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Pronte le riforme sulla giustizia e sul federalismo fiscale

Dopo la vittoria alle elezioni, Berlusconi rilancia


Dopo la vittoria alle elezioni, Berlusconi rilancia
31/03/2010, 08:03

ROMA - La vittoria del Pdl e della Lega in sei regioni su tredici imbaldanzisce il Presidente del Consiglio che adesso si sente pronto a stringere i tempi. E così cominciano ad essere diramati gli ordini necessari. Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano chiederà al Parlamento di discutere al più presto la legge anti-intercettazioni, che impedisce ai giudici di usare questo importante strumento di indagine. Mentre forse già dal prossimo Consiglio di Ministri potrebbero uscire le leggi di riforma sul federalismo fiscale e sulla giustizia; ma su questo bisogna prima ottenere l'appoggio esplicito di Bossi. La legge sul federalismo fiscale dovrebbe contenere anche l'ampliamento dei poteri del premier e una nuova legge elettorale che ne consenta l'elezione diretta; ma non è escluso che punti ad una legge che stravolga più pesantemente la Costituzione, fondendo le due cariche di Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica, sul modella statunitense.
Sulla giustizia invece la riforma è quella nota da tempo: all'interno di una indipendenza formale della magistratura, che verrebbe mantenuta, si creerebbe un controllo funzionale. Detto in termini più semplici: si svuotano per legge i poteri che i Pubblici Ministeri hanno, concentrandoli sulle forze dell'ordine (che sono sotto il controllo dei Ministri) e sul Procuratore Capo, che viene scelto dal Ministero di Grazia e Giustizia. Infatti la riforma prevede di togliere ai PM il potere di controllo sulla Polizia Giudiziaria e di inserire un divieto del magistrato di aprire una inchiesta giudiziaria senza che ci sia una comunicazione in proposito da parte di un esponente delle forze dell'ordine (adesso un PM può aprire una indagine anche partendo da una notizia trovata sul giornale, per esempio). Questo vuol dire che se la Polizia scopre un reato e decide di non comunicarlo al PM, quel reato non verrà mai indagato e il colpevole non sarà mai giudicato. Ma dall'altra parte, la riforma vincola l'attività del PM in aula alle istruzioni del Procuratore Capo, un vincolo strettissimo e ineludibile. Ma chi nomina il Procuratore Capo? Secondo la riforma, va nominato secondo criteri obbligatori; e tra questi ci sarà l'essere stato consulente del Ministro di Grazia e Giustizia. Che ovviamente chiamerà solo persone di sua fiducia, che poi andranno a fare i Procuratori. A questo punto il PM diventerà un semplice passacarte, una persona che riceve le carte dalla Polizia, cerca di dare una forma giuridica a tutti gli abusi che le forze dell'ordine, non frenate da un magistrato onesto, si sentiranno liberi di fare, e le porta davanti al Giudice, per leggere su un foglietto la pena che il Procuratore Capo ha deciso che meriti l'imputato di quel reato. E poi ci si stupisce se nessuno vuol fare più il PM?
Naturalmente, come sempre in questi casi, Berlusconi affida ad intermediari il compito di sollecitare il Pd ad aiutarlo, in modo da evitare il rischio del referendum (questa volta il compito è stato affidato ad una dichiarazione del portavoce Paolo Bonaiuti e ad un editoriale del direttore del TG1 Augusto Minzolini stranamente sullo stesso argomento), alla solita condizione di tagliare ogni rapporto con Antonio Di Pietro. Ovviamente, se si vuole fare un inciucio ai danni dei cittadini, non lo puoi fare con chi fa opposizione.

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di Antonio Rispoli
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