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DELIRI BOSSIANI; AUSPICI ITALIANI


DELIRI BOSSIANI; AUSPICI ITALIANI
21/07/2008, 19:07

Anche il più convinto berlusconiano avrebbe dovuto recedere dalla tentazione di regalare un voto al Pdl a causa di un’alleanza, sporca come il pannolino di un lattante, con un “essere” (perché è di essere vivente indefinito che si parla e non di persona) come Umberto Bossi. Un uomo (?) che, se potesse, proporrebbe il vilipendio come sport nazionale e il razzismo come materia di insegnamento nelle scuole. C’è chi si è immunizzato, oramai e vede la “filosofia Bossiana” come una grottesca manifestazione di ignoranza che, negli ultimi tempi, a causa della crisi economica imperante e della necessità di trovare un capro espiatorio per le condizioni di vita palesemente peggiorate, ha raccolto molti, “confusi” e arrabbiati accoliti. Una filosofia spesso e volentieri combattuta con il “lasciatelo delirare in santa pace” che, però, in questa occasione, ha incontrato il giusto (anche se probabilmente inutile) biasimo di molti personaggi noti e meno noti del panorama politico italiano.

Tra i tanti "indignati", spicca Gianfranco Fini il quale, probabilmente, è tra quelli che hanno accettato con maggior riluttanza l’alleanza con la lega. il presidente della Camera, intervenendo in aula nel corso di un dibattito dedicato alle parole pronunciate dal leader della Lega sull'Inno di Mameli, ha infatti sostenuto che, L’inno di Mameli: “rappresenta per il popolo italiano un simbolo che va rispettato” e che “non esiste un'Italia del nord, del centro e del sud, ma un'unità degli italiani che in quel simbolo si riconoscono”. Parole ovvie che ,inevitabilmente, suonano come un fastidioso déjà vu di dichiarazioni più o meno perentorie e di moniti, più o meno “scandalizzati”, che innumerevoli volte si sono levati contro il Senatur. Fini, tra gli applausi dell’aula, ha poi aggiunto l’auspicio che Bossi: “Cui tutti danno atto di grande passione politica, coglierà l'occasione per precisare il suo pensiero”. Su quest’ultima frase, val la pena di operare una breve riflessione: cosa accadrebbe, infatti, se Bossi avesse sul serio l’occasione di “precisare il suo pensiero” senza i già inesistenti filtri di educazione, rispetto del sentimento nazionale ecc..?! Ripensandoci, l’auspicio di Fini, suona come agghiacciante.

Al presidente della camera si sarebbe potuto suggerire un monito diverso, concreto, sacrosanto; opposto. Il pensiero del leader della lega, infatti, non va “precisato” ma combattuto, ridicolizzato, stordito. E questo il nostro auspicio: che presto, le sconclusionate dichiarazioni del Senatur, siano solo un triste, squallido ma lontano ricordo.

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di Germano Milite
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