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Diario di una crisi di Governo.


Diario di una crisi di Governo.
17/10/2010, 10:10

 

DIARIO DI UNA CRISI DI GOVERNO.

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

Mentre per le strade di Roma sfilano i metalmeccanici della FIOM, iniziamo a scrivere il diario di questa fase politica caratterizzata da una crisi del Governo, tanto grave, quanto inarrestabile.

Come abbiamo raccontato nei nostri articoli, la crisi si è di fatto concretizzata nel momento stesso in cui Berlusconi ha ottenuto la fiducia alla Camera dei Deputati, registrando il consenso di un numero di deputati superiore a quelli che avevano votato per lui nel 2008.

Il nostro premier si occupa molto poco del Governo, le sue uscite pubbliche sono affidate alle telefonate in diretta alle riunioni dei gruppi politici della sua maggioranza, oppure ai siti web, a cui affida il suo pensiero, i suoi impegni per il futuro e le solite accuse ai magistrati ed alla sinistra.

Di lui si registrano solo le immagini imbarazzate affianco al leader libico Gheddafi, oppure mentre è insieme al suo amico Putin ospite nella sua Dacia in Russia. L’unica vera attività politica a cui il Cavaliere si dedica è la riforma della Giustizia, ovvero come scrivere una legge che lo metta definitivamente al riparo contro il rischio di processi e condanne. Il Premier è stato per 5 mesi Ministro dello Sviluppo Economico e non ha mai affrontato nemmeno una vertenza di crisi industriale.

Il nostro Presidente del Consiglio non ha nemmeno partecipato alla riunione del Governo che aveva all’ordine del giorno il varo della legge di Stabilità che sostituisce la legge finanziaria, ovvero la legge più importante per l’attività del Governo. Era stato operato alla mano ed era convalescente nella sua villa in Sardegna. La riunione del Governo è stata presieduta dal Ministro tremonti, che da molti mesi a questa parte è il vero capo dell’esecutivo.

 

Un cronista, che bisognerebbe ringraziare per la sua intelligente attenzione, ha rilevato quanto tempo durano le riunioni del Governo. Ha stilato una graduatoria delle durate e facendo una media della attività collegiale dei Ministri ha ricavato che il tempo medio di durata delle riunioni delle Consiglio è di 39 minuti. In pratica, tra l’apertura dei lavori, l’approntare del verbale, la registrazione dei Ministri presenti e la lettura dell’ordine del giorno, una riunione del Governo dura meno di mezzora. Questo significa che nel Consiglio nessuno interviene nel merito dei provvedimenti, che vengono adottati con una velocità senza precedenti. Questo significa che i provvedimenti sono discussi in altra sede da un ristretto numero di persone, che si riuniscono quasi sempre a palazzo Grazioli o nelle ville del premier e dove si decidono le sorti del Paese.

I documenti che vengono portati in Consiglio sono sempre delle tracce delle leggi che, dopo la formale approvazione dei Ministri, saranno materialmente scritte negli uffici di Palazzo Chigi successivamente e, pertanto suscettibili di ogni cambiamento. Anche il Governo è stato svuotato delle sue prerogative, i Ministri contano poco o nulla per questo centro destra che ha già provveduto a svuotare di significato il parlamento con le continue richieste di voto di fiducia su qualsiasi legge che deve essere approvata dalle camere. L’ultima riunione del Governo, senza il suo Presidente, è durata appena mezzora, ed ha registrato l’assenza di qualche Ministro, che ha ritenuto più importante svolgere delle proprie attività, che partecipare alla riunione che deliberava la legge di Bilancio per l’anno prossimo. Si capisce, da questi atteggiamenti che Bondi e qualcun altro, pensano già alle elezioni della prossima Primavera.

Questo è il desolante quadro della attività del nostro Governo, che si trova ad agire nel pieno di una crisi economica tanto grave da mettere in discussione gli equilibri economici mondiali.

Per avere notizie certe sulla nostra situazione dobbiamo affidarci alla onestà intellettuale e professionale del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che ci fornisce le cifre della nostra preoccupante situazione. Il nostro debito pubblico cresce in maniera costante, è arrivato alla fine di Settembre a 1842 miliardi di euro, la disoccupazione reale ha superato l’ 11%, come media nazionale, mentre la crescita si attesta solo all’ 1%. Di fronte a questi dati, ci saremmo aspettati una maggiore attività da parte del Governo, invece si svolgono riunioni molto importantiper il futuro del nostro paese in pochi minuti e con tale superficialità, da far pensare ad un esecutivo in pieno dissolvimento. D’altra parte i problemi giudiziari di Berlusconi continuano ad aumentare. E’ di queste ore l’indagine della procura di Roma su presunte irregolarità nella gestione della RTI e di una presunta evasione del fisco per oltre 8 milioni di euro. Nel frattempo che tutto questo avviene, Fini, da Presidente della Camera organizza e sollecita un nuovo movimento politico, aggiungendo in questo modo anche il suo contributo alla delegittimazione delle istituzioni.


 

I paradossi che rendono ola nostra politica unica al mondo continuano ed aumentano. Ne tracciamo di seguito un piccolo elenco:

L’Italia è l’unico paese al mondo in cui l’uomo più ricco è il capo del Governo, è il capo della maggioranza politica, è il capo del partito che ha ottenuto più voti in assoluto alle elezioni, è il proprietario del maggior network dell’informazione e a suo dire non è libero di governare.

L’Italia è l’unico paese al mondo in cui il presidente di uno dei due rami del parlamento crea un proprio partito politico e continua a far parte della maggioranza di Governo da lui contestata. L’Italia è l’unico paese al mondo in cui un ex magistrato è il capo di un partito politico. Non esiste in nessun paese una tale mobilità tra i diversi poteri dello Stato. Di Pietro è stato magistrato, ministro, parlamentare, ricoprendo in questo modo senza soluzione di continuità tutti e tre i ruoli previsti dalla nostro costituzione.

L’Italia è l’unico paese in cui ex comunisti ed ex fascisti, sconfitti dalla storia, si alternano al governo, mentre i partiti che esprimevano le posizioni politiche vincenti: i democratici liberali ed i socialisti, non riescono nemmeno a fare testimonianza delle loro proposte e delle loro idee.

Da 16 anni abbiamo lasciato la cosiddetta prima Repubblica è il fallimento in atto delle esperienze politiche maggioritarie, dimostrano che non è stata ancora costruita una nuova e duratura “Seconda Repubblica”.

La grave crisi economica e sociale che sta sconvolgendo le grandi economie occidentali, ha evidenziato la debolezza culturale e politica delle proposte di una classe dirigente senza strategia. Le responsabilità del Centro Destra sono evidenti ed enormi, la demagogia e la superficialità, che nascondevano una diffusa abitudine alla corruzione ed al clientelismo, non sono in grado di reggere durante un periodo di crisi rconomica tanto devastante come quello che stiamo vivendo in questi anni.

D’altra parte, gli italiani vanno sempre dietro ai vincitori di turno, oggi, molti si sentono vincitori perché la Fiom ha tenuto una grande manifestazione, ma, purtroppo lunedì tutti dovranno misurarsi da soli con i loro problemi, le proprie difficoltà, le proprie sconfitte, in attesa di una crisi di Governo ancora lontana da compiersi, ma già in atto.

 


 


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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