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Tutto confermato: dal 2008 non poteva candidarsi né votare

Ecco il documento del prefetto che inchioda Diodato


Ecco il documento del prefetto che inchioda Diodato
15/10/2010, 15:10

 NAPOLI - Tre pagine che inchiodano Pietro Diodato, consigliere condannato del Popolo delle libertà. Tre pagine inviate dal prefetto di Napoli alla presidenza del consiglio regionale della Campania e, per conoscenza, al presidente della giunta regionale Stefano Caldoro. Poche righe (nella foto allegata all’articolo) per comunicare la decisione perentoria dell’ufficio Territoriale del Governo: “Per le determinazioni di competenza si comunica - scrive il prefetto De Martino - che nei confronti del consigliere regionale Pietro Diodato è emersa l’irrogazione delle pene accessorie dai pubblici uffici per anni 5 e della sospensione dal diritto elettorale per anni 5 a seguito di sentenza della Corte di appello di Napoli, divenuta irrevocabile in data 18 gennaio 2008. Tanto si comunica al fine di garantire la composizione legittima di codesto organo elettivo, così come previsto dalla vigente normativa, con preghiera di far conoscere, con cortese urgenza, ogni notizia utile sulle procedure attivate al riguardo”.
Insomma, il termine è perentorio e la comunicazione del nuovo prefetto non lascia spazio all’interpretazione. Diodato non solo dal gennaio 2008 non poteva essere candidato ma non poteva nemmeno esercitare il diritto al voto. L’applicazione alla sentenza di condanna dell’articolo 163 del codice penale non consente l’estensione della pena sospesa pure alle pene accessorie. Quindi, sul piano giurisprudenziale il dilemma è risolto. Ci voleva il nuovo prefetto De Martino per intervenire e ristabilire la legalità. Un rappresentante delle istituzioni che ha esordito con grande coraggio e con estrema decisione in un territorio, come Napoli e la sua provincia, colonizzato dal malaffare e dalle infiltrazioni nelle istituzioni della criminalità organizzata.
Adesso toccherà la prossima settimana agli organi regionali competenti prendere atto della comunicazione e far decadere Pietro Diodato dalla carica di consigliere regionale. Una domanda a questo punto sorge spontanea: come mai dal 18 gennaio 2008 nessuno si era accorto di questo caso nonostante le inchieste di “Julienews” avessero dimostrato e denunciato quello che tutti oggi fanno finta di non sapere? I fatti erano acclarati, tant’è che quando Berlusconi alla vigilia delle ultime elezioni Regionali annunciò il criterio delle “liste pulite”, tra gli esclusi figurava proprio Pietro Diodato. Il quale, invece, fu inserito in lista all’ultimo momento grazie alle pressioni esercitate da Italo Bocchino e Mara Carfagna. Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti e ci siamo beccati minacce e querele per diffamazione. Ecco perché bisognerebbe aprire un’indagine su presunte coperture e connivenze in quanto è paradossale e assurdo che nella terra della criminalità, delle infiltrazioni della camorra, dei clan e del malaffare, si possa prestare il fianco a delle “dimenticanze” che ledono la credibilità e l’immagine delle istituzioni.
Intanto, da indiscrezioni trapelate, in Regione stanno pensando ad una “soluzione politica” del caso per salvare la poltrona a Diodato. Nessuno sa che cosa stanno partorendo i vertici del centrodestra nelle stanze del Palazzo. Per il momento ci sono i fatti. Il prefetto ha chiesto di “cacciare” Pietro Diodato dal consiglio. Un atto doveroso che arriva con ben tre anni di ritardo.

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di Giovanni De Cicco
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