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Il presidente della Camera ricorre a vie legali

Feltri avverte Fini: “Non svegliare il can che dorme”


Feltri avverte Fini: “Non svegliare il can che dorme”
14/09/2009, 23:09

Vittorio Feltri non molla l’osso. Ha cominciato ad azzannare i polpacci di Gianfranco Fini ed è più che determinato ad andare avanti. L’altro morso arriva oggi, con un nuovo articolo sul Giornale, con tanto di avvertimento sibillino che fa riferimento a “quelle inchieste del 2000”. E Fini, che non ci sta a restare nel mirino, annuncia di voler ricorrere a vie legali.

L’editoriale pubblicato oggi da Vittorio Feltri richiama, almeno nel titolo, una dichiarazione dei giorni scorsi di Bossi. “Fini è libero di suicidarsi come vuole”, aveva detto il Senatur, commentando le ultime esternazioni del presidente della Camera. Il direttore del Giornale è tornato a scrivere su (o, per meglio dire, contro) Fini, titolando: “Il presidente Fini e la strategia del suicidio lento”. Nell’articolo, Feltri spiega che, dopo il primo attacco, il presidente della Camera durante gli interventi di Gubbio e Chianciano aveva compiuto “passi verso l’uscita dal partito di cui non condivide niente”. Ma la domanda di oggi è: “se toglie il disturbo, dove va e con chi?”. Esaminando le varie ‘strade’, Feltri giunge alla conclusione che l’unica alternativa che resta a Fini è quella di “tentare di tagliare le gambe a Berlusconi”.  Un obiettivo da perseguire sfruttando “Il privato di Berlusconi fino allo spasimo, confidando nella bocciatura del lodo Alfano e nel lavoro instancabile di vari magistrati su diversi fronti, incluso quello della mafia”, al fine di costituire una “maggioranza allargata”, “un governassimo del quale Fini sarebbe il numero uno”.

Ma Vittorio Feltri non si limita a tentare di interpretare quella che secondo lui è la strategia politica finiana. Fa di più. Lancia un avvertimento. “Ricordi, - dice, riferendosi a Fini, - che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano su teoremi. Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. E’ sufficiente, per dire, ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di An per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme”.

Fini, però, quel proverbiale can che dorme non vuole accarezzarlo. Anzi, sembra più che propenso a svegliarlo. Con un calcione bene assestato. Infatti il suo legale, Giulia Bongiorno, ha già anticipato iniziative giudiziarie a proposito del contenuto dell’editoriale firmato da Feltri. “Inserire in un articolo che si riferisce a vicende politiche e al presidente Gianfranco Fini una allusione generica ad ‘un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse’ che riguarderebbero personaggi di Alleanza Nazionale, - spiega l’avvocato, -  è un fatto gravissimo che lede la reputazione del Presidente della Camera dei Deputati. Valuteremo quali iniziative assumere in sede giudiziaria”. L’ultima parola, almeno per il momento, spetta nuovamente a Feltri: “L’importante non è fare una querela, ma vincerla. E in questo caso sarà dura. Molto dura”.

Sul fronte politico, è impossibile non notare l’atteggiamento di Silvio Berlusconi, che questa volta sceglie la via del silenzio e non prende le distanze dall’editoriale, come aveva fatto nel precedente caso. Daniele Capezzone, invece, si schiera apertamente a favore di Feltri, criticando il “doppiopesismo” di chi oggi si scaglia contro il Giornale e non ha fatto nulla ieri per difendere Berlusconi dagli attacchi del Gruppo Repubblica-Espresso. Ignazio La Russa, ministro della Difesa, attende che “Capezzone rettifichi e chiarisca il suo pensiero”.

Gli equilibri sembrano sempre sul punto di rompersi. Una cinquantina di deputati ex An ed ex Fi hanno preparato una lettera per chiedere a Berlusconi un chiarimento sugli attacchi subiti da Fini nelle ultime settimane, vertici tra i due cofondatori e riunioni di maggioranza per assumere le decisioni più importanti. Anche perché Fini non è affatto solo, nel partito, e decine di deputati lo seguirebbero nel caso che non arrivasse un chiarimento. Una situazione che significherebbe una sola cosa: un rischio gravissimo per la stabilità del Governo stesso.

In attesa del prossimo editoriale e della successiva replica, sembra di vedere il già citato cane che, ormai sveglio, se la dà a gambe vedendo Gianfranco Fini e Vittorio Feltri che digrignano i denti ringhiandosi l’uno contro l’altro.

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di Nico Falco
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