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Debito pubblico e ricchezza del Paese


Debito pubblico e ricchezza del Paese
16/05/2009, 07:05

 

DEBITO PUBBLICO E RICCHEZZA DEL PAESE


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Sono arrivati i nuovi dati sul debito pubblico, sulle entrate dello Stato e sulle tendenze del Prodotto Interno Lordo.

Da Febbraio ad Aprile il debito pubblico ha avuto un incremento di 33 miliardi di Euro. Passando da 1708 a 1741 Mld di Euro, registrando un incremento percentuale del 1,84%.

Se questa tendenza si conferma nel corso di questo anno, senza ulteriore aggravamento, il debito registrerà una crescita del 5,22%, che tradotto in cifra significherà che l’aumento sarà di 94 miliardi di Euro facendo arrivare la somma totale del nostro debito pubblico a superare la fatidica quota di 1800 miliardi.

Purtroppo a questo incremento corrisponde una diminuzione delle entrate pari a circa 4 miliardi e mezzo di Euro, che sta facendo scendere velocemente il nostro prodotto interno lordo al di sotto dei 1700 miliardi di Euro.

Se non si registreranno tracolli ulteriori, il nostro Paese uscirà dai parametri di Maastricht del 5,8%, questo significa, nella logica degli accordi di Maastricht, che per rientrare nei parametri, escludendo una cura drastica ed impossibile, le prossime tre finanziarie del nostro paese partiranno con un handicap di 30 miliardi l’anno da recuperare. Ovvero, in questi mesi ci stiamo giocando i prossimi tre anni, 2010 – 2012, di Bilancio dello Stato. Per ricordare ai nostri lettori alcune vicende recenti, l’ultima finanziaria del governo Prodi, che è stata in vigore per tutto l’anno passato era basata su una manovra di rientro di 18,5 miliardi di Euro e fu molto criticata dal centro destra.

In soli 4 mesi della vigenza della Legge Finanziaria di Tremonti, il sistema è fuori controllo.

Infatti, mantenendo stabili i tagli alla spesa pubblica già effettuata, bisognerà provvedere a nuovi tagli e sicuramente bisognerà aumentare le tasse per far fronte a questo nuovo e grave indebitamento dello Stato.

Da questi brevi dati, forniti dall’Istat e disponibili in rete, si evince una prima inconfutabile verità: c’è differenza tra economia privata ed economia pubblica. Da questa affermazione ne deriva, come primo corollario che se l’economia privata sta uscendo dalla crisi, come afferma il Governo e la Confindustria, questo non significa in assoluto che è un bene per l’economia pubblica; non significa che è un bene per tutti i cittadini. Altro corollario da tenere conto e che non sono uguali i tempi della risoluzione della crisi tra il settore privato e il pubblico. Infatti, se un imprenditore, razionalizzando le spese, diminuendo il numero dei dipendenti, dilazionando i pagamenti, riducendo l’indebitamento finanziario, attivando un cambiamento del processo produttivo e migliorando la qualità del prodotto, riesce ad intravedere la fine della propria crisi; per una famiglia italiana media non sarà così.

Perché alla diminuzione delle entrate: diminuzione del valore effettivo delle retribuzioni, allungamento dei tempi per i rinnovi contrattuali, cassa integrazione, perdita del lavoro; corrisponderà l’aumento delle uscite, che risulteranno indipendenti dalla propria volontà di spesa. Soprattutto se non si aumentano le tasse si avrà un aumento delle spese sanitarie, per la scuola dei figli, per i trasporti, per l’assistenza agli anziani ed ai disabili. Le famiglie italiane, per affrontare questo, diminuiranno quelle spese che rappresentano un lusso: la cultura, giornali, libri teatro, cinema spettacoli musicali, il benessere fisico, il divertimento e le vacanze. Questo sta già avvenendo in maniera massiccia, ma se la crisi sarà spalmata sui prossimi tra anni, bisognerà intaccare i consumi reali, assumere nuovi comportamenti di vita, rinunciare a molto di quello che oggi appare normale. Tutto questo non sarebbe un gran male, se ad essere contratti fossero i consumi inutili a cui siamo costretti dal consumismo imperante. Alla fine ci troveremo tutti in una società migliore, meno dissipatrice di beni, di energia, di terra e di futuro.

Come si vede, ci sarà un periodo difficile per le famiglie italiane e sarà lungo da superare,purtroppo, il Governo procede su una strada molto pericolosa. Da una parte si dice che la crisi,da noi, sarà meno forte degli altri Paesi, con una certa ragione, perché in Italia, il sistema di potere ha garantito meglio l’economia privata e la struttura finanziaria.

Quello che non si dice agli italiani che il futuro di tutti sarà un futuro difficile. Questo comporta una contraddizione che la stragrande maggioranza degli italiani avverte, tra quanto viene affermato e quello che si vive quotidianamente. Tutto questo è alla base di una insicurezza sociale, che spesso diventa una paura diffusa di cui non si conosce la causa. Il terremoto fatto vivere in diretta, la spazzatura messa in mostra a tutto il mondo, le campagne xenofobe lanciate contro gli stranieri, sono alla base del messaggio che permette di raccogliere i consensi elettorali di un Paese che si vede privato del sogno consumistico che gli stessi interpreti del Governo avevano proposto agli italiani negli anni passati. La paura è il messaggio politico che giunge dalla maggioranza al Paese. Paura da una parte, rassicurazione dall’altra: siamo noi che vi porteremo fuori da questa situazione!

Non è mai piaciuto agli italiani il rigore di Ciampi e Padoa Schioppa, piace a tutti invece Tremonti, che si rappresenta come il furbo commercialista al quale ci si rivolge per non pagare troppe tasse.

Ci aspettano tempi duri. A proposito di numeri, di fronte alla campagna del terrore contro i clandestini, nessuno vuole mai parlare di numeri precisi, perché i numeri non possono essere manipolati, va ricordato, ed i dati sono sulla rete del Ministero degli Interni, che in Italia, nel giro di questo anno di Governo di centro destra sono arrivati sui barconi 36.000 persone, a fronte di 18.500 che sono arrivati nel nostro Paese mentre vigeva la legge Napolitano – Turco. Degli arrivi di questi mesi, oltre 10.000 hanno poi ottenuto dal nostro Paese il diritto di asilo. Quando rimandiamo in Libia i barconi carichi di disperati un terzo di loro che hanno diritto al nostro aiuto, vengono rispediti indietro. Non sono poche persone. Ma la campagna della paura non ammette pietà, che cosa sono pochi morti africani per mantenere al potere Bossi e la sua banda di fascisti?

Ci accorgeremo di quello che stiamo facendo solo quando la Lega, finita la sua campagna contro gli immigrati di colore, riprenderà la sua campagna contro i meridionali, che è il suo più importante obiettivo.

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di Raffaele Pirozzi
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