Politica / Parlamento

Commenta Stampa

I partiti euro-scettici potrebbero sbancare alle urne nel vo

Europee e sondaggi: Marine Le Pen avanti in Francia, Nigel Farage in Inghilterra. Trema l'Ue


Europee e sondaggi: Marine Le Pen avanti in Francia, Nigel Farage in Inghilterra. Trema l'Ue
17/03/2014, 13:40

Corre sull'asse Londra-Parigi il momento storico più difficile dell'Euro e dell'Unione Europea. Secondo gli ultimi sondaggi effettuati in Francia ed in Inghilterra, in vista delle elezioni in programma per fine maggio, potrebbero trionfare in due Paesi chiave i partiti più euro-scettici. Marine Le Pen viene data prima in Francia con il 19% circa dei consensi (staccherebbe sia i socialisti di Hollande fermi al 15% che i gollisti accreditati di un 18%). Nigel Farage oltremanica, invece, viene accreditato addirittura di un 30% dei voti per il suo Ukip, il partito che soppianterebbe tanto i laburisti quanto i conservatori di Cameron.
Il momento storico-politico, dunque, è assai delicato, i potentati di Bruxelles lo sanno bene. Così come le cancellerie comunitarie sanno che il prossimo voto per le europee potrebbe segnare definitivamente il destino tanto della moneta unica quanto dell'Unione Europea stessa. Non a caso, il vento anti-comunitario sta spingendo anche le prime avvisaglie della campagna elettorale in Italia. Sono tanti nel Belpaese i leader politici che si preparando a comizi aggressivi e anti-europeisti. Anche se la grande incognita delle elezioni italiane è rappresentata dal M5S di Beppe Grillo, la forza politica più consistente tra quelle euro-scettiche di casa nostra. Se il blogger genovese con il suo Movimento dovesse confermare l'exploit delle politiche di un anno fa, se non addirittura crescere nei consensi, anche in Italia, altro Paese fondamentale per l'euro, il voto di maggio segnerebbe un segnale molto forte. Qualche analisti dice anche troppo forte, per certi versi insostenibile.
Ecco perché è davvero difficile immaginare lo scenario che si creerebbe a Bruxelles con la vittoria in tre Nazioni cruciali quali Italia, Inghilterra e Francia di altrettanti partiti o movimenti critici verso la moneta unica e le ferree regole finanziarie previste dai trattati comunitari. Ed è inutile sottolineare che la crisi economica e sociale oggi molto diffusa in Europa non aiuta i sostenitori (un tempo definiti euro-entusiasti) della necessità, senza se e senza ma, di introdurre una moneta unica e stringenti parametri economici per gli Stati aderenti.
Il timore è che dopo il voto non ci sia una via di mezzo: i più pessimisti scommettono sul definito fallimento dell'Euro, il cui sacrificio immediato potrebbe permettere di salvare la tenuta istituzionale della Comunità Europea e il significativo processo di integrazione che ha garantito dal secondo dopoguerra ad oggi. Una conquista, questa, sia sociale che politica, di non poco conto, visti i secoli di guerre e scontri che hanno caratterizzato i rapporti tra le stesse Nazioni che sono ora parte integrante dell'Ue.
Più in generale, nell'occhio del ciclone, rischia di finirci, a urne chiuse, la Germania che, a torto o a ragione, viene vista come l'unica Nazione che ha finora tratto reale giovamento dalla moneta unica. Non sarà certo un caso se nel Paese governato da Angela Merkel per i partiti o movimenti euro-scettici non si pronosticano exploit di voti a maggio. 

Commenta Stampa
di Paolo Trapani
Riproduzione riservata ©