazione”. Di fronte a questa esigenza, il governo “ha fatto molto, in condizioni difficili, ma molto vi è ancora da fare: la sua spinta propulsiva deve aumentare”. Secondo Mussari, “i molti mesi che ci separano dalla fine naturale della legislatura sono importanti per completare il disegno riformatore e rimediare alle inevitabili parzialità esistenti”. Il presidente dell'Abi è convinto che “le riforme in campo sono quelle giuste; vanno peraltro rafforzate: la lotta alla cattiva burocrazia è una efficace leva di sviluppo. La lotta alla corruzione, in ogni sua forma, è decisiva per le sorti del Paese”. Un approccio che si guadagna il ringraziamento di Monti. “Ho molto apprezzato questo atteggiamento”, sottolinea il premier, facendo riferimento alla parte del discorso in cui il presidente dell'Abi ha manifestato responsabilità miscelando critiche al governo pur assicurando il sostegno all'esecutivo. Responsabilità che, secondo il premier, ancora scottato dalle critiche del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, andrebbe condivisa “da tutte le parti sociali, pur con la propria identità e stile”.

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di Valerio Esca
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