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Federalismo, Rughetti (Anci): “Bene il tributo unico dei Comuni, ma…”


Federalismo, Rughetti (Anci): “Bene il tributo unico dei Comuni, ma…”
13/07/2010, 15:07

Angelo Rughetti, Segretario Generale dell’Anci, alla luce della relazione approvata dal Consiglio dei Ministri sul federalismo fiscale, affida il proprio commento al portale della Fondazione IFEL (www.fondazioneifel.it).



“Per quanto concerne le entrate dei Comuni – è quanto dichiara con un lungo intervento sul federalismo fiscale il Segretario generale dell’Anci Angelo Rughetti – i fabbisogni ci daranno il quantum poi occorrerà stabilire come i Comuni si finanzieranno”.

“Le prime notizie parlano dell’IMU (Imposta Municipale Unica) - prosegue Rughetti - che dovrebbe raccogliere in un unico fondo (prima) e tributo (poi) le imposte che gravano sugli immobili con esclusione (molto rigida) della abitazione principale”. Come Rughetti aveva fatto degli esempi concreti per semplificare la comprensione nel suo intervento riguardante i costi standard, prova anche a portare degli esempi per l’IMU per facilitarne ai semplici contribuenti e utenti web la lettura. “Se abbiamo capito bene dovrebbe andare in questo modo – scrive infatti Rughetti - . Si raccolgono dapprima i gettiti dei tributi nazionali che gravano sugli immobili (Irpef, Registro e Ipotecarie e Catastali) e si mettono in un fondo che viene distribuito ai comuni secondo i criteri con cui attualmente vengono distribuiti i trasferimenti erariali. Dall’anno x invece viene istituito un tributo nuovo che sostituisce i precedenti citati e l’ICI rimasta e viene attribuita ai comuni la potestà di intervenire su aliquote, base imponibili e detrazioni. Il tributo sarebbe composto di una parte fissa e di una variabile che si sommerebbe in caso di trasferimento del bene. Il comune potrebbe inoltre aggiungere un ulteriore pezzo di aliquota e scegliere se accorpare in questa addizionale all’IMU gli altri tributi minori a partire dalla TARSU”.

Rughetti non manca di far notare che la stessa conclusione sopra riportata era stata più volte chiesta dalla stessa ANCI nel corso degli anni, spiega infatti che “potremmo dire tante cose su questa scelta, ci limitiamo ad osservare che anche se ci si arriva tardi (e l’Anci sono 6 anni che fa questa proposta) , essa è sicuramente positiva per i Comuni. Del resto se nell’80% degli Stati i Comuni si finanziano con entrate connesse agli immobili un motivo ci dovrà pur essere”.

“Però, attenzione - mette in guardia Rughetti - a ritenere che l’applicazione di questa innovazione sia facile. Perché il gettito dell’ICI, dell’Irpef, della cedolare secca sugli affitti, dell’imposta di registro e di quelle ipotecarie e catastali è molto disomogenea sul territorio e molto altalenante negli anni. In sintesi il sistema dovrebbe funzionare in questo modo: 15 miliardi di trasferimenti erariali sostituiti da 15 miliardi di IMU”.

Il Segretario Generale dell’Anci non pone nel suo intervento solo degli interrogativi ma prova anche a suggerire un metodo. “La prima cosa da verificare – dichiara - è se effettivamente il gettito sia equivalente. Qualche dubbio sulla tenuta del gettito oggi calcolato all’interno dell’IRPEF a seguito dell’applicazione della cedolare secca sugli affitti sorge spontaneo. In secondo luogo occorre poi far si che all’anno zero ogni comune abbia lo stesso volume di entrate dell’anno precedente anche se rivisto con il calcolo dei fabbisogni standard. Attenzione! Qui il rischio che la coperta diventi subito corta è fortissimo. Esempio: il comune A oggi ha trasferimenti per 100. Dall’applicazione dei fabbisogni standard emergerà che la sua spesa “garantita” non deve essere più di 190. Questo 190 sarà finanziato dall’IMU ad aliquota standard (60), dalle altre entrate proprie (30) e dalla perequazione (100). Il Comune B invece oggi ha 30 di trasferimenti ed una spesa standardizzata a regime di 190. Ha però un’alta capacità fiscale sugli immobili (a differenza del comune A). Quindi il suo finanziamento sarà di 130 da IMU, e 70 entrate proprie. Cosa accadrà? Il Comune B finanzia con il suo surpluss il fondo perequativo per consentire ad A di avere 100 di perequazione? Oppure il comune B si tiene le entrate in più mentre quello A deve aumentare l’aliquota dell’IMU o delle altre entrate proprie? Come è chiaro - prosegue nell’esempio Rughetti - mentre risulta semplice far coincidere i conti macro economici (ferma restando la verifica della capienza) sarà assai complicato far coincidere i conti di ogni singolo comune visto che il totale del gettito IMU ad aliquota standard non dovrebbe essere superiore ai 15 miliardi. Cosa succede poi l’anno successivo in cui ad esempio nel Comune C si ha un picco di vendite mentre nel comune D le vendite saranno ferme? Come si compensano i più ed i meno di entrambe i comuni?”. In conclusione Rughetti prova anche a complicare ulteriormente l’esempio. “Si aggiunga che - afferma il Segretario generale dell’Anci - una applicazione errata della metodologia dei fabbisogni standard (come sopra detto) potrebbe comportare la necessità per il comune di scegliere fra la riduzione della quantità dei servizi comprati dal mercato o degli investimenti oppure scegliere di aumentare la pressione fiscale non potendo licenziare a normativa vigente i dipendenti”.

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di Redazione
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