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Baffetto di ferro tra contraddiziono, omissioni e ipocrisie

D'Alema:"Si a governo di larghe intese ma no a Berlusconi"


D'Alema:'Si a governo di larghe intese ma no a Berlusconi'
15/07/2010, 19:07

ROMA - Massimo D'Alema rilascia una lunga e dettagliata intervista al Corriere della Sera e fa trapelare la possibilità del sempre più nominato (e paventato) governo di transazione o, come piace dire a qualche altro politico, di "larghe intese".
Tra retorica e demagogia, il "baffetto di ferro" riesce a far partire una mitragliata devastante di ovvietà e, al contempo, a lanciare ammonimenti ai "giustizialisti" e ai "populisti" dell'ultim'ora con i loro forconi sempre roventi. L'incipit, però, sembra reppresentare proprio il tentativo malcelato di risvegliare il malumore qualunquista e capriccioso del popolo sovrano. Per il democratico, difatti:"In questo momento le prospettive appaiono incerte mentre la crisi appare certa". Altra crisi che risulterebbe certa è quella del Pdl, dato che "E' evidente anche alla maggioranza che l'attuale equilibrio non regge più". In ogni caso, precisa D'Alema, "Non credo alla soluzione giudiziaria né a scorciatoie come pensa parte dell'opposizione".
Poi, dopo aver osservato che "Il problema qui non è dividerci tra chi è ottimista e chi è pessimista", l'ex comunista si lancia in una descrizione della situazione politico-economica che non può che definirsi catastrofica. Secondo D'Alema:"La pressione fiscale è aumentata. L’inefficienza e la corruzione della pubblica amministrazione sono cresciute con fenomeni patologici che ricordano per dimensione e gravità la situazione dell’Italia all’inizio degli anni Novanta. Il Pil del 2009 è fermo: è uguale al Pil del 2000, mentre la spesa pubblica è cresciuta di 6 punti. Insomma, un disastro, è difficile usare una espressione diversa".
Un disastro del quale, baffetto, non si sente nemmeno lontanamente responsabile; non accennando mai un'autocritica anche solo d'etichetta durante tutta l'intervista. Il problema italiano è difatti tutto di stampo Berlusconiano; nascendo e morendo con il Cavaliere e prospettandosi come risolvibile, in ultima ed unica istanza, attraverso una fantomatica nuova coailizione formata dal "più grande partito d'opposizione", dall'Udc e chissà chi altro.
La perla d'ipocrisia un po' ruffiana arriva però quando D'Alema ammmette che "c’è bisogno di un momento di responsabilità in cui si affrontino i problemi del Paese con coraggio. Abbiamo bisogno di un nuovo patto sociale. Come negli anni Novanta ci fu un patto per il risanamento, oggi abbiamo bisogno di un patto per la crescita. Tutto ciò l’attuale governo non è in grado di farlo, al di là di ogni valutazione, perché non ha credibilità".
Dunque, riassumendo: l'attuale governo non ha credibilità (dicesi scoperta dell'acqua calda) ma, un pastone politico di "transizione" composto da praticamente tutta la classe dirigente che ha portato il paese al capolinea dove si trova ora, godrebbe infece di forza, coraggio, vigore e virtù per trascinare l'Italia fuori dalla crisi. Una macedonia di riciclati, ex comunisti, ex fascisti, ex democristiani, ex piduisti, per D'Alema, rappresenterebbe quindi l'unica risposta possibile all'attuale crisi politica-morale-istituzionale ed economica.
Lo scrivente, a questo punto, si concede un arrogantissimo consiglio al sicuramente poco modesto democratico. La sua intervista, onorevole D'Alema, poteva riassumersi infatti con pochissime parole schiette, sincere e magari anche più apprezzabili:"Il paese va a rotoli e noi siamo tra quelli che lo hanno spintonato fino ad ora. Non abbiamo idee né motivazioni ma conserviamo l'imperitura volontà di non smettere di vivere di politica a spese dei contribuenti e dei pochi elettori che ancora ci votano".
Di sicuro, queste parole, sarebbero state le più aderenti alla realtà in assoluto, non crede?

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di Germano Milite
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