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Napoli. Ecco alcuni esempi di voto inquinato

Elezioni gestite dalla camorra... non solo a Casal di Principe


Elezioni gestite dalla camorra... non solo a Casal di Principe
12/04/2010, 13:04

NAPOLI - Camorra e politica. Elezioni inquinate, compravendita di voti. La mercificazione del consenso è ormai una prassi consolidata a qualsiasi livello istituzionale. A Casal di Principe addirittura i candidati pagano le polizze Rca in cambio della preferenza. Nelle liste parenti dei boss. Nel regno di “Gomorra”, in provincia di Caserta”, certe distorsioni fanno più notizia. I giornali preparano titoli ad effetto, fiumi di inchiostro quasi a presentare uno “scoop”. Ma non è così. Speculano sul nome di un paese dove succedono le stesse cose accadute in tutti i comuni della provincia di Napoli e di Caserta. Capoluoghi inclusi. La mappa del voto inquinato, dalle Regionali alle Amministrative non risparmia nessuno. Realtà nelle mani della camorra e del malaffare. Le campagne elettorali gestite da uomini dei clan; nei rioni più poveri si baratta il consenso con ogni strumento. Funziona così a qualsiasi livello. Nessuno si chiami fuori. Basta leggere il dossier della “Federazione della sinistra” presentato a Napoli, in Procura, durante la campagna elettorale per le Regionali. Leggendo il volume dei comunisti, Pomigliano d’Arco, ad esempio, paese impegnato al ballottaggio, non ha nulla da invidiare a Casal di Principe. Pomigliano, Portici, Caivano, Brusciano, Torre del greco. La lista è lunghissima. Ecco la sintesi della denuncia presentata dalla Federazione di sinistra in Procura sul voto inquinato. Ovviamente segnaliamo gli episodi più singolari. Sul tariffario e sulla compravendita tradizionale del voto è inutile tornare, è già stato scritto troppo.

Pomigliano d’Arco

Pomigliano d’Arco, paese della provincia di Napoli, è la roccaforte di Michele Caiazzo consigliere regionale (poi non eletto, ndr) nonché già sindaco della città per 10 anni, dal 1995 al 2005. Cinque anni fa la commissione d’accesso di nomina prefettizia chiese lo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni della camorra, ma il prefetto non trasmise subito la richiesta al ministero degli Interni perché in prossimità del rinnovo degli organi elettivi. Si attese l’esito delle elezioni e lo scioglimento fu scongiurato. Il nuovo sindaco, però, dovette sottoporsi quotidianamente al monitoraggio dell’Utg. Il quadro di partenza è questo. Durante l’attuale campagna elettorale, il sindaco Antonio Della Ratta, Pd e fedelissimo di Caiazzo, delfino di Antonio Bassolino, ha firmato “il decreto che ha dato il via libera all’atto di convenzione con la <Società costruzioni immobiliare> per la costruzione di un comparto urbanistico, senza la liberatoria antimafia”. Insomma, da indiscrezioni trapelate, risulta che le imprese che lavorano per l’Ente locale siano in “odore di camorra”. Gli imprenditori, all’approvazione dell’atto in consiglio comunale, solo in seconda convocazione, hanno addirittura festeggiato pubblicamente. In questo contesto, i cittadini si sono recati alle rune per eleggere il nuovo sindaco. Una campagna elettorale al veleno con tanti episodi strani che gettano ombre sull’esito della consultazione. Nel comitato elettorale del Pd, nella centralissima piazza Primavera, sono stati ritirati i curricula di giovani in cerca di posti di lavoro. Tante promesse per un’assunzione nello stabilimento Fiat auto di Pomigliano, in quello dell’Alenia, nelle aziende partecipate del Municipio come l’ “Enam” o alla “Gori”, l’azienda che gestisce le risorse idriche con partner “Acea”.

Portici

A Portici, paese dell’area vesuviana, si paga 1 euro per ogni manifesto affisso, contro i 50 centesimi di media nel resto della Provincia. Paese che vai “abitudini” che trovi. A Portici se paghi il “pizzo” hai la garanzia che i manifesti affissi non siano coperti. Ma, tra l’altro ti devi servire di attacchini accuratamente selezionati. I “forestieri” non sono benvenuti. Un circuito organizzato e protetto dai rampolli della malavita locale.

Pozzuoli

Alcune scuole del territorio hanno consegnato agli alunni una busta chiusa da portare a casa. Cosa c’era dentro? Materiale elettorale dei candidati Mara Carfagna e Fulio Martusciello.

Castellammare di Stabia e Gragnano

Sorvegliati speciali dalla magistratura. La Procura ha chiesto alla Digos ed alle forze dell’ordine particolare attenzione in questi due paesi della provincia di Napoli già finiti alla ribalta nazionale per fatti di cronaca legati alla politica. A Castellammare nessuno ha ancora dimenticato l’omicidio di Tommasino. Tra i killer del consigliere comunale risulta pure Catello Romano, un politico del Pd locale. A Gragnano, invece, alle ultime Provinciali si registrarono casi di brogli che portarono pure a due arresti.

Scafati

Il paese dal 2008 è nelle mani di Pasquale Aliberti, sindaco
del Popolo delle libertà. Due anni di sperpero di denaro pubblico per finanziare “feste e festicciole” servite solo ad accrescere voti e popolarità. La costruzione di un impero elettorale fondato sul clientelismo. Durante la campagna elettorale per la Provincia del 2009, ovviamente ha raccolto l’elezione a colpi di plebiscito, si sono registrati episodi molto discutibili. Innanzitutto, guarda caso, durante i 30 giorni di campagna elettorale la città si trasforma in un mega cantiere con il rifacimento dei marciapiedi di via Martiri d’Ungheria ed il restyling di piazza Vittoria. Progetti approvati solo dalla giunta. Inoltre, sempre durante i famosi 30 giorni di campagna, fu pubblicato un libretto dal titolo: “Scafati cambia: un anno di governo della città”. Cosa c’è di male? Nulla se fosse stato pagato dal candidato o dal partito. Invece no. Lo ha stampato e diffuso il Comune. Lo hanno pagato i cittadini. Il marito sindaco e consigliere in Provincia, ovviamente la moglie candidata alla Regione. Monica Paolino, moglie di Pasquale Aliberti, candidata a Salerno nella lista del Pdl. In questo caso, durante tutta la campagna elettorale il Municipio si è trasformato in un comitato elettorale del Pdl ed ovviamente della moglie del sindaco e consigliere provinciale. In tutti gli uffici esposta la propaganda della moglie del primo cittadino. Una campagna in grande stile, con gigantografie e manifesti affissi ovunque. Il sindaco non si è accorto di nulla ed ovviamente non sono stati rimossi.

Corrado Gabriele, ex assessore regionale al Lavoro della Campania

E’ Stato uno dei più votati nella lista del Pd nonostante fosse arrivato ufficialmente in quel partito da pochi giorni. Il simbolo del clientelismo e degli sprechi. Il processo per molestie sessuali, che lo vede imputato, nei confronti delle figliastre è passato in secondo piano. Spese folli, sicuramente sproporzionate rispetto alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale. Tra le altre cose, Gabriele ha fatto pubblicare sul sito www.escodentro.org ( portale dedicato al progetto della Regione per l’inserimento nel mondo del lavoro degli ex detenuti, ndr) una manifestazione d’interesse per i corsi destinati ai disoccupati di lunga durata. Insomma, in campagna elettorale ha trovato il modo più semplice per trovare una platea da contattare, promettere e farsi votare. Non a caso, la prenotazione prevista dal sito richiede anche il numero di cellulare e com’è stato puntualmente segnalato, nelle ore successive alla registrazione arrivava un sms in cui si chiedeva il voto al candidato Gabriele. Ha sprecato milioni di euro per garantire ai disoccupati un sussidio di 500 euro al mese senza fare nulla. Sprechi di risorse visto che quei progetti non hanno creato un solo posto di lavoro. Becero assistenzialismo a scopo clientelare. Sempre l’assessorato alla Formazione ed al Lavoro, in campagna elettorale ha pubblicato l’elenco delle aziende ammesse ai finanziamenti per le opportunità di formazione al lavoro. Un altro business per gli imprenditori ch non formano nessuno, non creano un posto di lavoro ed intascano la fetta più grande del finanziamento. Un altro meccanismo di sprechi, di affari e di clientele.
Come detto, si tratta di alcuni casi simbolo contenuti nel dossier presentato da Rifondazione comunista nelle mani di Giovandomenico Lepore. Si potrebbe continuare all’infinito. Ad esempio, nell’area a nord di Napoli, il Comune più esposto è stato quello di Caivano.
Ballottaggio tra il candidato di una coalizione a ranghi misti (Popolari, Mpa, Udc, Socialisti, Api etc…) Tonino Falco contro quello del centrodestra Simone Monopoli. La differenza la farà il “Parco Verde”, un quartiere costruito coni fondi post-terremoto e trasformato nelgi anni in una roccaforte della camorra. Si tratta di uno dei “droga shop” più grande del mezzogiorno. Il rione degli spacciatori, dei trafficanti, dei killer e delle vedette. Sono loro a fare la differenza per l’elezione del nuovo sindaco. Ed è gente che non vota scegliendo il programma migliore. Non vota il candidato che si batte per la legalità. I criteri sono altri. Ed i politici, candidati a sindaco e consiglieri, fanno di tutto per accaparrarsi quei voti. In che modo? Provate ad indovinare. E poi dicono che certe cose accadono solo a Casal di Principe. Stamattina (lunedì 12 aprile) il quotidiano “Il Mattino” dedica una pagina al regno di “Gomorra”. L’articolo è di Rosaria Capacchione. Degli altri comuni non se ne parla, almeno in termini di compravendita dei voti ed influenza criminale. E pure sono successe le stesse cose in tutti i Comuni della Provincia.
In altri, dove non si è votato, come ad esempio Cardito, gli imprenditori in Consiglio hanno approvato una manovra urbanistica illegale, hanno devastato il territorio e messo in atto una serie di affari e speculazioni. Imprenditori che hanno fatto fortuna con l’abusivismo edilizio, fenomeno gestito dai clan, e poi, con l’aiuto della camorra, sono scesi in politica, hanno vinto le elezioni ed hanno asservito ai loro voleri le politiche urbanistiche dell’Ente locale. Trasformando l’edilizia legale in illegale. Sempre per fare business. Non siamo a Casal di Principe. Quindi la notizia non c’è. E’ proprio vero. Siamo il paese di Pulcinella… Anzi, semplicemente il paese della camorra. A tutti i livelli. Quei livelli istituzionali che continuano a considerare questi atteggiamenti e azioni “fisiologiche”. Fisiologiche, appunto, per le realtà di camorra.

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di Giovanni De Cicco
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