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Il Vaticano intanto attacca: “Vuol confondere le acque”

Feltri non torna indietro: “Perché chiedere scusa?”


Feltri non torna indietro: “Perché chiedere scusa?”
02/09/2009, 20:09

Non accenna a placarsi la querelle che vede contrapposti Vittorio Feltri (nella foto) e Dino Boffo, con tanto di contorno di chi prende le difese dell’uno o dell’altro. Il direttore de “Il Giornale”, malgrado la bufera che si è abbattuta sul suo quotidiano in seguito alle rivelazioni sul direttore di Avvenire, non ha intenzione di tornare sui propri passi: “Chiedere scusa?, - si domanda, - a chi e per cosa, non capisco”. Intervistato da Radio Anch’io, Feltri ha spiegato: “Non ho nessuna arma se non la penna e da questa vicenda traggo un unico insegnamento: che in Italia si può parlare male solo di alcuni ma se si alzano gli altarini di altri si viene sommersi dagli insulti”.
Gli altarini a cui si riferisce, ovviamente, sono quelli spiegati nell’informativa ricevuta dal Giornale, e pubblicata, riguardante alcuni fatti privati di Dino Boffo. Nel comunicato, accompagnato da un casellario giudiziale, si legge che il direttore di Avvenire aveva patteggiato una pena per molestie intentatagli da una donna, moglie di uomo con cui Boffo avrebbe avuto una relazione omosessuale; la circostanza però ha già avuto la prima smentita ufficiale super partes, quando il gip Panariello ha dichiarato che, nel procedimento a carico di Boffo, non si menzionano assolutamente le sue inclinazioni sessuali. In sostanza, è vero che c’è stato un procedimento conclusosi con patteggiamento, ma il comunicato, che tra l’altro definisce Boffo “noto omosessuale attenzionato dalla polizia”, non fa parte di alcun archivio ufficiale e potrebbe essere stato scritto da chiunque volesse manipolare la vicenda per colpire il direttore di Avvenire.
Feltri continua a difendere il documento che ha pubblicato, affermando che non si tratta di una velina ma di “un decreto penale di condanna in cui si accenna a molestie a sfondo anche sessuale”. “C’è una velina, - continua Feltri, - ma non è questa, fatta circolare dai servizi segreti del Vaticano”. L’episodio, ha continuato il direttore del Giornale, era già cosa nota nell’ambiente, ma ha deciso di pubblicarla solo adesso perché prima non possedeva le prove necessarie. La vita privata di Boffo, aggiunge Feltri, è importante perché “non è un cittadino qualsiasi ma il direttore del giornale della Cei, ovvero il portavoce del Vaticano”.
Un ragionamento che si scontra con quello di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, per la quale “non si possono paragonare posizioni come quella di un privato cittadino con il presidente del Consiglio perché è ovvio che chi si rivolge al premier lo fa per ottenere qualcosa”.
Sulla velina che sarebbe arrivata dal servizio segreto Vaticano è intervenuto padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che ha smentito “nel modo più categorico” che la Gendarmeria abbia diffuso una velina sul caso Boffo. Ipotizzando che Feltri, nel parlare di servizi segreti vaticani, in realtà inesistenti, si riferisse ai servizi di sicurezza, ovvero la Gendarmeria, Lombardi sospetta “che vi sia una intenzione di fomentare confusione diffondendo false accuse”.

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di Nico Falco
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