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Danni da calamità naturali, Coviello(CNR): "subito assicurazione"


Danni da calamità naturali, Coviello(CNR):  'subito assicurazione'
27/10/2011, 16:10

"Le catastrofi naturali costano all'Italia oltre due miliardi di euro all’anno. Un impegno che, in un Paese con un territorio in gran parte ad alto rischio idro-geologico, lo Stato non riesce più a far fronte. Se si vuole pensare a risarcire le popolazioni sempre più colpite da tali fenomeni, appare indispensabile ricorrere all'ipotesi di una polizza assicurativa, secondo un collaudato mix pubblico-privato già operante in altri Paesi europei, sostenuto a livello comunitario".

È quanto dichiara Antonio Coviello, ricercatore dell’IRAT (Istituto di ricerca sulle attività terziarie) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e docente di Economia assicurativa alla II Università di Napoli, che sostiene da tempo tale iniziativa, tenuto conto della scarsa penetrazione delle polizze contro gli eventi catastrofici, unitamente alla necessità di implementare gli strumenti di prevenzione e protezione contro le calamità naturali.

“Non esistendo ancora una legge in Italia che imponga allo Stato l’indennizzo dopo una calamità”, specifica Antonio Coviello, "si potrebbe ipotizzare quattro livelli di intervento: franchigia a carico dell'assicurato, intervento dell'assicuratore diretto, intervento del riassicuratore privato e, solo in ultima istanza, intervento dello Stato”, al fine di evitare che i governi varino provvedimenti specifici, ad esempio tassazioni una tantum, per reperire le somme necessarie a effettuare gli interventi di soccorso alle strutture private, oltre che a quelle pubbliche.

L'esperto ricorda che a livello legislativo non è stato mai formalizzato un criterio sulla base del quale distribuire gli indennizzi. Peraltro, in un paese particolarmente esposto alle calamità naturali come il nostro, il procedimento di valutazione e risarcimento che inizia con la dichiarazione dello ‘stato di emergenza’ e finisce con la distribuzione delle risorse attraverso gli enti locali è risultato spesso lungo, inefficace e complesso. Attualmente, tra l'altro, anche il provvedimento "Milleproroghe” non consentirebbe nessun tipo di intervento, causa mancanza fondi. Ed ogni ipotesi di risarcimento alle popolazioni colpite è difficile da immaginare.

Come riferisce anche il Centro Studi AssicuraEconomia.it, oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici.

“Un’adeguata copertura assicurativa pubblico-privata”, spiega l'esperto Coviello, “consentirebbe, invece, di far coprire i danni ai beni privati dalle compagnie del settore, lasciando all'intervento dello Stato solo le spese di primo soccorso e di ripristino delle opere e delle infrastrutture pubbliche”. Così come avviene nei ventuno paesi che hanno già previsto un sistema pubblico o parzialmente privatizzato di assicurazione contro le calamità naturali: tra questi, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Francia, Germania, Giappone, Spagna, Messico, Turchia e Romania. La soluzione, allora, potrebbe essere quella di 'spalmare' il rischio a livello comunitario, con una copertura pubblica europea di ultima istanza”.

Ad esempio, si potrebbero attivare polizze Catastrophe cover, ricorrendo a un consorzio obbligatorio europeo di riassicurazione che potrebbe assumere anche un ruolo di monitoraggio dei rischi, mediante un proprio corpo peritale. Le polizze andrebbero infatti parametrate sulla probabilità di accadimento nei diversi contesti territoriali, utilizzando sia le ricerche scientifiche, sia le serie storiche disponibili, in particolare per i terremoti, conclude il ricercatore Cnr.

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di Redazione
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