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Anche Chiti (Pd) pronto a ritirare la firma

Ddl salva-Sallusti: Pd ed Udc dicono no alle norme contro i giornalisti

Ma il Pdl non intende rinunciare alle modifiche apportate

Ddl salva-Sallusti: Pd ed Udc dicono no alle norme contro i giornalisti
22/10/2012, 08:57

ROMA - Comincia a sollevare qualche dubbio il cosiddetto ddl salva-Sallusti, presentato con le prime firme di Maurizio Gasparri del Pdl e Vannino Chiti del Pd. La legge era iniziata come una norma per evitare che il direttore del Giornale Alessandro Sallusti finisse in carcere, ma il passaggio in Commissione Giustizia l'ha profondamente modificato, grazie all'introduzione di norme che colpiscono la libertà dei giornalisti. Norme introdotte sia dal Pdl che dal Pd che dagli altri partiti. Si va da quella che stabilisce che l'editore debba pagare multe fino a 750 mila euro, per un articolo considerato diffamatorio a quella che stabilisce l'interdizione per tre anni dal proprio lavoro al giornalista che venisse condannato per la seconda volta; dalla norma che obbliga il giornale a pubblicare una eventuale rettifica per una settimana e in uno spazio grande il doppio di quello riservato alla notizia, alla norma che quintuplica il risarcimento se la parte offesa è un politico. 
Insomma, una vera caccia al giornalista, su cui Pd e Udc ci stanno ripensando, forse perchè sgomentati dalle reazioni che ci sono in Rete. E quindi il parziale dietro front. Con Chiti che dice: "Se verrà fuori un pasticcio sono pronto a togliere la mia firma"; Luigi Zanda che rincara: "Il sentimento comune del Pd è contro l'arresto, contro le maximulte, contro le esagerazioni che abbiamo letto nel pezzo di Repubblica. Non le faremo passare"; e la capogruppo Anna Finocchiaro che conclude: "Ci siamo opposti alla deliberante che abbiamo fatto saltare. Oltre all'abolizione della pena detentiva, ci vuole un sistema che bilanci la risarcibilità dell'onore e della dignità del diffamato. È una battaglia che il Pd fa da 15 anni". 
ANche Roberto Rao, dell'Udc, fa sentire la propria voce: "Dobbiamo scongiurare che le norme sulla diffamazione a mezzo stampa riguardino tutti i blog. Quanto all'aumento delle pene, la diffamazione dev'essere duramente sanzionata, ma questa legge non può essere un cavallo di Troia per fare norme intimidatorie contro i giornalisti". 
Ma la realtà, per ora è una legge censoria, che neanche il governo Berlusconi aveva mai pensato di fare.  

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di Antonio Rispoli
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