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Crisi. Schifani al Sorrento Meeting: "Rimboccarsi le maniche per ricostruire il Paese"


Crisi. Schifani al Sorrento Meeting: 'Rimboccarsi le maniche per ricostruire il Paese'
07/07/2012, 09:07

Il Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi ha aperto questo pomeriggio la seconda edizione di Sorrento Meeting.
Al tavolo dei relatori della sessione di apertura, moderata da Gaetano Mastellone, consigliere dell'Obi, si sono avvicendati Michele Matarrese, presidente dell'Obi, Antonio Corvino, direttore generale dell'Obi e Giuseppe Cuomo, sindaco di Sorrento.
In un messaggio inviato ai 250 partecipanti del forum, il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sottolineato come l'attuale momento impone di "rimboccarsi le maniche secondo una filosofia che deve essere il filo conduttore di tutte le politiche nazionali".
Per Schifani bisogna guardare al di là della situazione di depressione economica in cui versano le aree del Sud, "dove vi sono anche molti esempi di eccellenza produttiva e non mancano i germogli di un percorso di sviluppo civile ed economico, possibile ed essenziale per la ricostruzione di un intero paese".
"Un'economia sana, trasparente, fonte di ricchezza e di reddito - ha concluso il presidente del Senato - è un messaggio di speranza, soprattutto per i giovani, affinché possano avanzare verso un futuro migliore, all'insegna di una crescita duratura e dinamica".
Poi l'atteso intervento di Ebadi. "Fino a tre anni fa il Medio Oriente e il Nord Africa sembravano essere completamente tranquilli come il loro mar Mediterraneo - ha esordito - Poi sono iniziate le rivoluzioni. La stampa occidentale ha chiamato questo evento come primavera araba. Ma davvero è arrivata la primavera? Non è presto per usare questa parola? Io dico che la primavera araba comincerà quando le donne musulmane potranno ottenere pari diritti. Nei paesi musulmani esse vivono una situazione di grande disagio e discriminazione".
Ma non solo le donne. In Iran, ha aggiunto, c'è il numero più alto di giornalisti e di blogger che si trovano in carcere. Secondo Amnesty internazionale l'Iran, dopo la Cina, vanta il triste primato di maggiori esecuzioni capitali nel mondo. Per avere detto "siamo seduti su un mare di petrolio e abbiamo fame", ha ricordato il Nobel, in tanti sono stati giustiziati.
"In Iran la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo e la testimonianza di due donne vale quanto quella di un uomo - ha sottolineato - L'uomo può avere quattro mogli, e le può ripudiare quando vuole. Per una donna avere il divorzio è molto difficile".
Per Ebadi, per potere ottenere la democrazia la religione deve essere separata dalla politica. "Siamo musulmani e fieri della nostra religione - ha concluso - ma il regime compie ingiustizie in nome dell'Islam. L'unica soluzione è la laicità della politica".


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di Redazione
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