Politica / Regione

Commenta Stampa

Elezioni regionali Campania: Uno scontro tra passato remoto e passato prossimo


Elezioni regionali Campania: Uno scontro tra passato remoto e passato prossimo
04/02/2010, 10:02

Nell’unico romanzo scritto dal nobile palermitano, Giuseppe Tommasi di Lampedusa:

“Il Gattopardo”, il protagonista è il Principe di Salina, uno dei proprietari terrieri più importanti nella Sicilia al tempo della impresa di Garibaldi. Di fronte agli sconvolgimenti di quel tempo, di fronte al crollo del Regno dei Borboni, nel prendere atto di quanto avveniva consigliava i suoi pari di non opporsi con troppa evidenza al cambiamento, perché: “Tutto deve cambiare, perché nulla cambi!”

Queste parole suonano come una condanna per il nostro Meridione, nel quale sembra sempre che tutto stia per cambiare, mentre, invece, non cambia mai nulla.

Purtroppo, questa condizione sembra realizzarsi anche in occasione delle prossime elezioni regionali, in Campania in modo particolare.

L’unica certezza che per il momento abbiamo e che Antonio Bassolino, dal prossimo Aprile, non sarà più il presidente della Regione. Non è una notizia da poco, dopo 17 anni di incontrastato potere politico ed amministrativo a Napoli e nella Regione, il Governatore lascia il comando. Questo rappresenta sicuramente un cambiamento, ma da quello che si prepara, per il momento sembra l’unico. Infatti, dietro i due candidati delle due coalizioni si stanno riorganizzando le fila di coloro che sono sempre stati presenti nella gestione dei nostri territori. Analizziamo insieme i due schieramenti che si scontreranno nelle elezioni di Marzo.

Stefano Caldoro rappresenta la faccia pulita di un centro destra che è costretto alla difficile convivenza tra De Mita e Cosentino. De Mita ha governato fino a ieri con Bassolino, per oltre dieci anni, gestendo la Sanità della Campania attraverso la figura dell’ex manager dell’ ASL Napoli 1, Angelo Montemarano. Quest’ultimo pensava di avere raggiunto un proprio consistente elettorato ed invece ha dovuto ricredersi a sue spese.

Ma De Mita non ha solo gestito la parte più importante del bilancio regionale, (la Sanità ha una spesa di oltre 9 miliardi l’anno), ma attraverso le Province di: Caserta, Avellino e Salerno, ha avuto la possibilità di determinare flussi economici e finanziamenti europei nei progetti territoriali che interessavano i suoi gruppi economici di riferimento. De Mita aveva partecipato alla costruzione del Partito Democratico, con grande sofferenza personale, credeva poco ad una fusione tra la Margherita ed i DS, quando Veltroni, leader del PD nel 2008, non volle candidarlo, alla Camera dei Deputati per la dodicesima volta; l’anziano democristiano lasciò i democratici e si rifugiò alla corte di Casini cercando una elezione a senatore che risultò impossibile.

De Mita ritorna con Caldoro ed il centro destra, dopo aver strappato Avellino al centro sinistra, insieme a Salerno ed a Napoli . La condizione posta è quella di ottenere la provincia di Caserta, che è molto ambita dal sottosegretario Còsentino, che vuole dare delle risposte importanti ai territori tra il Garigliano ed il Volturno, per i quali ha stretto un accordo di ferro con Landolfi, nativo di Mondragone.

E’ evidente che se il candidato a Presidente fosse stato Cosentino, De Mita non avrebbe fatto nessun accordo. Tra questi due gruppi che cercano una difficile convivenza, si inserisce anche la famiglia Mastella con il loro consistente pacchetto di voti, che rivendica ancora spazio e potere. Come tutti ricorderanno, furono proprio le vicende della famiglia di Ceppaloni, che portarono alla caduta del Governo Prodi, in seguito alle dimissioni di Clemente Mastella Ministro della Giustizia a causa degli arresti della moglie, ancora oggi, Presidente del Consiglio Regionale della Campania. In quella occasione furono arrestati anche altri esponenti dell’Udeur, tra cui l’assessore regionale all’ambiente e quello al personale. Anche l’Udeur, dimostrando che l’opportunismo in politica è il sistema per essere sempre al potere, farà parte della coalizione che sostiene Caldoro, senza nessun particolare clamore, senza che nessuno chieda al candidato, ma quale rottura con la passata gestione intende fare se si riprende tutti coloro che hanno rappresentato la politica della coalizione di centro sinistra da 12 anni a questa parte?

La presenza al governo della Regione, insieme alla sinistra, dei gruppi politici di De Mita e Mastella, risale al 1998, quando, a seguito della rottura all’interno dell’UDC, in Campania, i consiglieri regionali che facevano riferimento al leader di Ceppaloni lasciarono la Giunta guidata da Antonio Rastrelli e formarono una nuova coalizione con il Pds, guidata da Andrea Losco, eletto proprio nelle liste UDC. Andando indietro nel tempo, questi gruppi di democristiani erano presenti nella prima giunta di destra che ha guidato la Regione, eletta nel 1995, mentre l’ultimo governo regionale prima del nuovo sistema elettorale, una coalizione di salute pubblica in cui era presente anche il PDS, era stato retto dall’avellinese Giovanni Grasso eletto nelle liste della DC, strettamente legato a De Mita. Prima di lui il Presidente era stato Antonio Fantini, nella cui giunta era assessore un giovanissimo, Stefano Caldoro. Fantini è stato segretario regionale dell’Udeur, fino all’anno scorso, quando, è stato sostituito da Giulio Di Donato ex vice segretario nazionale del PSI.

Dal 1970 la Campania è stata retta da gruppi di democristiani, che in un gioco perverso di alleanze e scontri tra di loro, hanno segnato il mancato sviluppo dei nostri territori. Il primo presidente della Regione in quel lontano 1970, fu un giovane Nicola Mancino, legato a De Mita, attuale Vice Presidente del CSM, non molto ben visto dagli avvocati deputati del Premier.

Allora l’accordo fu tra il leader di Nusco ed Antonio Gava, scomparso di recente, potentissimo riferimento democristiano della Provincia Napoletana.

L’ultimo che rientra nella grande famiglia degli ex democristiani è il presidente della commissione urbanistica regionale, Pasquale Sommese, interprete della battaglia interna al PD, che Casini presenterà ai suoi iscritti proprio sabato prossimo in occasione della formalizzazione dell’appoggio del suo partito a Caldoro.

La coalizione guidata dall’impalpabile e poco carismatico Caldoro, vedrà al suo interno tutti i vecchi democristiani della regione ancora in attività: Vincenzo Scoti, attuale sottosegretario agli Esteri, Rosario Villari, sfortunato interprete di un tentativo fallito di essere nominato Presidente della Commissione RAI ed infine Paolo Cirino Pomicino che a dispetto delle sue condizioni fisiche continua a dispensare pillole di presunta saggezza politica. Anche i vecchi socialisti saranno in gran numero nella cosiddetta coalizione di centro destra, a partire dallo stesso candidato, uno dei più fedeli seguaci di Gianni De Michelis ed attuale segretario del Nuovo Psi, mentre Giulio Di Donato, rientra nella politica che conta con l’Udeur.

In questo contesto gli ex missini di Alleanza Nazionale, sembrano la ruota del carro del vecchio pentapartito che si riproduce nella coalizione che ha buone possibilità di essere eletta alla guida della Regione.

Questi vecchi politici erano tutti presenti nella politica regionale quando nel 1993, si abbattè il ciclone di tangentopoli. Quindi, la Campania, dopo il fallimento di Bassolino, non troverà una nuova politica, per certi versi continuerà nella stessa gestione degli ultimi dieci anni, vedi De Mita, mentre per altri aspetti andrà indietro, rispolverando vecchie idee e politiche di gestione legate alla esperienza del vecchio pentapartito, con qualche riconoscimento ai fedeli sostenitori della scomparsa Alleanza Nazionale.

Quindi il centro destra rappresenterà il passato remoto della nostra politica, mentre il centro sinistra rappresenterà il passato prossimo. Non è una bella prospettiva, ma il mancato sviluppo produce anche il mancato rinnovamento della politica.


 

 


 

CHI E' : STEFANO CALDORO


 

E’ nato a Campobasso il 3 dicembre 1960. Erede di Antonio Caldoro, un ferroviere, sindacalista e politico, che sarà deputato dal 1968 fino al 1993, per ben 4 legislature. Antonio Caldoro è un politico, poco ricordato, ma molto importante per i socialisti napoletani. Nato nel 1924, entra nelle Ferrovie dello Stato giovanissimo, subito dopo la fine della guerra. Al settore dei trasporti su ferro sarà legato tutta la vita. Sarà un sindacalista socialista ed assegnato negli anni 60 nel compartimento di Napoli, si affermerà nel PSI locale, distinguendosi per la sua adesione ad una corrente diversa da quella di Francesco De Martino, allora in maggioranza. Sarà uno dei fedeli riferimenti di Giacomo Mancini e sarà un protagonista a Napoli della fusione tra il PSI di Nenni e il PSDI di Saragat, che si presentò unito alle elezioni del 1968. In quelle elezioni Caldoro fu eletto per la prima volta alla Camera, dietro a De Martino e Ciampaglia. Nella famosa riunione del Midas, nel 1976, Antonio Caldoro ed il gruppo dei Manciniani, tra cui spiccava il giovane veneziano De Michelis, appoggiarono la candidatura di Craxi alla segreteria del PSI. Insieme, nel 1980, De Michelis e Caldoro votarono per Craxi nella riunione del Comitato Centrale, nella quale fu sconfitto Signorile e Craxi ebbe la maggioranza per gestire da solo il Partito. Dopo quel voto, De Michelis ebbe ruoli di Ministro ed una carriera politica molto importante, mentre Antonio Caldoro, lasciati gli incarichi parlamentari ottenne la presidenza della società delle Ferrovie dello Stato T.N.T., che tenne per lungo tempo. L’imponente patrimonio di consensi elettorali che aveva accumulato nel corso degli anni, non fu disperso, ma assegnato in dote al figlio Stefano, che appena laureato, fu inserito in incarichi politici che a soli 25 anni lo porteranno ad essere eletto nel Consiglio regionale della Campania. Infatti, Stefano Caldoro si è laureato in Scienze Politiche, ha iniziato la sua carriera politica nel 1985, a soli 25 anni, eletto nel Consiglio regionale della Campania, come esponente del Partito Socialista Italiano.

Diventò deputato nel 1992 sempre tra le file del PSI. Nel 1994, dopo lo scioglimento del PSI, decide di aderire al gruppo socialista che si schiera con la coalizione del Polo delle Libertà. Nel 1999 viene candidato, per il centrodestra, alla presidenza della Provincia di Napoli, perdendo contro Amato lamberti. Nel 2001 è tra i fondatori del Nuovo Partito Socialista Italiano e il partito aderisce alla coalizione della Casa delle Libertà che sostiene Silvio Berlusconi. Dopo la vittoria di Berlusconi, al momento delle nomine per il Governo, Caldoro viene nominato prima sottosegretario e poi, dal 30 dicembre del 2004, viceministro al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. In seguito, verrà promosso Ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, carica che mantiene dal 22 aprile 2005 fine alla fine della Legislatura nel 2006. Al V Congresso dell'ottobre del 2005 del Nuovo PSI, che sancisce una spaccatura perentoria fra due opposte mozioni, l'una guidata da Gianni De Michelis favorevole a rimanere nella CdL e l'altra da Bobo Craxi favorevole a passare col centro-sinistra, Caldoro si schiera a sostegno del segretario nazionale De Michelis manifestando l'intenzione di rimanere nella CdL. Tuttavia, con il successivo svolgimento del consiglio nazionale, Caldoro è al centro di un "terzo fronte" all'interno del partito, che sceglie di stare con De Michelis per evitare altre spaccature, ma non ne condivide la linea politica. I due si astengono dal voto per la riconferma del segretario.Nella primavera del 2007 Caldoro contrasta la scelta di De Michelis di prendere parte al progetto Costituente Socialista insieme coi Socialisti Democratici Italiani, giungendo ad una divisione del partito. Svolge con la sua componente maggioritaria un congresso il 23 e 24 giugno all'Hotel Midas di Roma che lo designa Segretario Nazionale del Nuovo PSI. Successivamente, assume la direzione politica del giornale di partito Socialista Lab. Nel 2008, in occasione dell'annuncio da parte del leader del centrodestra Silvio Berlusconi della creazione di un nuovo soggetto unitario della coalizione il Popolo della Libertà, aderisce da subito al processo costitutivo del nuovo partito col Nuovo PSI. Alle elezioni politiche del 2008 viene candidato, in quanto Segretario Nazionale del Nuovo PSI, all'interno delle liste del PdL nel collegio Campania 1 come terzo in lista dopo Berlusconi e Fini, viene eletto e aderisce al PdL alla Camera. Con il suo Nuovo PSI è fra i fondatori nel marzo del 2009 del Popolo della Libertà e lui stesso fa parte della Direzione Nazionale dello nuovo partito.


 

Commenta Stampa
di Raffaele Pirozzi
Riproduzione riservata ©