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La Lega all'attacco. E Bossi jr elogia la nazionale Padana

Da Pontida: "Federalismo o secessione"


Da Pontida: 'Federalismo o secessione'
20/06/2010, 22:06

Chiedono il conto ed è salato, i militanti della Lega Nord all’happening di Pontida. Da una parte il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli annuncia: “Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere solo la secessione, non perché lo chiederà la Lega, ma perché lo chiederà tutto il nord”. E dall’altra il leader del Carroccio Umberto Bossi rivendica la nomina di Aldo Brancher a ministro per l'attuazione del federalismo. “C’è un solo ministro per il federalismo e sono io”, tuona il Senatur aprendo il comizio a Pontida. “Per la riforma - ha detto il capo leghista - la coppia è sempre quella, io e Calderoli. Con Brancher non è cambiato nulla, si è passati dal federalismo al decentramento”. Clima teso dunque e nuove bordate al Governo. “È necessario spostare da Roma i ministeri” ha affermato Bossi sottolineando la necessità dopo l'approvazione del Federalismo, di passare al decentramento anche dei ministeri. Bossi ha ricordato che anche in Italia, con il federalismo, è necessario decentrare come accaduto a Londra e in Francia: “noi siamo il Paese più centralista del mondo. Spostare i ministeri significa spostare anche migliaia di posti di lavoro che adesso sono tutti a Roma”. L'Inno di Mameli inoltre finisce nuovamente sotto il fuoco leghista, poiché “quello della Padania è il Và pensiero” sostiene il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli tornando sulle polemiche degli ultimi giorni a proposito dell'esecuzione dell'Inno di Mameli all’inaugurazione di una scuola in Veneto. “Ciascuno ha il suo simbolo e le proprie bandiere e ho visto la proposta del ministro La Russa che prevede la possibilità di avere un proprio inno regione per regione e il nostro, quello della Padania, è appunto il “Và pensiero”. Ma sul “pratone” di Pontida c'è stato spazio anche per Renzo Bossi, figlio del leader della Lega, alle ultime elezioni regionali eletto consigliere regionale. Non solo perché i militanti gli hanno riservato una T-shirt ironica con la scritta “trota”, il suo soprannome, e la caricatura che lo raffigura come un buffo pesciolino verde e riccioluto, ma anche perché per due volte è salito sul palco. La prima volta insieme a tutti i leghisti eletti in consiglio regionale in Lombardia, la seconda, invece, al termine del comizio del padre Umberto, per raccontare i successi della nazionale di calcio Padana che ha conquistato il titolo mondiale della nazioni non rappresentate sia con gli uomini che con le donne.

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di Redazione
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