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Falcone: "benvenuto al secondo candidato, ora il Pd avrà un congresso vero"


Falcone: 'benvenuto al secondo candidato, ora il Pd avrà un congresso vero'
07/06/2012, 17:06

Con la candidatura di Gino Cimmino al quale vanno i miei auguri, c’è una buona notizia: ora ci sono tutte le condizioni perché al Congresso provinciale del Partito Democratico ci sia un dibattito vero, dal quale venga fuori un nuovo gruppo dirigente ma soprattutto un organismo vivo, capace di dialogare costantemente con le donne e gli uomini che si candida a rappresentare.
Oggi diventa pratica concreta il fondamentale principio democratico che governa il nostro partito: il congresso, e soltanto il congresso, è il luogo dove le differenze di vedute, gli scontri interni, le divisioni, possono trovare una composizione alta attraverso un confronto libero ed aperto.
Concertare nelle segrete stanze il nome che permettesse di azzerare la discussione, aspettando magari l’ultimo giorno prima della scadenza per presentarlo alla città, sarebbe stato il modo per far ripiombare il partito in vecchi vizi e vecchi errori, “scongiurare” la partecipazione interna e restare ben lontani dal mondo reale. Per giunta proprio mentre il Partito Democratico punta alle primarie per dare un futuro all’Italia.
Mi auguro che nelle prossime settimane prenda corpo una bella campagna congressuale, all’altezza delle aspettative dei militanti e dei cittadini napoletani.
A quelli che hanno pensato di derubricare la mia candidatura a un vezzo personalistico dico: io e Cimmino non siamo affatto due copertine diverse per lo stesso libro. E si vede già dai modi con i quali le nostre candidature sono nate.
Il lavoro fatto dal commissario Andrea Orlando, al quale peraltro ho partecipato io stesso facendomi carico direttamente dell’organizzazione della Conferenza Organizzativa del mese scorso, è stato assolutamente determinante per evitare l’implosione del Pd. Lo scopo di quel percorso, però, non poteva essere finalizzato ad altro che alla ricostituzione di un terreno di confronto nel quale poter liberamente competere, terreno andato distrutto da anni nei quali ogni discussione era stata bandita.
Se qualcuno lo aveva inteso come una sorta di OPA sulla futura segreteria, sappia che non ha fatto altro che pensare ad una riedizione degli accordi tra componenti pilotata da Roma. Ma noi non avevamo e non abbiamo bisogno di questo. Perché non è la discussione che ci può far male, ma il perseverare in quegli omertosi e prolungati silenzi che ci hanno portato a questo punto.

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di Redazione
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