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eni Confiscati: bando da 4,5 mln di Fondazione CON IL SUD

Nuove attività su beni confiscati criminalità organizzata

eni Confiscati: bando da 4,5 mln di Fondazione CON IL SUD
13/06/2013, 11:30

La Fondazione CON IL SUD sollecita le organizzazioni del volontariato e del terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia a presentare "progetti esemplari" per l'avvio di nuove attività economiche o per il rafforzamento di iniziative economiche esistenti su beni confiscati alla criminalità organizzata.

 

Il Bando mette a disposizione fino a 4,5 milioni di euro e si rivolge a partnership costituite da almeno tre soggetti appartenenti al mondo del terzo settore e del volontariato. Potranno essere coinvolti, inoltre, istituti scolastici, istituzioni, università, enti di ricerca e soggetti profit.

 

Il Bando scade il 17 settembre 2013 alle ore 12.00 e prevede la presentazione delle proposte esclusivamente online.

 

La Fondazione CON IL SUD selezionerà i progetti ritenuti più validi e capaci di generare valore sociale ed economico sul territorio. In particolare, saranno sostenute "iniziative esemplari" in grado di dimostrarsi continue e autosostenibili nel tempo; capaci di valorizzare i beni confiscati come patrimonio collettivo e condiviso, soddisfacendo, al tempo stesso, bisogni e necessità avvertiti dal territorio come impellenti.

Dopo la prima edizione del Bando nel 2010 – con il quale sono stati sostenuti 9 progetti con 3,5 milioni di euro - la Fondazione CON IL SUD torna ad insistere su una tematica cruciale e dalla forte connotazione sociale e simbolica: quella relativa all'utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata come occasione di sviluppo sociale ed economico del territorio.

 

Sulla base dei dati riportati dall'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), in Italia sono presenti quasi 13 mila beni confiscati. Oltre l'80% si trova nelle sei regioni di intervento della Fondazione, e principalmente in Sicilia (con circa il 43% dei beni confiscati), Campania (circa il 15%), Calabria (circa il 14%) e Puglia (circa il 9%).


Di questi beni confiscati, meno della metà (circa sei mila) risultano effettivamente consegnati e trasferiti al patrimonio indisponibile degli enti territoriali, per lo più Comuni, per essere destinati a finalità sociali. Si tratta di una percentuale che a malapena supera quota 33%, mentre oltre il 55% resta completamente inutilizzato . La durata e la complessità del procedimento di destinazione ed assegnazione dei beni confiscati rende spesso quest'ultimo difficoltoso e fa sì che i beni, anche se in buone condizioni al momento del sequestro, arrivino all'assegnazione in stato di abbandono. Un ostacolo a un impiego più diffuso dei beni confiscati alle mafie in termini di pubblica utilità è rappresentato infatti dallo stato di degrado  in cui versano i beni stessi e dalle difficoltà economico-finanziarie che le realtà affidatarie incontrano nell'avviare le loro attività. Ciò determina una situazione di stallo in cui, da un lato, l'ente locale non può recuperare il bene e, dall'altro, la platea di potenziali destinatari non può materialmente utilizzarlo perché non è in grado di far fronte a un investimento così ingente.

 

La destinazione dei beni confiscati a usi sociali e di pubblica utilità può e deve riuscire a produrre effetti importanti sui territori del Mezzogiorno: dalla creazione di lavoro e occupazione, alla riaffermazione del valore etico e civico derivante dalla riappropriazione da parte delle comunità di pezzi del territorio sottratti con la violenza; dal contrasto al disagio sociale e all'emarginazione al sostegno di minori, di famiglie svantaggiate, di anziani e di tossicodipendenti. I beni confiscati possono, inoltre, contribuire all'integrazione della popolazione immigrata, che spesso, in aree a forte infiltrazione mafiosa, è vittima del caporalato delle mafie locali.

 

Per queste ragioni, la Fondazione intende promuovere iniziative efficaci e durature, capaci di garantire la sostenibilità futura dell'utilizzo dei beni confiscati alle mafie attraverso l'avvio e il rafforzamento di attività di natura economica, per uno sviluppo nuovo e differente del territorio.

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di Redazione
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