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Elezioni regionali: Vince la Lega e l'Italia è di centro-destra.


Elezioni regionali: Vince la Lega e l'Italia è di centro-destra.
02/04/2010, 13:04

 

ELEZIONI REGIONALI: PIÙ FORTE LA LEGA. L’ITALIA RESTA DI DESTRA.

di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.


 

Finalmente è finita questa insopportabile campagna elettorale! Gli italiani hanno votato e non è cambiato molto rispetto al 2008. Berlusconi resta saldamente in sella, sostenuto dalla Lega di Bossi che continua a crescere nel Nord .

Il Centro Sinistra, si conferma in 7 Regioni, dimostrando che esiste una opposizione che tiene e che rappresenta oltre il 40% degli italiani. L’unica differenza con le tornate elettorali precedenti è la crescita percentuale della Lega Nord, che ha raggiunto sul piano nazionale il 12,3% dei consensi. In questo modo si è confermata la terza forza politica italiana alle spalle del PdL e del PD, pur contando solo sull’elettorato delle Regioni del Nord . Il vero e significativo dato che deve essere sottolineato è il basso numero dei votanti, il 64,19% degli aventi diritto. Questo ha significato che circa 15 milioni di italiani non si sono recati a votare. Una cifra enorme di persone che non ha ritenuto necessario esprimersi per determinare i governi locali. Questo fenomeno di disaffezione civile, ha avuto come effetto che tutti i partiti politici hanno avuto meno voti delle precedenti elezioni ed i risultati sono stati determinati dalla minore perdita. Vince chi perde meno voti in assoluto. In questo contesto si afferma la lega, come il più vecchio partito italiano, che ha mutuato dai grandi partiti di massa della prima Repubblica la struttura organizzativa territoriale e che ha coltivato e promosso una nuova leva di politici locali, che sono oggi i nuovi riferimenti della politica leghista. Roberto Cota in Piemonte e Luca Zaia in Veneto, sono due politici professionisti, che dopo aver conseguito la laurea sono stati immediatamente immessi nel percorso politico dei propri territori ed hanno fatto esperienza nei consigli comunali e provinciali, assumendo ruoli di dirigenti politici nel partito insieme a quelli di governo.

In queste elezioni regionali la teoria della società civile che esprime i propri riferimenti per il governo locale è definitivamente superata. Quasi tutti i Presidenti di Regione eletti sono di provenienza partitica e sono cresciuti nella politica senza mai aver veramente svolto un lavoro o una professione. Oltre ai due Governatori leghisti, anche Formigoni non ha mai lavorato, fu tra i fondatori di Comunione e Liberazione e si è sempre e solo occupato di politica e sociale, nonché economica. Nel Lazio la Polverini è il prodotto del sindacalismo di destra e la sua carriera è stata fatta dentro le strutture locali e nazionali del sindacato. Vendola in Puglia, Caldoro in Campania rappresentano bene, nel Sud, i politici cresciuti giovanissimi nelle file dei partiti della sinistra. Il primo nella gioventù comunista, il secondo figlio d’arte, a soli 25 anni era già consigliere regionale della Campania per i socialisti. In questa tornata elettorale, quindi, vince chi perde meno e chi è più vecchio come impostazione politica. Se qualcuno aveva bisogno di toccare con mano il fallimento della cosiddetta, “Seconda Repubblica”, queste elezioni ne rappresentano la chiara conferma. La vecchia politica vince ancora. Ovvero, la politica è stata sempre la stessa e tutti i tentativi di riformarla e cambiarla sono falliti. Il mancato successo del Partito Democratico ne rappresenta la conferma principale. L’unico tentativo di cambiare la politica in Italia, è stato rappresentato prima dall’Ulivo e poi dalla fondazione del PD. In queste elezioni quello che è stato veramente sconfitto è l’ipotesi di un Partito plurale, basato su idee nuove ed una organizzazione diffusa che viva nella società seguendo ed indirizzando lo sviluppo economico e sociale del paese. Una idea nuova in mano a vecchi politici, non poteva funzionare. Le difficoltà del PdL, nato per volontà di Berlusconi sul predellino di una autovettura in Piazza San Babila a Milano, solo due anni fa, rafforzano l’idea del fallimento i questa “seconda repubblica”, senza slanci ideali e senza vere riforme condivise. Soprattutto gli italiani si sono dimostrati disinteressati alla politica perché non hanno nulla da chiederle, oppure, coloro che si rivolgono ai partiti, chiedono una attenzione circoscritta a bisogni corporativi, se non addirittura personali. La richiesta è quella di privilegi territoriali o di categoria, che spesso diventano clientele ed assistenzialismo. Con la crisi economica l’assistenzialismo si è esteso dalle Regioni meridionali a tutto il paese, anche attraverso lo sfacciato utilizzo dei Fondi riservati alle regioni in ritardo di sviluppo del Sud. Quei finanziamenti europei sono stati utilizzati per pagare la Cassa Integrazione, anche agli operai del Nord .

Il vero problema del nostro paese è la mancanza di una nuova cultura dello sviluppo. Il PD sembra uguale al PdL, perché non ha un vero e nuovo modello di sviluppo della società. La sinistra non è alternativa al modello di crescita economica della destra. Al consumismo esasperato berlusconiano, non si contrappone con chiarezza una visione diversa della vita e della società. Luca Zaia, laureato all’Istituto delle Scienze Animali di Udine, si è formato nella battaglia dei produttori del latte del Nord contro le disposizioni della U.E. La battaglia contro le “quote latte”, sono la rappresentazione di come è stata difesa, fino alle estreme conseguenze, una produzione sovrabbondante ed inutile di latte., Una vicenda in cui c’era frode, contributi della UE ricevuti in maniera illegittima, tasse non pagate e contributi previdenziali evasi. Questo non è sviluppo, ma privilegio! La politica che si appiattisce su questa strategia è demagogica, in questo modo si alimenta una crescita economica assistita e clientelare che non ha futuro, ma crea solo problemi a tutto il resto del paese. Una politica contro, non una politica a favore della collettività.

Che questo esca forte da questa tornata elettorale è confermato anche da quanto avviene alla immagine del Cavaliere.

Berlusconi non ha vinto personalmente, il suo partito non ha registrato gli stessi voti delle passate elezioni, anzi, in termini quantitativi ha perso qualche milione di consensi. Mentre Fini, pur registrando il successo della Polverini e di Scopelliti in Calabria, non risulta essere il vincitore della particolare sfida che si sta verificando da qualche mese, nel PdL. La forte avanzata leghista sembra oscurare in questa fase la pur, significativa battaglia della nuova destra .

Il politico che risulta vincente in questa fase nel centro destra è Giulio Tremonti!

Il ministro dell’Economia, che è apparso poco in queste settimane, che aveva subito molti attacchi nel Governo ed era stato difeso da Bossi, ha sempre rappresentato il ponte tra le ambizioni federaliste della Lega e il sogno presidenzialista del Cavaliere. Oggi il suo ruolo è ancora più importante. Tremonti, ha preferito in queste settimane assumere il ruolo di un moderatore degli scontri interni, non si è dimostrato particolarmente aggressivo ne con i suoi detrattori interni al PdL, ne tanto meno con le opposizioni. In questo modo, senza colpo ferire ha avuto ragione anche di Brunetta, quello che lo aveva maggiormente attaccato, che ha invece registrato una pesante sconfitta a Venezia, dove vince il Centro Sinistra, in netta controtendenza con la travolgente vittoria del Centro Destra alla Regione Veneto. E’ evidente che la Lega lo ha penalizzato nella sua ambiziosa corsa alla poltrona di sindaco della città lagunare. Se oggi dovessimo indicare un successore di Berlusconi, il nome sarebbe sicuramente quello di Giulio Tremonti. Non è una bella prospettiva per il nostro paese. Poiché Tremonti rappresenta bene quella concezione dello sviluppo legata ai consumi ed alla finanza, in cui non c’è posto ne per l’etica, ne per la solidarietà.

In questa tornata elettorale non riusciamo a trovare nessun motivo di soddisfazione, perché, anche la tenuta del centro sinistra, non sembra ancora una vera ripartenza. Troppe facce vecchie ancora in giro, troppi obbiettivi politici ed economici superati, ancora troppa confusione sotto il cielo. Solo i giovani sono una speranza, quelli che hanno votato per Grillo, per Di Pietro, che hanno confuso il gridare per una vera e propria politica nuova. Avranno il tempo, nei movimenti che si stanno organizzando nel paese di crescere e di fare esperienza nei prossimi tre anni. Sperando anche che il tentativo di un partito nuovo della sinistra, come quello che il PD vuole rappresentare, risulti in grado di cogliere il nuovo che avanza nella società.


 

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di Raffaele Pirozzi
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