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Intanto monta la protesta fuori il Pantheon

Ddl intercettazioni nel caos, la Bongiorno si dimette

La finiana ha indicato Enrico Costa come suo sostituto

Ddl intercettazioni nel caos, la Bongiorno si dimette
05/10/2011, 19:10

ROMA - Dopo che l'emendamento presentato dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, Enrico Costa, ha ricevuto parere favorevole dal governo, è stato anche votato a maggioranza. E questo ha portato Giulia Bongiorno a dimettersi definitivamente da relatore del ddl intercettazioni. La parlamentare finiana ha quindi indicato Enrico Costa come possibile relatore, al suo posto, del provvedimento. «Non mi riconosco in questo testo e trovo inaccettabile che sia bastato uno schioccar di dita del premier per mandare in fumo due anni e mezzo di lavoro per cercare un accordo» sul ddl intercettazioni. Lo ha detto la presidente della Commissione giustizia, Giulia Bongiorno spiegando le dimissioni da relatrice del provvedimento.  «Alfano è persona politicamente intelligente e brava, avrebbe dovuto tenere il punto perchè per trovare questo accordo non abbiamo trattato per tre ore ma per due anni e mezzo» ricorda Bongiorno secondo la quale «quando si supera il limite ci si prende anche un rischio». «Invece di dire sempre sì al premier, gli si poteva spiegare l'importanza e il valore di un accordo su un problema così delicato», continua Bongiorno che stigmatizza il comportamento della maggioranza «nonostante la disponibilità mostrata dall'Udc a ritirare la pregiudiziale di costituzionalità». «Invece si è voluto procedere - aggiunge la parlamentare finiana - con una modifica inaccettabile anche per chi, come me, è contrario a pubblicazioni indiscriminate di intercettazioni. Ora, invece, c'è un rischio serio di black out» continua Bongiorno che sottolinea di aver «aspettato fino all'ultimo momento utile prima di dare le dimissioni». La deputata non ha voluto tuttavia commentare il rischio che questo provvedimento possa non passare il vaglio del Quirinale. «Non mi sognerei mai di dare suggerimenti al Presidente della Repubblica. Nessuno deve osare di anticipare il suo giudizio», ha poi concluso.
Non si sono fatte attendere le reazioni dal mono politico. «Non ho compreso le ragioni delle sue dimissioni, ma evidentemente lo ha fatto per rafforzare il suo ruolo, come punto di riferimento della giustizia, nel Terzo Polo». Il capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, commenta così la decisione del presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno di dimettersi da relatore del ddl intercettazioni.  «Di fronte alla continua pubblicazione di testi di intercettazioni private è giusto che il legislatore si adoperi per individuare degli strumenti di prevenzione. Ma è altrettanto vero - prosegue Enrico Costa - che il lavoro dei giornalisti finalizzato alla pubblicazione della notizia non può essere compresso attraverso la minaccia di pesanti sanzioni». «Ben diverso - prosegue il deputato del Pdl - sarebbe un eventuale intervento che punti a sanzionare realmente gli editori che sono coloro che effettivamente beneficiano delle notizie indebitamente pubblicate». Il capogruppo dei berlusconiani in Commissione Giustizia della Camera difende poi il suo emendamento che punta a rendere impubblicabili le intercettazioni fino al momento dell'udienza filtro. «La mia proposta di modifica - sottolinea - è perfettamente coerente con il testo perchè punta a rafforzare il ruolo dell'udienza filtro che è uno dei punti centrali del provvedimento. Un momento del procedimento per il quale anche l'opposizione si è battuta a lungo». Costa, infatti, respinge la critica del Pd secondo la quale nelle ordinanze di custodia cautelari o nei decreti di perquisizione già è stata compiuta una selezione dal giudice. «Se così fosse - ribatte Costa - allora perchè prevedere all'interno del procedimento penale il momento dell'udienza filtro, richiesto a gran voce dal Pd e dal resto delle opposizioni?». «Se una selezione è già stata compiuta - conclude il deputato - perchè se ne dovrebbe rendere necessaria un'altra? È chiaro che è quello dell'udienza filtro che deve prendere il sopravvento con questa riforma». 

La protesta:

Chiusure lampo calate davanti alla bocca, mascherine di carta con scritto “Il bavaglio no, vergogna”, una signora con la bocca, le orecchie e gli occhi coperti dallo scotch e un cappello con scritto “Berlusconi, Bossi e Alfano ci vogliono cosi” sono fra le forme di protesta adottate dai partecipanti, circa un centinaio, al presidio organizzato davanti al Pantheon contro il ddl intercettazioni. Da poco meno di due ore, sul piccolo palco si alternano politici, giornalisti e rappresentanti della società civile. Fra gli altri, presenti Antonio Di Pietro, Paolo Gentiloni, il presidente e il segretario della Fnsi, Roberto Natale e Franco Siddi, Francesco Pancho Pardi (Idv), Giancarlo Ghirra (segretario generale dell'Ordine dei giornalisti), Claudio Giardulli, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil. Fra gli interventi, quello di Giulia Innocenzi, responsabile per l'Italia di Avaaz, una delle più grandi organizzazioni di mobilitazione su Internet, che conta nel mondo 10 milioni di membri e 600 mila nel nostro Paese. «Porto qui simbolicamente le oltre 400 mila firme raccolte sul nostro sito. Avevamo iniziato la campagna l'anno scorso - ha detto Innocenzi -, poi l'avevamo fermata quando si era trovato un accordo. Ora l'abbiamo riaperta da tre ore e alle 350 mila firme che avevamo raccolto se ne sono già aggiunte altre 70 mila. Continueremo a mobilitarci contro il provvedimento». Nella folla, composta da persone che vanno dai 20 anni agli oltre 70, c'è anche chi aspetta i politici sotto il palchetto per scambiare con loro qualche parola.

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di Valerio Esca
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