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Il legale:"un abuso"

Diodato fuori dal Consiglio: la conferma della Prefettura


Diodato fuori dal Consiglio: la conferma della Prefettura
11/10/2010, 16:10

Aggiornamento delle ore 19:43

Con una lettera inviata agli uffici della presidenza della Giunta regionale della Campania il prefetto di Napoli ha invitato il Consiglio regionale a mettere in moto le procedure per la decadenza del consigliere regionale del Pdl Pietro Diodato. Secondo quanto accertato dalla Prefettura, infatti, a carico di Diodato ci sarebbe una condanna passata in giudicato il 18 gennaio 2008 per i disordini scoppiati nei seggi elettorali la sera del 13 maggio del 2001 e per i quali Diodato è stato condannato a 1 anno e sei mesi con sospensione della pena. A Diodato è stata inflitta anche l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e a questa pena accessoria fa riferimento l'iniziativa della Prefettura.
La Prefettura ne dà comunicazione - si apprende - per mettere in condizione l'assemblea regionale di funzionare regolarmente a pieno organico.

LA REAZIONE  DEL LEGALE - "Allo stato non risulta alcun provvedimento prefettizio - che sia di sospensione, revoca o destituzione - nei confronti del consigliere regionale della Campania Pietro Diodato. Né potrebbe risultare". E' la posizione espressa dal legale del consigliere regionale del Pdl Pietro Diodato, l'avvocato Giovanni Formicola. "Infatti - prosegue il legale - la sanzione accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici inflitta al consigliere Diodato con la sentenza che lo condannava non già per brogli elettorali - e si diffida chiunque dal qualificare così i fatti per i quali è stato condannato -, ma per violazione della legge elettorale in occasione delle consultazioni amministrative a Napoli nel 2001, per essere intervenuto - secondo l'accusa, che é stata sempre, ancorché invano, respinta, al fine di far esercitare il diritto di voto ad elettori che lamentavano di esserne ingiustamente privati, è stata sospesa condizionalmente insieme con quella principale, e quindi non è esecutiva". "Ogni tentativo di applicarla, pertanto - sottolinea il legale - sarebbe contra legem, e se non un abuso certamente un errore". Pietro Diodato alle ultime elezioni regionali è stato uno dei consiglieri più votati della campania con circa 27.000 preferenze.



NAPOLI – Tanto tuonò che piovve. In Regione Campania non si parla d’altro. Pietro Diodato, consigliere regionale del Pdl, rischia la revoca a causa di una condanna definitiva ad 1 anno e 6 mesi di reclusione per una vicenda legata alla sostituzione e falsificazione di tessere elettorali, con pene accessorie di 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 5 anni di divieto di elettorato attivo e passivo. Nelle prossime ore si attende l’intervento definitivo della Prefettura che dovrebbe fare chiarezza su un caso spinoso denunciato proprio da Julie prima, durante e dopo la campagna elettorale. Un’inchiesta dettagliata, con tanti di documenti, che ha scatenato la reazione di Diodato: prima le minacce al cronista autore dell’inchiesta, Giovanni De Cicco, e poi una serie di querele per diffamazione non ancore discusse.
Se davvero dovesse arrivare la revoca da parte della Prefettura, si aprirebbero scenari inquietanti, anche perché la sentenza di condanna nei confronti di Pietro Diodato è stata emessa nel gennaio del 2008 e nessuno riesce a capire come mai l’esponente del Pdl sia restato al suo posto per tutti questi anni senza che nessuno sia intervenuto. C’è chi parla di “coperture influenti”, chi di semplice disattenzione. Una domanda nasce spontanea: perché tutto questo tempo prima di intervenire? Eppure, proprio “Julienews” prima della presentazione delle liste alle Regionali pubblicò un documento ufficiale, allegato anche a questo articolo, che testimoniava e conferma la condanna inflitta a Diodato.
Il politico di Pianura, salito alla ribalta della cronaca anche per rapporti di parentela con esponenti della criminalità organizzata interessati alla riapertura della discarica di Pianura, ha sempre ribadito che si tratta di una “pena sospesa”. Un discorso che cade se guardiamo ai precedenti. Un esempio su tutti Gaetano Pesce, consigliere provinciale di Alleanza nazionale. Fu condannato, pena sospesa, con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Proprio come Diodato. Ebbene, fu costretto a lasciare immediatamente l’Assise provinciale. Invece in questi tre anni c’è stato silenzio ed omertà attorno ad una vicenda chiarissima, dai contorni oscuri che dimostra quanto a Napoli e in Campania ci siano troppi intrecci che non aiutano la lotta alle commistioni tra la locale classe dirigente, la camorra e l’affarismo. La domanda, da ripetere all’infinito, è sempre la stessa: perché la Prefettura è intervenuta solo dopo tre anni? Che cosa è successo?
Infine, la questione è stata posta sempre dal cronista Giovanni De Cicco durante una conferenza stampa all’hotel “Vesuvio” di Napoli convocata da Mara Carfagna e da Ignazio La Russa. Tra l’imbarazzo generale gli esponenti del Pdl promisero un intervento che non c’è mai stato. La storia si ripete. Trasparenza e legalità. Due argomenti indigesti per la locale classe dirigente.

 

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di Redazione
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Ecco il documento che spiega i motivi dell'esclusione di Pietro Diodato