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Sindacati divisi, i partiti: ok discussione in Parlamento

Dl Lavoro, è già scontro. Il Colle: "Non sarà valanga di licenziamenti"


Dl Lavoro, è già scontro. Il Colle: 'Non sarà valanga di licenziamenti'
23/03/2012, 19:03

La riforma “lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall'Europa, e per questo discussa con le parti sociali con l'intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo” –come la descrive nella nota il Consiglio dei Ministri – sta già agitando un vespaio di polemiche. E poco importa se il Capo dello Stato Giorgio Napolitano promette che “non ci sarà una valanga di licenziamenti”: tutti auspicano un confronto alle Camere in tempi rapidi.
I primi a mostrarsi scettici sono i sindacati, che aprono comunque ad un confronto in Parlamento . “Il governo ha deciso per un ddl e questa è una buona notizia, perchè avremo tutto il tempo per affrontare il problema. Faremo un'azione di lobbying sul Parlamento perchè si trovino soluzioni più vantaggiose per i lavoratori" annuncia il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Che aggiunge: "Per l'articolo 18 speriamo sia finito il furore ideologico". Le modifiche a questo punto "saranno approvate dal Parlamento", quindi la Uil rivolgerà "l'appello per le modifiche ai gruppi parlamentari" dice il segretario Luigi Angeletti. In particolare "vogliamo che si eviti che nei licenziamenti per motivi economici possano in maniera fraudolenta rientrare le casistiche che avevamo blindato cioè disciplinari e discriminatori". Dura invece la posizione della Cgil: “Il Governo, costretto dal dibattito che si è aperto nel paese, ha deciso di scegliere lo strumento legislativo del disegno di legge. Il Governo la smetta di dire che sarà riservata particolare attenzione all'intento di evitare abusi perché per evitare gli abusi nei licenziamenti c'è solo il reintegro". "Pertanto - si legge in una nota della segreteria confederale - noi continueremo comunque a chiedere al Parlamento di modificare le parti di riforma che non vanno bene. Riconfermiamo quindi tutte le iniziative di mobilitazione già proclamate che accompagneranno l'iter della riforma in Parlamento". 
Ma è nei partiti che in queste ore si registrano le maggiori fibrillazioni. Il leader del Pd Pierluigi Bersani si dice "sereno” e spera che “sull'articolo 18 si vorrà ragionare altrimenti chiudiamo il Parlamento e così i mercati si rassicurano", dice caustico. "Molte cose di questa riforma del lavoro le appoggiamo, altre no. Ma sia chiaro - precisa - che quando si arriverà al dunque il Partito Democratico starà dalla parte dei lavoratori". "Non si può concepire che per i licenziamenti economici ci sia solo la monetizzazione, è il punto base altrimenti entriamo in un film che non è nostro, non è europeo ma americano - prosegue il leader del Pd - Tutto il mondo dice che le cose funzionano meglio in Germania, quali mercati possono obiettare se anche noi adottiamo il modello tedesco sull'articolo 18?". Prima di lui era stato fermo anche l'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema. "Una norma pasticciata - aveva avvisato - non serve a nulla, non credo dia nulla all'economia italiana e va corretta, e noi la correggeremo". "Ho fiducia che le persone ragionevoli vorranno correggere questa norma", prosege, sottolineando che "il Parlamento fa le leggi, il governo dovrà adeguarsi alla volontà del Parlamento". "Si tratta di migliorare una norma - conclude D'Alema - Lo stesso Monti dice che vigilerà contro abusi, vuol dire che è consapevole che sono possibili abusi".
Sulla stessa scia della Cgil che critica la decisione di procedere per decreto, anche il Pdl, il quale, secondo Ignazio La Russa, trova "molto grave” tale posizione “che rischia di creare squilibri politici e modificare in peggio il risultato ottenuto su una riforma così importante". 
Lapidario invece il commento della Lega: “La Banda Bassotti 'Monti, Alfano, Bersani, Casini' dopo aver ammazzato i pensionati ora vuole accoppare anche i lavoratori, con questa 'marchetta' fatta ai grandi imprenditori sull'art. 18. Ma stiano attenti, perché da adesso sarà lotta senza quartiere in Parlamento, nelle fabbriche e nelle piazze” afferma in una nota Roberto Calderoni. Durissime anche le reazioni dell'Italia dei Valori. "Tra approvare la riforma Monti-Fornero o mandare a casa il governo non vi è dubbio che la cosa più saggia è aiutare i tecnici a fare le valigie e a sbaraccare", sostiene il capogruppo dell'Idv al Senato Felice Belisario. ''Dal governo una dichiarazione di guerra guerreggiata ai lavoratori e ai giovani. E' la solita presa per i fondelli per milioni di cittadini. Sicuramente dovremo leggere le carte, ma e' gia' chiaro a tutti che e' stata mantenuta la provocazione sui licenziamenti facili''. Lo affermano, in una nota congiunta, il presidente dell'IdV, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi. ''L'art. 18 - proseguono Di Pietro e Zipponi - perde la propria efficacia nel difendere il diritto del lavoratori di rivolgersi a un giudice, chiedendo il reintegro nel posto di lavoro, qualora il licenziamento fosse ingiustificato. Il governo conferma la fattispecie del reintegro, nel caso del licenziamento discriminatorio, e lascia poi al giudice la possibilita' di scegliere tra reintegro e indennizzo nel caso di licenziamento disciplinare. Mentre, se il motivo del licenziamento fosse di natura economica, il giudice, una volta verificata l'inesistenza della ragione stessa, potrebbe solo comminare un indennizzo e non piu' il reintegro". Per i due esponente dell'Idv si tratta di "una truffa bella e buona ai danni dei lavoratori pubblici e privati. Ci chiediamo, infatti, quale sarà quell'imprenditore che licenziera' per ragioni discriminatorie o disciplinari, invece di utilizzare la comodissima scorciatoia della motivazione economica. Questa decisione del governo Monti e' un via libera ai licenziamenti dei lavoratori scomodi, vuoi perche' malati, vuoi perche' donne con carichi familiari, vuoi perchè anziani, ai quali di recente si e' alzata l'eta' pensionabile. Tra l'altro, l'estensione dell'istituto della CIGS per chi non ce l'ha e' un'altra bufala, visto che esiste già dal 2008 la cassa integrazione in deroga proprio per quei settori e quelle piccole aziende che ne erano escluse"

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di daga
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