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Ma la Fnsi respinge la richiesta

Ddl intercettazioni: dal web no allo sciopero del 9 luglio


Ddl intercettazioni: dal web no allo sciopero del 9 luglio
05/07/2010, 11:07

ROMA - La Federazione nazionale della stampa italiana ha deciso di fare uno sciopero per il 9 luglio contro la legge sulle intercettazioni, che sta diventando nota come legge-bavaglio. Tuttavia, paradossalmente a contestare la decisione di sospendere il lavoro per protesta, sono proprio i cittadini, attraverso Facebook ed Internet. Il gruppo "Valigia blu" (è quello che ha lanciato l'idea di mandare una marea di e.mail, stampate su carta, al direttore del TG1 Augusto Minzolini, quando si disse nel suo TG che Mills era stato assolto, mentre in realtà il suo reato era prescritto) ha inviato una lettera, nella quale invita il sindacato a rinunciare allo sciopero, sostituendolo con altre forme di protesta. E quindi il gruppo scrive. "Vi chiediamo di non scioperare venerdì 9 luglio, pensate a una forma di protesta più forte e originale: regalate ai vostri lettori i vostri giornali. O fateli pagare la metà. Una maggiore diffusione dei giornali -siamo convinti - sarà gradita anche  dagli inserzionisti. E agli editori che avranno paura di coprire i costi di questa operazione chiediamo più coraggio. In fondo si tratta di investire per un solo giorno puntando al ritorno non in termini economici ma di libertà e di democrazia. Sarebbero tutti felici: editori, inserzionisti, lettori, giornalisti. Gli unici a non essere felici sarebbero quelli che in modo irresponsabile stanno portando avanti questa sciagurata legge, coloro che in un colpo solo vogliono legare le mani ai magistrati e mettere il bavaglio ai giornalisti, ledendo i diritti fondamentali dei cittadini alla sicurezza e all'informazione".
D'altronde nei giorni scorsi anche Marco Travaglio aveva fatto notare che non era una grande idea protestare - contro un bavaglio all'informazione - autoimbavagliandosi, cioè facendo le prove di quello che ci vogliono fare.
E poi, sarebbe uno sciopero ridotto. Come sempre, i giornali legati direttamente o indirettamente al premier non partecipano: Il Foglio, Il Giornale, Libero, Il Tempo, Il Riformista. Se gli altri si tappano la bocca, resta solo la voce del governo, senza alcun contraddittorio. Il che potrebbe far verificare che proprio l'8 luglio si possa decidere di far passare qualche provvedimento anomalo contando sull'assoluto silenzio delle TV per il giono dopo.

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di Antonio Rispoli
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