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Anche Crimi minaccia ritorsioni

Di Maio: "Niente pubblicità per i giornali che ci sono nemici"


Di Maio: 'Niente pubblicità per i giornali che ci sono nemici'
12/09/2018, 09:20

ROMA - Non basta a Luigi Di Maio il fatto di poter andare in Tv a fare solo monologhi, senza mai un contraddittorio. Vuole il controllo totale dei mass media. Come dimostrano le sue parole: "I giornali dei 'prenditori editori' ormai ogni giorno inquinano il dibattito pubblico e la cosa peggiore è che lo fanno grazie anche ai soldi della collettività: in legge di bilancio porteremo il taglio dei contributi pubblici indiretti e stiamo approntando la lettera alle società partecipate dallo Stato per chiedere di smetterla di pagare i giornali (con investimenti spropositati e dal dubbio ritorno economico) per evitare che si faccia informazione sui loro affari e per pilotare le notizie in base ai loro comodi". Sembra che a far saltare i nervi a Di Maio sia stata la diffusione della notizia, anticipata ieri da Repubblica e poi da altri giornali, che non ci sarà alcun reddito di cittadinanza, ma solo un minisussidio di 300 euro per poco più di un milione di persone. Notizia che Di Maio non ha smentito: "Questo non è giornalismo, è solo propaganda per difendere gli interessi di una ristretta élite che pensa di poter continuare a fare il bello e il cattivo tempo: non sarà più così, il Paese ha bisogno di un'informazione libera e di editori puri senza altri interessi". 

Anche il sottosegretario Vito Crimi, con delega all'imprenditoria, se la prende con i giornali: "A contare sono solo i comitati di affari che foraggiano i giornali con inserzioni a peso d'oro. Come si spiega il silenzio del maggior numero dei giornali  sul nome dei Benetton? Per giorni sono riusciti a non citare nemmeno per sbaglio questi fantomatici innominati, padroni di fatto di Autostrade per l'Italia nonché elargitori di generosi investimenti in inserzioni pubblicitarie. Poi è arrivata  la conclusione della trattativa sull'Ilva di Taranto: un grande risultato per il nostro governo, ma i giornali si sono ben guardati dal concedere spazio a questa buona notizia. Per mesi hanno sguinzagliato i migliori giornalisti e dedicato prime pagine sperando nel fallimento del ministro Luigi Di Maio. E adesso? Anziché riconoscere i nostri meriti, ripartono all'attacco con pagine sull'immaginaria gaffe di Di Maio: abbiamo capito il loro gioco: parlare del governo solo per parlarne male. Ma non saranno le fabbriche di fake news a fermarci. Il nostro obiettivo è sacrosanto, liberare per davvero l'informazione italiana e per essere libera l'informazione italiana deve slegarsi dai soldi pubblici e dalla politica che glieli elargisce

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di Antonio Rispoli
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