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Crispano. La sentenza integrale allegata all'articolo

E l'ex assessore "trombato" perde il ricorso sui brogli elettorali


E l'ex assessore 'trombato' perde il ricorso sui brogli elettorali
21/07/2010, 16:07

CRISPANO (NAPOLI) - Un’altra sconfitta per Angelo Gallo, assessore uscente al Municipio di Crispano e non eletto alle ultime consultazioni elettorali. Si tratta di un paese difficile che ha già conosciuto lo scioglimento per “infiltrazioni della camorra”. Gallo se n’è fregato. Ha presentato un ricorso al Tar denunciando “brogli elettorali” nel rione “Cappuccini”. Il tribunale amministrativo si è espresso (la sentenza integrale è allegata all’articolo, ndr), ha respinto la denuncia, ha condannato Gallo al pagamento delle spese legali e per di più, nelle motivazioni, ha rafforzato e legittimato l’elezione di Pasquale Vitale, giovane consigliere comunale dell’Api. “Sul ricorso numero di registro generale 2257 del 2010, proposto da Angelo Gallo, rappresentato e difeso dall’avv. Ferdinando Iazzetta, domiciliato d’ufficio, in assenza di elezione di domicilio nel Comune di Napoli, presso la Segreteria Tar; Espone il ricorrente che il 28 ed il 29 marzo del 2010 hanno avuto luogo le consultazioni elettorali amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Crispano – è scritto nella sentenza - e che, all’esito delle relative operazioni di scrutinio, risulta classificato come primo dei non eletti per la lista n. 2 (partito democratico) con una cifra individuale di 196 voti, dopo il candidato Pasquale Vitale cui sono stati assegnati 201 voti, con appena 5 voti di scarto. Lamenta, quindi, che le operazioni elettorali, così come i risultati e la proclamazione degli eletti, sono rimasti viziati da illegittimità tali da modificare gli esiti elettorali. Segnatamente deduce – continua la sentenza -, con un’unica articolata censura, l’illegittima attribuzione di un numero imprecisato di voti in favore del controinteressato Pasquale Vitale a cagione dell’omonimia del suddetto candidato rispetto ad altri partecipanti alla medesima competizione elettorale, tra cui il sig. Michele Vitale, candidato della medesima lista n.2 ( il cui nominativo risulterebbe indicato nella suddetta lista immediatamente prima di quello del predetto controinteressato) ed il sig. Antonio Vitale, candidato della lista n.1. Tanto troverebbe conferma nel fatto che nelle sezioni n. 4,8,11 sarebbero state espresse in favore del candidato Pasquale Vitale preferenze in numero contrastante con il trend seguito nelle altre sezioni. Nella prospettiva attorea, un ulteriore elemento indiziario delle denunciate irregolarità sarebbe dato dall’assenza di schede non assegnate, circostanza ritenuta improbabile attesi i casi di omonimia sopra segnalati. Il ricorso è inammissibile. La fattispecie dedotta in giudizio impinge, invero, in una supposta irregolarità delle operazioni elettorali di cui il ricorrente non ha concreta contezza, ma che risulta ricostruita ex post su basi induttive, del tutto prive di qualsivoglia aggancio con la reale dinamica delle operazioni di scrutinio”. Insomma, nella prima parte della sentenza il Tribunale ha ricostruito le motivazioni del ricorso presentato da Angelo Gallo. Ed è evidente, lo dice la magistratura, che l’ex assessore diessino e candidato nel Pd, ha denunciato “brogli elettorali”, così come raccontato dalla stampa all’inizio della vicenda. Gallo ha presentato il ricorso. Poi ha tentato di delegittimare le inchieste giornalistiche. Il risultato? Smentito e smascherato dalla magistratura. Ha denunciato brogli elettorali dei suoi “compagni” di partito ed ha perso al partita. L’ha persa sotto tutti i punti di vista. E adesso è obbligato a mettere mano alla tasca. Ecco la sentenza firmata dal presidente Carlo D'Alessandro, dal consigliereAnna Pappalardo e dal consigliere estensore Umberto Maiello: “Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania - Sezione Seconda - definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo dichiara inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento in favore del controinteressato costituito in giudizio delle spese processuali, che liquida in € 1.500 (millecinquecento). Compensa le spese di giudizio in riferimento alle altre parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa”.
Si chiude il primo capitolo spinoso ed intrigato in un paese che proprio non riesce a tornare alla normalità a causa dei conflitti interni al Pd e della pochezza di gran parte della classe dirigente. Il sindaco Carlo Esposito è l’unica “stella” in mezzo a tante “mezze tacche”. Ma deve decidere da che parte stare, non è più tempo di guardare. Pure perché l’immobilismo di alcuni assessori, come ad esempio Giuseppe Frezza e Luigi Capasso, rischiano di mettere a repentaglio il progetto di rilancio predisposto dal primo cittadino e dalla parte migliore della locale classe di governo, come Enzo Cennamo, Marina Cennamo e Sossio Casaburi.
Non c’è solo la polemica sui parenti dei camorristi in Consiglio e in giunta. C’è qualcosa di più visibile e riguarda l’immobilismo dell’esecutivo. A settembre il sindaco Carlo Esposito ha il dovere di cambiare musica. Lo deve alla sua storia, ma soprattutto alla città. Che in nessun caso può essere tradita.

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di Giovanni De Cicco
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