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La Terza carica dello stato "scaricata" dai berlusconiani

Dal Pdl decisa la rottura ufficiale con Gianfranco Fini


Dal Pdl decisa la rottura ufficiale con Gianfranco Fini
29/07/2010, 22:07

ROMA - La rottura quasi totale tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi che è stata a lungo paventata, annunciata, rimandata, suggerita e miracolsamente evitata, alla fine, si è vista ufficialmente sancita quest'oggi dal documento dell'ufficio di presidenza del Pdl. Un documento, firmato anche dallo stesso Berlusconi, all'interno del quale vengono deferiti ai probiviri tre deputati: Italo Bocchino, Carmelo BriguglioFabio Granata.
Tutti hanno apposto la firma sul testo di "scomunica" eccetto i tre finiani Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pasquale Viespoli. Rispondendo a chi in conferenza stampa avanzava incalzanti domande sulla tensione interna alla maggioranza, il Premier ha tagliato corto:"I tifosi si distaccano da una squadra se la vedono litigiosa, tanto più se i litigi avvengono in campo aperto. Trentatrè su trentasei membri dell'ufficio di presidenza hanno ritenuto che non si potesse più continuare in questa situazione".
Secondo quanto riferiscono numerosi quotidiani ed agenzie, il Cavaliere avrebbe poi letto uno stralcio del documento appena ratificato precisando, in conclusione, che "abbiamo provato in tutti i modi a ricucire con Fini, ma non è stato possibile".

POSSIBILE RICORSO
"Vada in vacanza"; aveva affermato e suggerito nel pomeriggio, a metà tra l'ironico e lo stizzito e riferendosi a Berlusconi, il presidente della Camera che, a questo punto, anche se non è stato ancora ufficialmente sospeso dal proprio incarico, potrebbe ricorrere al giudice ordinario per chiedere il reintegro subitaneo dei membri sospesi dal partito ed evitare la risoluzione berlusconiana "del problema che è sorto con la presidenza della Camera". In quel caso, come paventavano e paventano in molti tra le fila berlusconiane, il Pdl sarebbe messo nuovamente nelle mani dei giudici e rischierebbe "ulteriori e nuovi danni d'immagine".

Eppure, nonostante le numerose pietre lanciate (e sassaiole favorite), la terza carica dello Stato aveva provato, per l'ennesima volta, a tirare indietro la mano chiendendo al proprio "alleato-rivale" un preciso e pacificatore "resettiamo tutto e onoriamo l'impegno con gli italiani". Per il presidente del Consiglio e i suoi fedelissimi, però, la richiesta di tregua è arrivata troppo tardi per evitare l'ufficializzazione della censura politica ai danni del suo sempre più ex compagno di partito. Dal canto loro, gli uomini dell'ex leader di An, non sono rimasti immobili e, anzi, si sono già attivati per formare gruppi autonomi sia al Senato che alla Camera. Il testo completo del documento non è ancora stato reso noto ma, la presa di distanze oramai ufficiale e nettissima da Fini; con annesso e connesso "tradimento" imputato al cofondatore del Pdl, ricorda da vicino un altro tradimento, a suo tempo fatale per Berlusconi, operato da chi oggi si presenta invece come fedele ed irriducibile alleato: Umberto Bossi.  
Erano altri tempi e c'erano altri elementi esterni, osserverà giustamente più di qualcuno ma, di sicuro, questa calda e travagliata estate patita dal Pdl, con buone possibilità sarà anche l'ultima; o no?

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di Germano Milite
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