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Il confronto: il parere di Pdl e Idv

Federalismo, un’anomalia italiana

Pdl: “Siamo in regola”. Idv: “Schiaffo al Parlamento”

Federalismo, un’anomalia italiana
04/02/2011, 14:02

ROMA - La Commissione Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale respinge il testo di Calderoli attraverso un pareggio 15 a 15. Berlusconi, in un Consiglio dei ministri improvvisato e notturno, pressato dalla Lega che sul federalismo non intende perdere ulteriore tempo, vara un decreto legge proprio in materia di federalismo. E, come se non bastasse, forte della maggioranza che lo appoggia, pone il problema della rappresentabilità in Commissione. Bisogna procedere ad una modifica degli equilibri della Bicameralina per il presidente del Consiglio, perché “le Commissioni devono rappresentare il Parlamento, e non è dato che in una commissione non ci sia la maggioranza che c’è in Parlamento”. Immediata la reazione delle opposizioni, che parlano di “violenza anti democratica”. In questo scenario, di sicuro anomalo, due sono le certezze: da un lato è Bossi, senatur della Lega, a decidere, con i suoi diktat, le sorti del governo. Dall’altro, sul nuovo decreto legge, la parola del Quirinale non lascia dubbi. Il Capo dello Stato ha comunicato al presidente del Consiglio di “non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal governo”, in quanto è necessario prima il parere delle Camere. Proprio in relazione a questo scenario caotico abbiamo raccolto il parere di due esponenti di schieramento politico opposto. Un confronto, insomma, tra l’onorevole Lorenzin Beatrice per il Pdl e il l’onorevole Evangelisti Fabio dell’Idv.

La Commissione Bicamerale respinge, con un pareggio, il testo sul federalismo municipale. Berlusconi, ignaro di ciò, vara un decreto proprio in materia. E poi chiede una modifica della Bicameralina, perché ritiene che “se c’è maggioranza in Parlamento, non è dato che non ci sia in una commissione”. È un iter anomalo?

Onorevole Lorenzin Beatrice:
Credo che la vera anomalia risieda nel fatto che sia cambiata la composizione della maggioranza all’interno della Bicamerale: quest’ultima, infatti, non è stata adeguata secondo il regolamento, in modo tale da avere numeri diversi e proporzionati. Oltre questo non c’è anomalia: la realtà è che nella Bicamerale, che è un organo in cui si cerca di trovare una strada condivisa per arrivare a realizzare le riforme, non è successo nulla di diverso rispetto agli altri decreti attuativi. Anzi, proprio in questo caso, abbiamo avuto una piena apertura e una totale collaborazione da parte del governo: si è scritta insieme la norma, poi la si è modificata, si è aderito alle varie istanze. Poi, in seguito, per motivi esclusivamente di lotta politica, la sinistra ha deciso di affossare la riforma. Cosa accade realmente? Semplicemente accade che, sempre da regolamento e con una legge motivata, il governo può portare comunque il provvedimento in Aula (tra l’altro si tratta di un provvedimento così come è stato emendato da maggioranza e minoranza). E quindi, siccome viviamo in una democrazia parlamentare e l’Aula è sovrana, non c’è nessun golpe, come ho letto oggi sui quotidiani: c’è semplicemente il fatto che si sottopone alla volontà del Parlamento un testo. Poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità.
Onorevole Evangelisti Fabio:
Vede, lei ha usato un’espressione ben precisa: lei ha detto “Berlusconi vara un decreto”, qualora avesse utilizzato l’espressione “Berlusconi bara…” avrebbe centrato il problema. Ancora una volta il premier mostra tutto il suo atteggiamento sprezzante ed arrogante, in virtù del quale non si pone limiti e scrupoli nel fare strage di ogni regola e di ogni prassi consolidata. Questo decreto, che viene poche ore dopo la bocciatura da parte della Bicamerale (espressione sia della Camera che del Senato), è uno schiaffo al Parlamento.

Pare che il governo debba sottostare ai diktat della Lega per scongiurare l’ipotesi di crollo?

Onorevole Lorenzin Beatrice:

Qui non c’è nessun diktat. Questa è una riforma che appartiene a tutti e che dovrebbe appartenere anche al centrosinistra. Una riforma che va a risolvere una serie di problemi concreti, come quello riguardante la capacità contributiva delle amministrazioni locali, di poter avere degli strumenti per poter sopperire ai limiti del patto di stabilità e per poter agire in modo concreto per evitare i problemi che, negli ultimi dieci anni, hanno caratterizzato le amministrazioni locali.
Onorevole Evangelisti Fabio:
Da tempo sappiamo che l’azionista di riferimento di questo governo è la Lega. È l’unica che detta i tempi ed è l’unica che può decidere se, come e quando staccare la spina. Ecco perché il presidente del Consiglio è supino rispetto alle richieste del leghista Bossi e del suo partito.

La parola del Quirinale è chiara. Il presidente Napolitano allo stato attuale non può emanare il decreto “a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza”. Manca l’obbligo di rendere alle Camere e lasciare che queste si esprimano. Cosa ne pensa?

Onorevole Lorenzin Beatrice:

Secondo me era da escludere questa strada, perché il presidente della Repubblica non fa delle scelte politiche. Il presidente della Repubblica è chiamato a vagliare la regolarità dell’iter procedurale . In questo caso a me sembra che l’iter procedurale sia rispettato. Noi non siamo fuori dal regolamento: né per quanto riguarda il funzionamento delle Bicamerali, né per quello che riguarda il corretto funzionamento dell’Aula. Poi io proprio non riesco a capire perché si debba avere paura del voto dell’assemblea popolare. L’assemblea è quella composta da una maggioranza e una opposizione: le ricordo che la composizione della Bicamerale è fatta in modo tale da avere una parità, ma in questo caso questa parità è stata alterata.
Onorevole Evangelisti Fabio:
Rispetto quelle che sono le prerogative del nostro Capo dello Stato. Qualora il presidente della Repubblica avesse deciso di controfirmare il decreto, non sarei riuscito a capire il perché, dal momento che non ci sono le condizioni necessarie, ovvero i requisiti di necessità ed urgenza, che devono essere sempre presenti quando si vara un decreto legge.

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di Antonio Formisano
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