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Le dichiarazioni di Pecorella scuotono politica e società

"Don Peppe Diana? mai stabilito perchè fu ucciso"


'Don Peppe Diana? mai stabilito perchè fu ucciso'
01/08/2009, 22:08

Ad oltre dieci anni di distanza, si torna a parlare, e con dichiarazioni destinate a sollevare un polverone, di don Peppino Diana (nella foto), il sacerdote ammazzato a Casal di Principe perché aveva osato mettersi contro la potentissima camorra casalese. Nessun elogio, nessuna difesa, nessun monito. Un’altra accusa, come quelle che arrivarono dopo l’omicidio, quando la stampa locale, riportando le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, titolò a proposito di un sacerdote donnaiolo e colluso. Questa volta la diatriba nasce dalle alte sfere della politica. Dall’onorevole Gaetano Pecorella che, intervistato da ‘Articolo 21’, a chi gli ha chiesto perché avesse difeso Nunzio De Falco (il boss processato proprio per l’omicidio del sacerdote e individuato come mandante), avrebbe fornito una risposta da far rimanere a bocca aperta, riportata poi nell’articolo ‘Perché Pecorella infanga don Peppe Diana’ su Repubblica, a firma di Roberto Saviano. “Io dico, - si legge, - che tra i moventi indicati, agli atti del processo, ce ne sono tra i più diversi. Nel processo qualcuno ha parlato di una vendetta per gelosia, altri hanno riferito che sarebbe stato ucciso perché si volevano deviare le indagini che erano in corso su un altro gruppo criminale. E altri hanno riferito anche il fatto che conservasse le armi del clan. Nessuno ha mai detto perché è avvenuto questo omicidio, visto che non c'erano precedenti per ricostruire i fatti. Se uno conosce le carte del processo, conosce che ci sono indicate da diverse fonti, diversi moventi". Vero, tutto verissimo. Nel processo, infatti, si disse di tutto su don Peppino Diana, e si cercò in tutti i modi di intorbidire le acque. Di far passare quell’omicidio come un atto dovuto, nelle terre e secondo le logiche di camorra, ma più simile ad una epurazione interna che all’assassinio di un innocente. Ci pensò però, scrive ancora Saviano, una sentenza della Cassazione del 2004 a chiarire le cose, affermando che il sacerdote era stato ucciso per il suo impegno contro la camorra, testimoniato anche da quella lettera, “per amore del mio popolo non tacerò”, che fu la firma finale sulla propria condanna a morte.
 
Immediate le reazioni sconcertate da parte del mondo politico e delle associazioni che di Peppe Diana hanno fatto un simbolo. Dal Pd la richiesta è netta: Pecorella deve dimettersi dopo quanto ha dichiarato. Un ‘invito’ che il deputato del Partito della libertà (e presidente della commissione d’inchiesta sui rifiuti dell’Ecomafia) non intende però prendere in considerazione, liquidando la richiesta come la conseguenza di “un colpo di sole”. Secondo Pecorella, infatti, non è stato provato che l’omicidio del sacerdote sia riconducibile al suo impegno contro la criminalità “Io, - dichiara in una intervista al Velino, - non ho affermato nulla che fosse un mio pensiero anche perché, palesemente, non mi è consentito averlo. Ci sono atti processuali leggibili; evidentemente Saviano non li ha letti perché dimostra di non conoscere i dettagli dell’omicidio”. “Si tratta di una storia che risale a più di dieci anni fa, - continua Pecorella, - non ricordo bene i dettagli, non ho neppure mai avuto un rapporto con il mio assistito che, in quegli anni, viveva stabilmente in Spagna. Fui contattato dai suoi familiari e accettai il caso in nome del diritto di tutti, tra l’altro costituzionalmente tutelato, ad avere un giusto processo. Da quel che ricordo, il processo si svolse basandosi sulla credibilità del collaboratore di giustizia che, se non erro, si chiamava Quadrano. Prendemmo in considerazione molte possibilità, tra le quali anche un regolamento di conti tra opposte fazioni dello stesso clan, una delle quali era rimasta senza armi. Per vendicarsi avrebbero potuto benissimo uccidere il prete e far ricadere la colpa sui rivali. Una faida, insomma. E comunque Saviano confonde due processi paralleli. Io seguii soltanto il primo e all’epoca non ero neppure parlamentare. Quando non fui più il legale del caso, De Falco si trovò senza difensore; io non potevo più occuparmene e così gli mandai un mio collaboratore, sempre per garantirgli il diritto ad essere difeso equamente. In quell’occasione ricevetti l’espressione di stima del giudice della Corte d’appello per la disponibilità e la dedizione che dimostrai alla causa”. “Chi vuole fare politica servendosi persino di una persona uccisa dalla camorra, - continua ancora Pecorella, - continui a farlo. Io sono aderente a ciò che i magistrati hanno accertato. A chi mi chiede di dimettermi dalla presidenza della commissione rifiuti rispondo che non sono parole che ho inventato, sono notizie che stanno nei processi. E rispondo che la prima missione della commissione si è svolta per cinque giorni in Campania, per verificare la presa della criminalità organizzata sul ciclo dei rifiuti. Quindi, oltre che poco informati sui processi lo sono anche sui lavori parlamentari. A fare i processi alla camorra ci deve pensare la magistratura, smettendo di rinviare costantemente i processi, e non uno scrittore che al momento di una sentenza d’ergastolo ghignò di soddisfazione. L’ergastolo significa una morte civile e chiunque ne rida non dimostra umanità. Ripeto, non c’è nessun motivo perché io dia le dimissioni, è una cosa grottesca, una richiesta che è segno di poca intelligenza. Hanno preso un colpo di sole”.

Se Pecorella contesta Saviano, dubitando della conoscenza dei fatti dello scrittore, il popolare autore del best seller ‘Gomorra’ ha il pieno appoggio del leader del Partito Democratico. Dario Franceschini, sottolineando di condividere integralmente il contenuto dell’articolo pubblicato su Repubblica, aggiunge che “se le frasi attribuite all’onorevole Pecorella sono vere, non può più fare il presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti”. Chiede invece dei chiarimenti la capogruppo Pd Angela Finocchiaro, per la quale sarebbe opportuno “che l’onorevole Pecorella precisasse, se vere, le sue dichiarazioni riportate in quel pezzo. Credo che questi chiarimenti sarebbero utili a fugare ogni dubbio, ombra o incertezza sul ruolo istituzionale di presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti che Pecorella ricopre”.
Luigi De Magistris, eurodeputato dell’Italia dei Valori, erige Saviano a voce di “tutti i campani onesti”. “E’ un esempio per i giovani ed è un simbolo della lotta per la legalità, - afferma, - così come Pecorella è una voce esemplare della volontà di non contrastare le mafie che caratterizza questa maggioranza. E’ anche il simbolo, l’avvocato Pecorella, di quella politica che vuole distruggere ed infangare le persone che hanno veramente combattuto il crimine organizzato, come Don Diana, esempio di quella  parte del mondo cattolico impegnata in prima linea nella lotta alle ingiustizie e alle sopraffazioni”.
Solidarietà per Pecorella è invece arrivata da Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che evidenzia “l’ennesimo tentativo di linciaggio nei confronti di una persona di alta statura politica e specchiata moralità” da parte di “alcuni esponenti della sinistra”. “E’ un tentativo di linciaggio che si qualifica da sé”, conclude Cicchitto.

LEGAMBIENTE, attraverso il presidente Michele Buonomo, prende le difese della memoria di don Peppe Diana. “Non troviamo giustificazioni né parole per commentare le indegne dichiarazioni rilasciate dall’on. Pecorella su don Peppe Diana, - afferma Buonomo, - solo un colpo di sole in questa estate torrida potrebbero giustificare l’avvocato Pecorella”. ''Ci inquieta e ci lascia attoniti, - prosegue Buonomo, - la posizione dell'avvocato Pecorella, ancora di più se pensiamo al suo ruolo di presidenza della commissione bicamerale sui rifiuti. Da decenni proprio i Casalesi gestiscono i traffici illeciti dei rifiuti nel nostro Paese. Che commissione d'inchiesta può essere quella retta da un presidente che nega l'evidenza e getta fango su un prete che in nome del suo popolo ha combattuto e pagato in prima persona la lotta ai Casalesi?'' ''A noi tutto questo fa paura - conclude il presidente di Legambiente - ma all' avvocato Pecorella ricordiamo che per ogni persona che offende Don Diana ce ne sono migliaia e migliaia pronte a salire sui tetti come lui voleva per la verità, giustizia e legalità nel nostro Paese”.

IL COMITATO DON PEPPE DIANA rivolge infine un appello alla cittadinanza, invitandola alla mobilitazione per far sentire la propria voce contro qualsiasi tentativo di delegittimazione della memoria del sacerdote ucciso dalla camorra. “Invitiamo, - si legge in un comunicato a firma del ‘comitato don Peppe Diana’, ‘Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie’ e ‘Agesci Regione Campania’, - le comunità locali, i sindaci, le istituzioni, gli insegnanti, i sacerdoti, i semplici cittadini, a far sentire la propria voce nei confronti di chi vuole riportare indietro i nostri paesi e riconsegnarli all’oblio della dittatura della camorra. Ci risiamo. Tentano nuovamente di buttare fango su don Peppino Diana. Stavolta il tentativo viene dall'onorevole Gaetano Pecorella, presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti e avvocato difensore di Nunzio De Falco, colui che viene processato come il mandante dell'omicidio di don Giuseppe Diana e riconosciuto colpevole e condannato all'ergastolo nel processo di primo grado”.
 ''L'onorevole Pecorella - prosegue la nota - a quindici anni di distanza dalla morte di don Diana, rilancia la campagna diffamatoria sulla morte del sacerdote mettendo in discussione la sentenza della Cassazione del marzo 2004 che ha confermato l'uccisone per mano della camorra, avvenuta il 19 marzo del 1994 nella sua chiesa a Casal di Principe, perchè era diventato un simbolo della lotta contro i clan. Non conosciamo i motivi per i quali l'onorevole Pecorella rilancia questa campagna. Ma non ci meravigliamo più di tanto, perchè questi sono tempi in cui i mafiosi vengono definiti eroi e coloro che si battono contro i poteri criminali e hanno dato la vita, vengono continuamente messi in discussione. Don Giuseppe Diana invitava i giovani e il suo popolo a ribellarsi alla dittatura armata della camorra. E lo aveva fatto sin dal 1991 con quel profetico documento ''per amore del mio popolo'' nel quale sottolineava che ''la camorra è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana''. E denunciava le collusioni con la politica. ''Don Diana - si legge - è morto per testimoniare il Vangelo e per affermare i valori in cui credeva. Questo conta per migliaia di giovani che il 19 e il 21 marzo scorso sono arrivati a Casal di Principe e a Napoli per riaffermare, con la loro presenza, la scelta di lottare contro i poteri criminali, proprio come don Diana. E questo conta per le decine di giovani che in queste settimane stanno dando vita ai campi di lavoro sulle terre di Don Diana a Castel Volturno, per far nascere la cooperativa che produrrà mozzarella di bufala e prodotti biologici sui beni tolti ai mafiosi e ridati alla comunità''. ''Ora - si conclude la nota - Don Diana appartiene al suo popolo e ogni nuovo tentativo di delegittimarne la sua figura e' anche un tentativo fatto contro chi si batte per l'affermazione della legalità in territori dove la camorra ha radici profonde''.

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di Nico Falco
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