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Berlusconi:"Cercheremo di migliorarlo più avanti"

Ddl intercettazioni: Finiani appoggiano la maggioranza


Ddl intercettazioni: Finiani appoggiano la maggioranza
10/06/2010, 19:06

ROMA - Passato il discusso ddl intercettazioni al Senato, si prepara una poderosa ondata di proteste che investiranno tutto il territorio italiano e che vedranno protagonisti magistrati, giornalisti, editori e politici. Un "no" che in più occasioni si è dimostrato trasversale e quindi esternato più volte da molti cittadini ed elettori. 
Tuttavia, per Silvio Berlusconi,  gli scontenti pronti ad opporsi con tutte le loro forze alla nuova legge sono "solo una piccola lobby di magistrati e giornalisti" dato che "la grandissima maggioranza degli italiani è stanca di non poter usare il telefono perché teme di essere spiata".
Il provvedimento, come noto, è stato approvato solo grazie all'ennesimo utilizzo della fiducia; con 14 senatori dell'Idv espulsi da
Renato Schifani, quelli del Pd che in segno di protesta non hanno partecipato al voto ed il gruppo finiano che ha deciso di votare compatto per il "si"; dimostrando che nei programmi di Gianfranco Fini non c'è assolutamente  spazio per una rottura netta e decisiva con il Premier ma, probabilmente,  un'esclusiva quanto fiacca forma di  protesta accondiscendente. Come uno dei fedelissimi (Guerra ndr) dell'ex leader di An ha osservato, infatti, l'utilizzo delle fiducia da parte dell'esecutivo di centrodestra "ha impedito modifiche asupicabili nel contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata". Nonostante questo grave limite riscontrato, però, i finiani hanno comunque deciso di approvare la stesura definitiva del testo e di appoggiare dunque il governo in maniera totale.
Stessa linea di condanna con allegata contraddizione nei modi d'agire è stata poi adottata anche dal portale web di "Farefuturo"; da settimane impegnato nella proposta di emendamenti e modifiche sostanziali che avrebbero dovuto rendere più digeribile il testo ai finiani e a  quella "lobby di giornalisti e magistrati" ancora insofferenti alle proposte legislative della maggioranza.
In aula sono rimbombate le dichiarazioni orgogliose di Maurizio Gasparri:"Votiamo sì orgogliosi e convinti, come sempre, questa legge utile e importante". Ben diverso era stato il commento precedente della presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro:"Il testo sulle intercettazioni - avava infatti osservato - è pieno di elementi di irragionevolezza. Ci sono motivi per ricorrere alla Corte Costituzionale, prima di qualsiasi attività referendaria". Sulla stessa linea ma decisamente più moderato il pensiero di Pier Ferdinando Casini che ha precisato:"Questa legge così ancora non va e servirebbe un dibattito ampio per rafforzare il senso della legalità e il ruolo della stampa".
Tornando a Gasparri, il capogruppo del Pdl, dopo aver sottolienato "l'antidemocraticità" dell'opposizione, ha voluto ribadire che le intercettazioni "sono l’extrema ratio per le indagini e invece ora se ne fa un uso costante, continuo per indagare, anzi si comincia intercettando".
Intanto, oltre allo sciopero nazionale previsto per il prossimo 9 luglio ed organizzato dalla Fnsi, numerose sono le proteste e le manifestazioni che saranno proposte in grossa parte proprio davanti alle principali sedi istituzionali. I partecipanti sono stimanti in diverse centinaia di migliaia e, di conseguenza, sarà difficile per il Cavaliere continuare a sostenere la tesi delle lobby "rosse" e della "maggioranza dei cittadini" che perde il sonno con il terrore di essere intercettata da qualche magistrato guardato e poi pubblicata da qualche giornalista senza scrupoli.

NAPOLITANO FIRMERA' LA LEGGE
L'ultima tappa per il ddl intercettazioni resta dunque Giorgio Napolitano che, però, ha già fatto intendere che firmerà senza chiedere alcuna modifica la norma appena approvata dal Parlamento. Intervistato dai cronisti, infatti, il capo dello Stato ha dichiarato:"I professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera. Per il resto non ho nulla da aggiungere".

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di Germano Milite
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